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Aumenta La Povertà In Italia, Mentre La Finanziaria Stanga A Più Non Posso


15 luglio 2011 ore 15:33   di Montalbano  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 320 persone  -  Visualizzazioni: 601

La notizia è di quelle che non dovrebbero lasciare insensibile la politica. Secondo l'ultimo rilevamento fatto dall'Istat, sono 8 milioni e 272mila le persone povere in Italia, il 13,8% dell'intera popolazione. L'istituto di statistica aggiunge che nel 2010 le famiglie in condizione di povertà relativa erano 2 milioni e 734mila, l'11% delle famiglie residenti. Sono in pratica le famiglie che sono cadute al di sotto della linea di povertà relativa, che per un nucleo di due componenti è pari ad una spesa mensile di 992,46 euro.

Il dato attesta una crisi in accelerazione, se si pensa che ad esse vanno aggiunte 1 milione e 156mila famiglie, il 4,6% di quelle residenti, che risultano in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 3 milioni e 129 mila persone (il 5,2% della popolazione residente). Ricordiamo a questo punto che sono considerate assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore a quella minima necessaria per acquisire l'insieme di beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.


Questa notizia, si va ad inserire nel quadro di una Finanziaria che, ancora una volta, va a tagliare servizi e a colpire i redditi bassi e medi, con una tenacia che rasenta la follia. L'ultima notizia su questo fronte, riguarda le agevolazioni fiscali. che saranno tagliate in misura del 5% nel 2013 e del 10% a partire dal 2014. E, come al solito, nonostante le assicurazioni fatte a più riprese, il taglio sarà indistinto e potrebbe colpire, anche le agevolazioni per le famiglie, per i figli a carico, per gli studenti e gli asili. Tanto che la CGIL, facendo delle simulazioni, ha scoperto che per un lavoratore e un pensionato, il costo medio di tutto ciò potrebbe attestarsi tra i 1.200 e i 1800 euro all'anno.

Sembrava impossibile che in un quadro di sostanziale impoverimento, che sta portando intere fasce di ceto medio alla soglia dela povertà o sotto, un governo della Repubblica potesse presentarsi chiedendo soldi a quelli che hanno sempre pagato e in maniera salata, la ristrutturazione del debito pubblico italiano. Che, tra l'altro, non c'è stata, se si pensa che in percentuale siamo tornati al punto in cui eravamo anni fa. Continuare a colpire con pervicacia i redditi delle famiglie che stanno nei segmenti più bassi della scala sociale, non è solo un atto di ingiustizia sociale, è anche una scelta macroeconomica folle. Perchè queste famiglie, ormai, non possono più consumare. E riducendo i consumi, l'economia non ripartirà mai. Con queste ricette, l'Italia dalla crisi non uscirà mai. O si prende la decisione di prendere i soldi dove ci sono, a quelle categorie sociali che possono sopportare un inasprimento fiscale e la fuoriuscita da un regime di privilegi, oppure per il nostro paese è finita. Se si pensa che si continua ad osteggiare una misura di assoluto buon senso come la patrimoniale per le grandi ricchezze, solo per furore ideologico, si capisce come questo governo possa essere tranquillamente indicato come portatore di una lotta di classe, ma stavolta all'incontrario. Il famoso meno tasse per tutti di qualche anno, sembra ormai una reliquia da "Scherzi a parte".

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