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Bergoglio: Un Gesuita Sul Soglio Di Pietro


22 marzo 2013 ore 13:11   di Elenyx  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 455 persone  -  Visualizzazioni: 646

Nel 2005, mentre il mondo piangeva la scomparsa dell’amato Papa Wojtyla, il Conclave riunito alla Sistina si poneva il problema di chi potesse rivestire un ruolo scomodo come quello del successore del grande Giovanni Paolo II. Ad un tratto, un cardinale inizia a passare di fratello in fratello, chiedendo che la scelta del nuovo Pontefice non ricada su di lui. Quel Cardinale che scongiurava di non essere eletto si chiamava Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. Il Conclave accolse la sua richiesta, indirizzando le preferenze verso il tedesco Joseph Ratzinger, che scelse il nome di Benedetto XVI. Quello stesso Benedetto che otto anni dopo decide di rinunciare al Papato perché le fatiche del corpo e della mente non gli permettono più di adempiere con forza al suo compito.

Il Conclave si riunisce di nuovo e, al quinto scrutinio, arriva la fumata bianca: a riempire la sede vacante è proprio Jorge Bergoglio. L’argentino si presenta ai fedeli riuniti sotto la pioggia in piazza San Pietro alle 20.22 del 13 marzo 2013. Lo fa con un’umiltà e una tenerezza tali da entrare subito nei cuori. Indossa la semplice veste bianca, senza paramenti, e al collo non porta un crocefisso d’oro. Il suo "Buonasera", pronunciato senza nascondere l’emozione, entrerà nella storia, così come la sua richiesta di un riconoscimento da parte dei credenti: "La preghiera del popolo che chiede la benedizione per il suo vescovo". China la testa mentre la folla prega in silenzio. Non usa mai la parola Papa, quasi a voler compiere un passo verso quelle correnti religiose che proprio nella figura del Pontefice ripongono i maggiori crucci. Francesco è il "Vescovo di Roma", e al suo popolo va bene così. Ma Bergoglio non ottiene consensi solo per il profilo umile e dimesso mostrato al discorso di piazza San Pietro. La sua proclamazione nasconde due aspetti non trascurabili.


L’elezione dell’arcivescovo di Buenos Aires ha un peso geopolitico come la ebbe quella di Wojtyla nel 1978. A quel tempo l’Europa dell’est rappresentava un’incognita nella scacchiera internazionale: la Guerra Fredda era giunta alla sua fase conclusiva, il Muro di Berlino iniziava a scricchiolare e la Grande Russia sentiva l’odore del ridimensionamento. Un Papa polacco rappresentava un segnale forte nel bel mezzo di quella primavera di una nuova epoca che si iniziava a intravedere. Così come un Papa argentino è una risposta chiara alla crescente necessità di un Sud del mondo sempre più povero e sempre meno disposto a sottostare alle regole dettate da un Nord sempre più contraddittorio. Inoltre, può essere un antidoto contro la fuga di fedeli: l’America Latina perde migliaia di credenti ogni giorno, anche a causa di una Chiesa lontana dai poveri. E qui entra in gioco il secondo aspetto dell’elezione di Bergoglio.

Il nuovo Papa è un uomo di 76 anni, nato nel dicembre del 1936 in Argentina, appunto, da genitori di origine piemontese. La vocazione arriva a 22 anni, dopo aver conosciuto la vita e la sofferenza, l’amore e la miseria. Diventa Gesuita, la compagnia fondata da Ignazio di Loyola, e caratterizzata dal’assenza di sfarzi. Bergoglio si mescola con i poveri, lavora per loro e con loro. A Buenos Aires non vive nel palazzo dell’Episcopato, ma in un piccolo appartamento lì accanto, dove si prepara i pasti da solo. Si sposta in autobus, celebra messa in mezzo ai malati e agli ultimi. Quando nel 2001 viene eletto Cardinale, scopre che la nuova veste costerà circa sei mila euro. E lui decide di acquistare la stoffa e farsi confezionare la veste da una parente, devolvendo i soldi raccolti in beneficenza. "Quanto vorrei una Chiesa povera e per i poveri" dice ai giornalisti riuniti per salutarlo. Questo è il nocciolo della questione. La crisi delle fedi, la corsa a nuove religioni, non ha colpito solo l’America Latina, è una realtà che la Chiesa deve affrontare ogni giorno in tutto il mondo. L’opulenza, l’ostentazione di chi dovrebbe essere solo un veicolo di Cristo urta chi – soprattutto di questi tempi – fatica a sfamare i propri figli. Allontana. Così, a parte qualche pretino alla Don Camillo disposto a sporcarsi e a sporcare, il Vaticano sembra sempre più un enclave teorica e distante. Senza contare gli scandali recenti di Vatileaks e la terribile piaga della pedofilia troppo spesso nascosta sotto il tappeto riccamente arabescato delle curie di mezzo mondo, con buona pace dell’innocenza perduta. Si sentiva il bisogno di un rinnovamento.

Ecco perché sul soglio di Pietro arriva un uomo del sud come Jorge Bergoglio, che tiene fede alle aspettative in lui riposte, scegliendo un nome importante: Francesco, in onore al Santo di Assisi. E come l’uomo di poveri, sembra voler rispondere alla richiesta di Dio "Francesco, ripara la mia Chiesa". C’è così tanto da riparare, così tanto da abbattere e ricostruire dalle fondamenta, così tante risposte da dare, rinunce da fare. Intanto si parte da una messa del Giovedì Santo celebrata in un carcere minorile e non nello sfarzo di una Basilica. Speriamo che quei mocassini marroni continuino a camminare sulla strada giusta.

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