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Consumi Fermi E Rabbia Crescente: In Italia C' E' La Svezia Precaria. Come Uscirne?


20 dicembre 2011 ore 12:35   di KungFuGirl  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 349 persone  -  Visualizzazioni: 550

In Italia ci sono i giovani precari, i neo diplomati e neo laureati in attesa di un'occupazione, ma ci sono anche i precari che giovanissimi non sono più: quarantenni che da un ventennio passano da un impiego temporaneo all'altro, cinquantenni rimasti disoccupati, lavoratori con contratto a termine... A tutti questi vanno poi aggiunti i NEET, ovvero sia Not in Education, Employment or Training: chi, insomma, un lavoro non ce l'ha proprio e non studia più.

Il totale, davvero impressionante, si aggira attorno ai nove milioni di persone: l'equivalente, anima più anima meno, dell'intera popolazione della Svezia. E' questo il quadro agghiacciante tracciato dal Corriere della Sera, che riporta anche le parole pronunciate lo scorso anno dall'ex vicedirettore generale della Banca d'Italia, Vincenzo Visco, ora governatore: "Solo un quarto circa dei giovani tra i 25 e i 34 anni occupati con un contratto a tempo determinato o di collaborazione nel 2008 aveva trovato dopo 12 mesi un lavoro a tempo indeterminato o era lavoratore autonomo, mentre oltre un quinto era transitato verso la disoccupazione". Un quinto. Due persone su dieci o, se preferite, il 20%. Lavoratori "usa e getta" che sono poi rimasti senza alcun impiego.


E, chiaramente, anche se potrà sembrare banale ribadirlo, se una persona non lavora non guadagna, se non guadagna non risparmia e se non risparmia limita il più possibile le spese. Inutile bombardare il pubblico televisivo di spot pubblicitari e tapezzare le città di cartelloni: se non ci sono soldi, i consumi frenano e si riducono all'osso.

Lo sterminato popolo dei precari vive nella costante incertezza: non sa per quanto tempo potrà contare su un lavoro ed una paga e, di conseguenza, è restìo a pianificare grandi spese. Niente casa, niente auto nuova, in moltissimi casi niente vacanze. Meglio continuare a vivere con i genitori, che soldi dell'affitto non ne chiedono e, anzi, non di rado continuano ad aiutare economicamente i figli ormai ultraquarantenni.

Consumi Fermi E Rabbia Crescente: In Italia C' E' La Svezia Precaria. Come Uscirne?

Ma come è possibile uscire da questa situazione? Un primo, importante passo potrebbe essere quello di incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, con sgravi fiscali e agevolazioni tributarie a favore delle aziende - pubbliche e private - che decidano di arruolare personale, magari prevedendo anche canali preferenziali di inserimento per chi già opera nell'azienda da tempo con un contratto a termine e che ha indubbiamente acquisito professionalità ed esperienza. Fintanto che sarà economicamente vantaggioso avvalersi di manodopera e di cervelli "usa e getta", è impensabile ipotizzare un futuro in cui la precarietà torni ad essere una tantum.

Chiaramente "assunzione a tempo indeterminato" non deve tradursi in "impossibilità di licenziamento": se molti imprenditori hanno fatto così largamente ricorso alle somministrazioni di lavoro temporaneo è anche per tutelare se stessi e la propria azienda, assicurandosi di potersi liberare alla svelta di un dipendente che si rivelasse fannullone o incompetente.

Consumi Fermi E Rabbia Crescente: In Italia C' E' La Svezia Precaria. Come Uscirne?

Un altro passo importante potrebbe essere quello di ridurre la pressione contributiva e favorire, al contempo, la parte retributiva. Oggigiorno un datore di lavoro che paga un suo dipendente mille euro al mese ne vede venir fagocitati in tasse e contributi altri seicento circa; se questi versamenti venissero ridotti e destinati al dipendente, questi avrebbe più quattrini in busta paga, quindi maggior possibilità di spesa, e spetterebbe a lui scegliere se e come investire per il proprio futuro pensionistico, puntando magari su fondi di investimento o su pensioni integrative. E' ciò che avviene già da anni, per sommi capi, in Svizzera, dove il fondo pensionistico obbligatorio è realmente minuto e vengono incentivati investimenti diretti dei lavoratori.

Al di là di questi suggerimenti, è evidente che occorrono misure serie e urgenti per risolvere il problema del lavoro nel nostro Paese. L'alternativa, tutt'altro che piacevole, l'abbiamo vista con la Primavera Araba e con la Grecia.

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