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Caso Scazzi: Il Movente Tra Confessioni, Ritrattazioni E Dinamiche Intrafamiliari


19 ottobre 2010 ore 16:18   di Numeretta  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 333 persone  -  Visualizzazioni: 739

«Il povero Michele Misseri» non contava nulla in casa sua, viveva «accerchiato in un gineceo» e «non gestiva neppure un centesimo». La rappresentazione di un uomo succube delle donne di casa è quindi l'ultima versione fornita dal suo difensore, l'avvocato Daniele Galoppa, in una conferenza stampa nella quale ha confermato l'intenzione del suo assistito di ritrattare le proprie dichiarazioni nella parte in cui ha raccontato di aver stuprato il cadavere della piccola Sara.

Il dinamitardo Michele che la spara grossa per spostare i riflettori dall’amata figlia Sabrina, per prendere così le sembianze dell’unico mostro di questa storia di sesso e di sangue, oppure per nascondere con la più rumorosa necrofilia – e ottenere uno sconto di pena per deviazioni comportamentali patologiche - un movente purtroppo così comune, da “uomini che odiano le donne”?


L’ipotesi del movente dettato dalle molestie sessuali che padre e figlia volevano nascondere va dissolvendosi sempre di più. Un adulto come zio Michele poteva sempre negare, avallato da moglie e figlie, chi avrebbe dato retta a Sarah? Forse neanche la sua famiglia, direi. E in ogni caso il solitario contadino Misseri non avrebbe proprio lo physique du rôle di una persona che ha bisogno di una immensa considerazione da parte del paesello di Avetrana.

L’ipotesi che l’unica esecutrice materiale del delitto sia stata la cugina Sabrina andrebbe quindi considerata, d’altra parte l’autopsia non lo esclude. E che il padre, intervenuto troppo tardi sulla scena del delitto, avrebbe responsabilità solamente in merito all’occultamento di cadavere, un ingrato compito impostogli moralmente o magari anche fattivamente, e di cui ha poi dimostrato un pentimento inconscio, ma forse neanche troppo, con la consegna del telefonino e le nuove versioni dei fatti.

E se non fosse un regolamento dei conti stile “Eva contro Eva” finito male, allora qual è il movente? «Il trattore», dicono mamma e figlia al Corriere della Sera, come se raccontassero una brutta favola dei fratelli Grimm. Quel trattore sempre rotto, per il quale Michele chiedeva sempre soldi alla moglie, la ragioniera di casa. «Dai e dai, mio marito era esasperato, ce l'aveva con me per i soldi. Quel giorno, proprio mentre provava ad aggiustare il trattore e gli dava gran cazzotti sul motore, gli è apparsa davanti Sarah che somigliava tanto a me alla sua età e...». D’altra parte la stessa cosa è stata ammessa anche dal Misseri stesso nella sua prima ricostruzione dei fatti, la corda con cui è stata strozzata Sarah è proprio quella che serviva a riavviare il trattore. Chissà se gli spettatori di un reality horror sempre più macabro e tortuoso crederanno mai a questa versione così dannatamente banale.

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