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Che Succederà Nella Vita Politica Italiana?


12 aprile 2011 ore 20:06   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 321 persone  -  Visualizzazioni: 479

Per favore, ridateci Zio Giulio. Ormai tutti ci rendiamo conto come la politica sia indissolubilmente legata alla vita dello Stato. E questo nostro Stato sta rischiando di diventare ingovernabile. Di chi la colpa? La colpa più immediata è del becerume che regna sovrano in ogni settore dell’arco Parlamentare, dove il concetto “homo homini lupus” (Uomo lupo per l’uomo)impera privo di ogni seppur minimo rispetto per le Istituzioni dello Stato. Chi ricopre cariche Istituzionali le usa e ne abusa per fare politica partitistica e nessuno ha il coraggio o la capacità di impedirglielo o richiamarlo all’ordine, con la scusa, misera, che non è previsto da alcun ordinamento dimenticando quanto la nostra Costituzione dice all’Art. 1 (“..la sovranità appartiene al Popolo…”), se il Popolo è sovrano allora va rispettato ed onorato con un comportamento adeguato a questa sua sovranità. Sì parlo dell’attuale (sic!) Presidente della Camera dei Deputati, carica ricoperta con enorme ed impareggiabile dignità da Sandro Pertini e anche da Irene Pivetti in tempi più recenti.

Sulla falsariga del bell’esempio di chi dovrebbe elevarsi oltre le beghe della politica per rappresentare il Popolo (che sempre Sovrano rimane) che lo ha eletto, anche l’Opposizione non fa una bella figura. Se almeno riuscisse, al di là da solo opporsi “a prescindere” come diceva Totò, a proporre una politica alternativa valida e seria a quella della maggioranza, sarebbe degna di un miglior rispetto. Fra tutti quei personaggi che la compongono, grigi la maggior parte e tragicamente grotteschi i rimanenti, non ce n’è uno che si distingua per carisma ed “appeal”. Un appiattimento sconfortante. Possibile che lo scenario politico italiano non possa più esprimere epigoni di Berlinguer o Craxi o Andreotti o Pertini come politici autoritari e prestigiosi? Mi viene istintivo allora gridare ”ridateci Zio Giulio per favore!!” (a Roma Zio Giulio è, come veniva affettivamente chiamato, il Senatore Giulio Andreotti), cioè ridateci una classe politica degna di rispetto e prestigiosa! Per favore!.
Forse dovrei chiederlo non per favore, ma per pietà. Pietà per una Repubblica maltrattata, in preda ad un becerume e ad un grigiore sconfortanti, dove chi strilla di più “dalli all’untore” siccome fa notizia viene esaltato, quando dovrebbe essere zittito, censurato ed accantonato. I mali di questo nostro “Bel Paese”, non nascondiamocelo, affondano le loro radici nelle crisi causate dallo scandalo “Mani Pulite”. Stiamo vivendo nella cosiddetta Seconda Repubblica, quando è finita nel fango e nelle carceri la Prima, da cui però difficilmente possiamo prescindere, perchè ogni attore della Seconda è figlio del “malaffare” generato dagli errori di valutazione sulla Prima. La corruzione di questa parte della nostra vita ha portato ad una manipolazione non positiva del concetto dei Tre Poteri dello Stato. I risultati di queste imposizioni dell’epoca le paghiamo noi Italiani, oggi.


Quando Charles De Secondat, Barone di Montesquieu, nel 1748 elaborò la sua teoria sulla separazione dei Poteri dello Stato diede visibilità a quanto altri filosofi avevano elaborato (tanto per citarne due: Aristotele e Locke). Egli sancì nell’Ésprit des Lois (lo Spirito delle Leggi) un precisa distinzione fra chi [a] emette le Leggi (il Parlamento – il Potere Legislativo), [b] amministra lo Stato (il Governo – il Potere Esecutivo) e chi [c] le Leggi le applica (la Magistratura – il Potere Giudiziario). In questo modo, tenendo le tre funzioni distinte e separate, il concetto di democrazia poteva trovare una sua esistenza fattiva. Appare ovvio da tale separazione come solo un equilibrato senso dello Stato fra le forze politiche e una coscienza nazionale ferma possano garantire un’impeccabile applicazione di questo concetto. In termini poveri; ci vogliono politici abili e una popolazione matura politicamente perché la precisa applicazione di questi tre Poteri dia risultati positivi.

I tre Poteri sono indipendenti l’uno dall’altro, impermeabili alle reciproche influenze, ma strettamente connessi. Il Parlamento crea le leggi che la Magistratura applica mentre il Governo esercita la gestione secondo le regole dettategli dal Parlamento e dalla Costituzione. Ciò farebbe pensare che il Parlamento (Potere Legislativo) sia superiore ai restanti due Poteri. Ma al Parlamento manca l’esecutività, cioè la efficacia, la facoltà di realizzare in pratica ciò che in teoria ha creato. Questo spetta agli altri due Poteri che applicano le leggi che li riguardano. Su tutti e tre questi Poteri dovrebbe agire come suprema Forza il Popolo (di nuovo cito l’Art. 1 della Costituzione Italiana “… la Sovranità appartiene al Popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, non dobbiamo mai scordarcelo!), regolando con il voto (unico vero Potere in sua mano) i propri Rappresentanti al Parlamento, che nomina coloro che eserciteranno il Potere Esecutivo. L’unico Potere che in Italia non riceve diretta influenza dal Popolo è quello Giudiziario i cui limiti di attività sono posti dalle leggi promulgate dal Parlamento. Questa è una delle debolezze del nostro Sistema Democratico. In realtà il “Corpus” della Magistratura che ne gestisce e controlla l’attività non subisce alcuna influenza dal Popolo (anche se in nome del Popolo giudica). Da un lato non dovrebbe farlo, per evitare eccessi e condizionamenti ad un’attività estremamente delicata, dall’altro viene a creare una élite che potrebbe arroccarsi ed estraniarsi dalla realtà giornaliera.

Il sistema Statunitense, che, ricordiamolo anche quando lo si critica, è il più vecchio sistema democratico attivo e funzionante al mondo (1776), ha ovviato al problema con l’elezione dei Magistrati, richiamandolo colle dovute differenze dal sistema Inglese, che ci metterà storicamente un po’ di più per adeguarsi alle necessità democratiche. La Magistratura negli Stati Uniti è in larga parte elettiva, così come lo è in Svizzera, entrambi esempi di Stati in cui il Potere Giudiziario funziona correntemente, soprattutto senza quei ritardi che costituiscono una delle pecche di quello Italiano. Addirittura negli Stati Uniti quattro dei primi dieci “storici” emendamenti alla Costituzione sanciscono diritti inalienabili in merito a processi rapidi, al diritto ad essere giudicati dai propri eguali (la Giuria) e a non esser giudicati due volte per lo stesso reato se si ottiene una sentenza di assoluzione in prima istanza. Tutti concordano come la base del diritto nel mondo sia stata creata dal sistema di applicazione della legge dell’antica Roma repubblicana. Vera struttura portante del diritto in tutto il mondo, il diritto Romano prevedeva una magistratura pretorile elettiva. Eppure molti si dimenticano questi fatti e queste basi, per cui la presente situazione da noi si è venuta trasformando, quando non è degenerata. In Italia si è fatto del Potere Giudiziario un sistema di casta privilegiata; casta e privilegi che hanno creato una struttura burocratica. Complesso che si arrocca nelle proprie prerogative, che difficilmente accetta di veder diminuite.

I sistemi germanici, che pure hanno inventato la magistratura-casta, hanno creato (loro sì!) un sistema che innanzitutto non divide totalmente la magistratura dalle altre professioni legali (avvocatura e notariato) come avviene in Italia e poi un molteplice sistema di esami e tirocini grazie al quale l'autorità di governo, cioè i rappresentanti del Popolo, possono esercitare una sostanziale facoltà di revisione, almeno per le magistrature più elevate.
Nel momento in cui l’intervento del Potere Giudiziario negli anni di Mani Pulite ha di fatto volutamente provocato un collasso di quello Legislativo e Esecutivo con inchieste, arresti e processi, necessari, per carità!, ma con l’uso di sistemi che nascondevano dietro il populismo conclamato un autoritarismo lesivo della democrazia, la base del sistema Democratico, indipendenza fra i tre Poteri, venne a mancare. Fu la carenza di azione da parte della Suprema Carica dello Stato (che è anche il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di governo dei Magistrati) ad agire in protezione dello Stato ed intervenire, per limitare i danni che Tangentopoli stava recando all’ossatura Parlamentare e Statale, a causare il crollo tragico della Prima Repubblica. Una crisi galoppante che andava gestita in maniera ben più attiva ed interventista che la latitanza del Presidente allora in carica. Dopo il Picconatore (Cossiga) che come Socrate agiva da tafano per ottenere risultati (e non sbagliava, lui “sapeva”, ma non “voleva” dire, perchè avrebbe minato alla base il sistema, a cui lui non vedeva alternative) il suo successore (Scalfaro) si comportò in maniera altamente criticabile. Secondo chi scrive Scalfaro è stato il peggior Presidente della Repubblica che ci sia stato, anche più di Leone. Se egli avesse usato ed applicato propriamente le prerogative a lui affidate dalla Costituzione così come fecero Pertini e Ciampi quando servì e come sta facendo l’attuale Presidente, sicuramente l’Italia non avrebbe subìto quei danni profondi che ancora oggi paga per il ciclone Mani Pulite.

La situazione di crisi in cui la politica italiana vive oggi è figlia di Tangentopoli e dei danni provocati da essi in nome di una Giustizia che è stata cieca sì, ma anche accecata da incapacità di giudizio, posizioni di parte smaccate e pregiudizi di ispirazione politica esasperati. Si è distrutto un sistema di vita e di governo che pur se emendabile faceva prosperare tutti. Mi pare fosse Cicerone a dire che l’asse di una ruota cigola se non lo si unge con il grasso ed ungendolo si evita che si rompa. Se il sistema di governo, fatto anche di tangenti, era da eliminare andava fatto considerando le implicazioni sociali e indotte che esso recava in sé. Non raso al suolo senza un’alternativa valida in mente. Le uniche personalità della politica e dell’establishment che avevano una visione intelligente del sistema da sostituire vi erano troppo coinvolte per poter influenzare il passaggio e quelli che lo fecero erano (e sono purtroppo per noi Italiani) di visioni talmente limitate da risultare ancora più dannosi di coloro che perseguirono.

L’Italia politica di oggi, il suo becerume e le sue cadute di stile in ogni settore dell’arco parlamentare sono la logica conseguenza della cecità con cui Mani Pulite funzionò, in nome di una legge che andava sì fatta rispettare, ma sempre e comunque nell’ottica del bene comune vista con quei tempi e quei modi che una lungimiranza politica sa dosare. Chi ha portato alla fine della Prima Repubblica ed ha contribuito a creare la Seconda ha mancato di acume politico, di lungimiranza e di equilibrio. Ha dato vita a scelte populistiche, demagogiche e prive di finezza. Scelte alla radice di quel che oggi vediamo in Parlamento e sui Media. Bene non fanno né al fronte interno né a quello estero di questo nostro Paese così tanto incasinato.

Governare bene è come un motore di un’auto. Se è ben registrato e ben bilanciato funziona bene, consuma poco e dura. Se non lo è, consuma troppo, si guasta facilmente e riduce la vita della vettura su cui è installato. Politici abili non vuol dire solamente capaci di conquistare i favori della massa votante per essere eletti, ma anche idonei a mantenere le promesse fatte e farne capire le eventuali modifiche al proprio elettorato se necessario, adeguandosi ad una gestione che è in costante mutamento. Il politico abile e valido è quello che si fa amare prima e dopo il voto, che sa gestire il meccanismo dell’Amministrazione Statale con mano ferma, ma leggera, consentendo alla compagine governativa (che spessissimo è figlia di accordi, compromessi e promesse) di lavorare serenamente. Ma egli è anche l’uomo di Governo che sa prendere decisioni ferme e precise nei momenti di crisi e di necessità. Su una nave c’è un solo Comandante (dopo Iddio, si suol dire) e ciò ci insegna che chi comanda è solo; ora l’autocrazia di un comando militare non è possibile in un Governo democratico, ma è la via più simile a quella che un Capo di Governo debba percorrere quando siede nella stanza dei bottoni. Un comandante militare non deve giustificarsi se non a chi gli è superiore per grado e comando, così il Capo di Governo deve rendere conto a chi lo ha messo in quel posto, ma senza che questo render conto possa screditare la propria autorità.

La nostra Costituzione, quando i Padri Fondatori la votarono, prevedeva strumenti innovativi che consentissero al Governo di esercitare la sua azione esecutiva in maniera agile e veloce. Decreti legge e Decreti legislativi (art. 77 e 76 della Costituzione) consentivano al Governo di agire velocemente e con autonomia in caso di necessità. Ma si era nel 1947!! E gli ultimi 60 anni sono stati densi di cambiamenti spesso avvenuti a velocità che negli anni ’50 erano inimmaginabili. Oggi lo scorrere egli eventi e la furbizia politica di molti Partiti ha stravolto il beneficio derivante dall’uso di quegli strumenti in nome di un garantismo che a me sembra un pretesto per NON far governare. Il gioco delle Commissioni, nato per essere un filtro atto a sveltire i lavori parlamentari, consente ora di bloccare le azioni del Governo alla fonte della sua autorità ed efficacia. Diciamocelo senza mezzi termini il Governo non riesce a governare bene e non solo per le discussioni all’interno della maggioranza. Un’efficace uso degli strumenti parlamentari creati dai regolamenti interni consente alle opposizioni di rallentare ogni azione (per poi criticarne il blocco….) e a elementi della maggioranza, alla ricerca di vantaggi, di ricattarne gli altri. Tutto ciò appare oscuro e di difficile comprensione a quella maggioranza silenziosa di cui i nostri politicanti regolarmente si scordano. Quella che non ha tessere di Partito, che non va alle manifestazioni e che paga le tasse regolarmente. Nonostante internet, televisione e media molta gente non capisce i trucchi e i ritardi nella gestione dello Stato. Quel che si rischia è una forma di rassegnazione, così come ci si rassegna ormai a non usare la via Giudiziaria (soprattutto in sede Civile) per via della lentezza elefantiaca che ha tale scelta. E quando il Popolo si rassegna o non capisce presta il destro ad essere influenzato dai più furbi.

In questo sia i democristiani sia i comunisti erano abilissimi. Soprattutto i “Compagni” che ci andavano a scuola per apprendere ogni risvolto dell’arte di influenzare le masse, ma anche i democristiani non scherzavano, basti pensare all’uso che fecero del Clero Cattolico negli anni fra i ’50 e ’60 per arrivare alle coscienze dei frequentatori delle Chiese. Oggi gli unici che sono rimasti a saper esercitare una valida influenza delle masse sono gli eredi di quel Partito Comunista che ha cambiato pelle (prima diventando PDS – Partito Della Sinistra - poi coagulandosi con altre correnti ex-comuniste nell’odierno PD – Partito Democratico -), ma non i vizi. Purtroppo l’influenza Comunista si era espansa dovunque in Italia, soprattutto quando il loro contraltare Parlamentare era stato distrutto da inchieste, arresti, fughe ignominiose e condanne. Il rovescio della medaglia della Democrazia è che bisogna saper accettare le opinioni altrui soprattutto quando discordano dalle proprie. È duro per certa gente dover accettare le altrui opinioni quando queste sono della maggioranza eletta in libertà.
Mentre i Comunisti si riorganizzavano sotto un’altra bandiera (altra pelle stessi vizi, ma che lo dico a fare? Nessuno ci pensa mai!) l’ala non sinistrorsa sembrava non aver un coagulante per opporvisi. Con l’entrata in campo di Berlusconi lo schieramento della Sinistra trovò un oppositore che aveva capacità e ascendente, …. e anche i soldi per metterli a frutto. Il problema fu che questo oppositore a chi pensava di aver già partita vinta, riuscì ad coalizzare quasi tutte forze politiche di destra intorno a sé, alcune di origine pregressa, altre del tutto nuove. Lega, ex MSI e ex PLI e tanti altri, si unirono a lui e riuscirono a vincere le elezioni che portarono al primo Governo Berlusconi.

Ll’Opposizione ai Governi Berlusconi, “sformandoci” sopra, ha più volte tentato di usare le stesse armi che avevano usato con i membri della Prima Repubblica. Lì ci riuscirono, perché nessuno era preparato a contrastare tali attacchi, troppo fuori dalla mentalità Italiana, di ortodossia politica. Qui fallirono. Perché l’imprenditore Berlusconi, che veniva dall’ambiente, competitivo in maniera darwiniana, degli Affari, aveva un filino più di esperienza nella lotta senza quartiere per emergere, aveva (ed ha) una capacità finanziaria (con il peso che ne consegue) che a loro e a tutti i politicanti italiani mancava. Chi scrive ebbe molti dubbi sulla capacità che un imprenditore come Berlusconi aveva di saper Governare la Cosa Pubblica adeguatamente. Sbagliavo.

Errori ne son stati fatti, di valutazione, di scelte, di atteggiamenti, ma alla fine dall’altra parte nessuno aveva (né ha!) l’ascendente per sostituirlo o contrastarlo adeguatamente. Ogni vittoria di Berlusconi & Co. e la conseguente rabbia degli oppositori mi fa pensare a quel che si gridava da ragazzini all’Oratorio quando si vinceva a calcetto o altri giochi e chi perdeva ci sformava, a Roma si diceva (lo si dice anche oggi) “e nun ce vonno sta’!”. Che significa che alla parte perdente rode talmente la sconfitta che non riesce ad accettarla. Ora opposizione condotta in maniera democratica, costruttiva e legale è un indizio di vera e propria democrazia. Usare armi e mezzi (“mezzucci da dozzina”) al di fuori dall’arco parlamentare a me pare rifiutare un senso democratico a quel che è stato sancito dalla maggioranza dei votanti. Una mera offesa a quei principi di uguaglianza e libertà così cari a coloro che fanno politica, ma che ognuno di loro dimentica regolarmente.

Non vedo un futuro ridente per l’Italia. Perché ad un uomo forte al Governo serve un Oppositore altrettanto valido con cui confrontarsi. È da questo scontro fra simili forze che nasce una buona gestione della Cosa Pubblica. Cosa Pubblica: due parole che significano il bene dello Stato e dei suoi cittadini che ne fanno parte. Chi c’è oggi che ha validità ad opporsi al Berlusconi? Bersani?, la Bindi?, Di Pietro (vedi quel che ho scritto sul “tragicamente grottesco”!)?, Casini?, per carità siamo serii, per favore. Quando sento parlare uno di questi personaggi mi ricordo quel che Sciascia scrisse nel libro Il Giorno della Civetta, che cito testualmente:

« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… »

Non voglio indicare quali dei nomi che ho sopracitato io metterei nelle ultime quattro categorie, (ça va sans dire: Berlusconi lo vedo nella prima, ovviamente); queste sono esternazioni che tengo per me, né voglio paragonarli a mafiosi, anche se…., ma glissiamo per rispetto a chi li ha votati. Anche se hanno perso. Una domanda faccio a chi mi onora e mi legge: quanti quaquaraquà ci sono oggi in Parlamento? Guardatevi un poco di televisione e leggete qualche quotidiano e poi rispondetevi! Io intanto chioso come ho aperto queste mie righe: ARIDATECE ZIO GIULIO!

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Commenti

 
  • Gigioliviero
    #1 Gigioliviero

Sempre interessante come il solito. Peró che tristezza dover ammettere che è vero quello che dice...

Inserito 12 aprile 2011 ore 23:49
 

ottimo articolo, complimenti!

Inserito 12 aprile 2011 ore 23:56
 
  • non son degno
    #3 non son degno

Nessun costituzionalista può dire qualcosa contro l'operato di Scalfaro, chi si è scagliato contro di lui, lo ha fatto solo perché non venivano soddisfatte le sue particolari, personali esigenze. Non aveva alcun obbligo di sciogliere le camere, non aveva alcun obbligo di vedersi imposti i ministri. Se chi a quel tempo si è comportato così, oggi parlasse sempre benissimo dell'attuale capo di Stato, allora dovremmo avere seri dubbi che quest'ultimo si stia dimostrando all'altezza del ruolo. Perché loro sono rimasti sempre gli stessi, sempre i soliti arroganti, manipolatori, bugiardi, prepotenti...

Inserito 14 aprile 2011 ore 02:44
 

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