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Che Paese Siamo. Che Paese Dovremmo Essere. Che Paese Potremmo Essere ( Parte 2 )


18 febbraio 2012 ore 20:47   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 372 persone  -  Visualizzazioni: 600

Il Paese che siamo – Parte 2°. ( segue dalla parte 1 ) Il 17 Febbraio si è “festeggiato” il ventennio dell’inizio di Mani Pulite. Un fenomeno che solo noi Italiani potevamo creare e trasformare non solo in atto politico, ma anche, purtroppo, in evento degno di festeggiamenti. Il “purtroppo” non è riferito a quel che legalmente Mani Pulite abbia significato, ma ai suoi risvolti sociali e politici, ai suoi effetti, alle sue conseguenze, fattori non sempre positivi. L’arresto del Chiesa diede il “la” ad una campagna giudiziaria avverso la corruzione imperante nel Sistema-Politico-Italia che vide il 75% dei Politici Italiani sotto accusa, arrestati, esautorati, svergognati. Alcuni fra i più potenti uomini e Boiari di Stato Italiani esposti al pubblico ludibrio. Craxi, Martelli, Citaristi, Cagliari, Gardini, Cusani, De Lorenzo fra questi. Alcuni furono solo sospettati (il defunto Presidente Scalfaro per esempio, le cui azioni all’epoca andrebbero rivalutate, e non positivamente, rileggendo magari il libro “La Zarina e i Prefetti” sul successivo, ennesimo, scandalo, quello del Sisde, cercatelo e leggetelo!). In breve il Pool Mani Pulite, con alla guida Borriello, Di Pietro e Colombo fece un repulisti totale di un sistema politico basato sull’abuso dell’uso di denaro pubblico (ci si perdoni la cacofonia) e sulla corruzione.

Il repulisti fu tale che si creò nella politica nostrana un vuoto di potere e presenza in cui si gettarono personaggi, personaggini, imbonitori e disperati che altrimenti mai sarebbero stati ammessi nelle stanze del potere. Gli stessi guappi e guitti, puttane e magnaccia, che oggi abbiamo mandato (ahinoi!) al Parlamento e che hanno contribuito a portarci al disastro. Del resto era la normale conseguenza di ciò che avvenne; ad una rivoluzione segue sempre un vuoto di potere condotto o indotto che sia. Condotto se chi gestisce il colpo di stato ha una strategia ben precisa della presa di potere, indotto, se tale avvedutezza manca. Mani Pulite fu un colpo di stato (indotto ed incruento) ad un’organizzazione politica che pur funzionando anche egregiamente (e ne parleremo in seguito) recava in sé il germe dell’illegalità. La insipienza dei pochi che si erano salvati dai colpi di avvisi di garanzia della Magistratura non glielo fece capire, pertanto cavalcarono la tigre sperando di salvarsi. Ma non era una tigre, era una iena, ancor più difficile da cavalcare di una tigre. Nei pochi (insipienti) annovereremmo l’allora Capo dello Stato Scalfaro, mentre invece il suo predecessore aveva mandato chiari segnali di allarme, inascoltati e solo in seguito comprensibili.


Sotto i colpi di Di Pietro & Co. e del livore di un’opinione pubblica cieca e meno preparata di oggi, un sistema politico fu eliminato senza che degna successione fosse preparata. Il problema era che i corrotti di allora sì mangiavano e bene, ma consentivano a tutti di ricavarne guadagno. Poniamo un esempio, visto e verificato. Un imprenditore romano gestiva con le sue società di editing la produzione e montaggio di molte trasmissioni RAI, su appalto. Che ci sia stata corruttela è possibile, probabile forse, ma così mandava avanti alcune società con cui, fra diretto ed indiretto, 250 persone campavano discretamente, un indotto di famiglie comosto da 1.500/1.800 persone. Ciclone Mani Pulite. Appalti bloccati, lavoro dato alle sezioni di produzione e di editing interne alla RAI (non preparate né aggiornate), conseguenze: 230 e passa persone a spasso, l’indotto disastrato e trasmissioni approssimative e penose a fronte di un balzello di Stato (canone RAI) comunque imposto ai contribuenti.

Invece oggi ciò non avviene nonostante la corruzione alligni sovrana nella società Italiana. Qualche giorno addietro leggemmo su un sito di informazione un’analisi in cui si diceva come la corruzione di oggi tiene per sé frutti e guadagni e non ne reinveste che una piccola parte, accantonandone la maggior fetta in Paradisi Fiscali. Qui le Banche presso cui son depositati questi guadagni li investono in meccanismi finanziari che son stati spesso responsabili dei vari disastri economici che hanno messo in ginocchio l’Occidente con speculazioni piratesche da cui solo Fondi di Investimento et similia traggono profitto. Allora (proseguiva il “pezzo” riferendosi all’epoca pre-mani pulite) chi si avvantaggiava della corruzione agiva in maniera da farne partecipi anche se non in massima parte altri, e tanti erano.

Se ben ricordiamo i tempi prima del 1992 non si stava poi tanto male in Italia, allora.

Non ricordiamo chi nell’Antica Roma diceva, riferendosi alla corruzione, che le ruote per girare bene e non cigolare hanno bisogno di grasso. Non vogliamo elogiare la corruzione, ma è un dato di fatto come questo fenomeno non sia scomparso in Italia, anzi sia aumentato sia nelle cifre sia nei fatti, ben più di quel che scoprì il Pool.

Ora una domanda ci facciamo, le lacrime di Di Pietro a che erano dovute durante la rievocazione del 17 Febbraio?

Per noi sono lacrime di coccodrillo, che non ci impressionano né colpiscono, ma ancor di più ci fanno pensare: ”Ah che Paese siamo! Ah! Che gran bel Paese potremmo essere!”

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