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Cosa Succede In Un Carcere, Thailandese [1]


13 maggio 2011 ore 14:02   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 13448 persone  -  Visualizzazioni: 17061

Cosa succede in un carcere Thailandese (1). Ho sentito in televisione un commento di Marco Pannella, Leader Storico dei Radicali, sulle carceri italiane. Le descrive come un luogo indegno e bisognoso di controllo da parte di organizzazioni umanitarie varie. Non posso parlare per esperienza personale perché non ho mai visitato un carcere italiano, ma posso dirvi come funziona un carcere thailandese. All’intelligenza di chi legge lascio il giudizio. Io purtroppo un carcere Thailandese lo conosco bene. Ne sono uscito in entrambe le mie esperienze (tre mesi e mezzo a Bangkok e 2 anni e 15 giorni a Chiangmai) assolto con formula piena, fatto rarissimo in Thailandia. Ma le umiliazioni, le sofferenze e le privazioni che vi ho subìto, nonostante le sentenze di assoluzione con formula piena, me le porterò dietro fino alla morte. Insieme alle cicatrici fisiche.

Cominciamo da quando si entra in carcere. Vi si giunge dal Tribunale, l’organo che sancisce la tua detenzione. Fino ad allora si è detenuti nelle celle della Polizia, putridi e maleodoranti stanzoni con un solo cesso (alla turca) e acqua per le abluzioni in un serbatoio di cemento, dove si dorme in compagnia di zanzare, scarafaggi e, sovente, ratti grossi come gatti. Dalle celle del Tribunale si sale incatenati a due a due su un autobus privo di sedili in cui si viene rinchiusi sotto l’occhio di un agente di custodia Thai armato di pistola e fucile a pompa. Arrivati alla prigione avviene la prima conta (ce ne saranno 4) e la prima perquisizione personale. Ogni oggetto personale viene sequestrato, eventuali medicine verificate da un infermiere che ne scarta il 90 per cento. Io avevo delle pillole antiallergiche e dovetti questionare per tenerle. Ogni bene viene elencato e il detenuto firma per conferma. I soldi vengono contati e versati sul conto del singolo detenuto. Vicino a me, quando feci il primo “check-in” al Carcere Centrale di Chiangmai (CMCP), il kapò (chiamavo così i detenuti che rivestivano compiti di “polizia interna” per conto dei secondini, vestiti in pantaloncini neri e camicia bianca, con bastoni di legno al fianco) contò 5.000 Baht ad un detenuto Thai e gli fece firmare una ricevuta per 2.000. Seppi poi che rapinare i nuovi entrati era consuetudine. Il secondino incaricato della “prima accoglienza” prende la sua parte. Dopo esser stai contati, perquisiti e privati di ogni effetto personale, ai detenuti sono tolte le manette e vengono fatti passare attraverso la porta corazzata che fa accedere alla prigione vera e propria. Qui avviene la seconda conta, il controllo dei vestiti ed una perquisizione accurata.


Questo secondo avvilente controllo avviene all’aperto nel cortile del centro di sicurezza della prigione il cui accesso non è consentito alla popolazione normale. È la sede della sicurezza del carcere. Ogni detenuto deve spogliarsi nudo in mezzo al cortile e i suoi vestiti ed oggetti di toeletta, filtrati dal primo controllo, vengono passati al setaccio. Poiché i detenuti all’interno del carcere non possono portare pantaloni lunghi questi vengono tagliati indipendentemente dal valore. La prima volta ci rimisi un paio di braghe da sartoria…. Ogni detenuto deve accosciarsi nudo e, a gambe divaricate, fare delle flessioni tenendo le braccia dietro la testa per evitare che abbiano qualcosa nascosto nell’ano. I capelli vengono controllati quasi uno per uno. Un giorno vidi una perquisizione condotta il sabato pomeriggio quando il Tribunale mandava i condannati della mattina. Trovarono piegati nelle cuciture dei vestiti di un Thai 4 biglietti da 500 baht cadauno, e due da 1000 baht in mezzo ai capelli lunghi e ricci; i soldi sono assolutamente vietati all’interno del carcere, averne è una violazione da isolamento. Dall’ano gli uscirono fuori due buste di pillole (Yabaa cioè anfetamine). Il ragazzo (avrà avuto 22 anni) era un esperto, ma più di lui lo era chi lo perquisiva, che era poi l’anima dannata del vice direttore e che praticamente amministrava l’interno del carcere per suo conto (scontava 15 anni per aver rubato circa due milioni di $ alla Società per cui lavorava, di anni gliene avevano dati 30 ma lui si era dichiarato colpevole e gli avevano cassato a metà la sentenza: uscirà fra tre anni, se non lo ammazzano prima gli altri detenuti). I soldi li sequestrò il capo della sicurezza di servizio, le anfetamine non si sa che fine fecero e il ragazzo si beccò più di venti bastonate sulla schiena davanti a tutti. Bastonate dure che lo lasciarono a terra svenuto. È morto dopo tre giorni per le emorragie interne e hanno dichiarato alla polizia che era cascato dalle scale. L’ho visto morire senza esser curato adeguatamente. All’epoca ero ricoverato per i postumi di una brutta operazione in infermeria e lui era sdraiato a tre giacigli da me. Siccome morì durante una festa infrasettimanale lasciarono il corpo coperto sul giaciglio tutto il giorno in attesa della Scientifica che venne intorno alle 3 del pomeriggio (era morto durante la notte). Con 38 gradi all’ombra non lasciava profumo di rose e alcuni in quella cella/corsia erano così malati che non potevano muoversi dal pagliericcio.

Passata questa conta e queste umiliazioni attuate davanti a quindici / venti detenuti-kapò e quattro o cinque guardie senza nessun infermiere presente, i neo ospiti vengono portati a mensa, cioè ad alcuni tavoli delle cucine dove possono ricevere un pasto caldo. I primi tempi della mia detenzione nella CMCP il cibo era orripilante, con rare eccezioni. Il riso era buono, non quello marrone che servono per esempio nella prigione di Bangkok, che sa di terra. Riso bianco, era Kao-niao cioè riso cotto al vapore in mezzo a lenzuoli di cotone. Dopo aver mangiato i detenuti vengono portati ai bagni a lavarsi. Lavarsi in un carcere Thai vuol dire usare una vaschetta di plastica per raccogliere acqua da enormi vasconi di cemento pieni di acqua stagnante, raramente pulita (a Chiangmai vengono puliti con spazzoloni e sapone da bucato ogni 5 settimane), bagnarsi, insaponarsi e sciacquarsi. A Chiangmai lo si può fare ogni qualvolta si può accedere ai servizi, nella prigione di Bangkok no: un kapò si issa sul bordo del vascone e con un fischietto comanda le abluzioni di quelli di turno al lavaggio. Primo fischio sciacquarsi, secondo smettere di buttarsi acqua addosso e insaponarsi, terzo fischio sciacquarsi, quarto andarsene e avanti i prossimi. Intervallo fra un fischio e l’altro? 15/20 secondi. Siccome i vasconi rimangono con l’acqua ferma per tutto il giorno e tutta la notte vi bevono uccelli, ratti, gatti e non è raro rinvenirvi fatte di uccello o di animali.

Finite le abluzioni e asciugati (quelli che non hanno un asciugamano si asciugano all’aria...) i neo detenuti vengono contati e portati alle celle di transito. Quattro stanzoni abilitati ad ospitare 38 persone (fuori ci sono i diagrammi con le piantine di ogni cella e i letti stilizzati col numero massimo di ospitabilità) ma la media di ospitalità varia a seconda di quanto i Tribunali riempiono il carcere. Mai meno di 60 per cella. Con due cessi alla turca, ognuno con una piccola vasca di acqua vicina e una diecina di bidoni di riserva (ché l’acqua viene distribuita dalle 6 del mattino alle 6.30, dalle 10 alle 10.30 e, talvolta (se il secondino che la dovrebbe aprire non è ubriaco o non dorme o non vuole alzarsi), dalle 23 alle 24. Nelle celle di prima accoglienza c’è un nucleo di detenuti fissi, fra cui kapò/istruttori che devono insegnare ai nuovi arrivati come ci si comporta. Tutte queste procedure avvengono fra le 17.30 (orario dell’ultimo “autobus” per il carcere) e le 19.30. I neo detenuti vengono aggregati agli arrivi dei giorni precedenti e si ammucchiano in spazi di nove metri per quattro, che siano 20 o 40 poco importa. Devono concentrarsi lì, perché il resto dello spazio è tenuto dagli altri detenuti che sono veterani e occupano i posti migliori, un poco più larghi.
Nelle carceri thai si dorme per terra, spesso su pavimenti di cemento coperti dal linoleum. Quando io ero a metà della mia esperienza avevano iniziato a consegnare alcuni materassini piegabili in tre parti lunghi non più di 170 cm. Larghi 50 e spessi 5. In precedenza chi non si poteva procurare un materassino dormiva per terra. Se si avevano abbastanza sigarette (una stecca) durante il week end si ordinava ad alcuni detenuti un materasso fatto di 5 coperte (lavate e disinfettate) cucite insieme come un materasso di una volta... molto comodi ma dovevano essere di ingombro identico a quelli d’ordinanza altrimenti si rischiava che un secondino li sequestrava e li portava via.

Arrivati nelle celle inizia l’educazione carceraria che in molti casi è identica a quella che si fa per l’addestramento delle reclute militari. Alle 20 tutti in piedi per l’inno nazionale/ammaina bandiera e le preghiere per il Re. Dopo si distribuiscono le coperte (2 a testa) e si preparano i giacigli per la notte, perché alle 21 squilla il coprifuoco. Le celle sono stanzoni rettangolari aperti su tutti i lati con muretti di un metro e sbarre fitte fitte fino al soffitto. La luce non viene mai spenta e sul soffitto funzionano dei ventilatori. Vengono assegnati turni di guardia a un detenuto, che veglia sugli altri per due ore (dalle 21 alle 7 del mattino, cinque per notte) e si presenta all’arrivo del secondino di turno sull’attenti elencando quanti presenti ci sono, quanti sono ricoverati ecc. Io in due anni e qualche giorno a Chiangmai ne ho visti sei o sette fare il giro di ispezione. Alcuni con il fucile a spall’arm, altri ubriachi di alcol o di sonno, strascinando i piedi e trascinandosi il fucile, che dicono sia sempre carico, per la cinghia.

Questo è solo l’inizio di un calvario che ogni giorno ha luogo. A volte ti svegli la notte, stretto fra gente che russa, sospira, piange, sogna e altro…., con le luci al neon che ti accecano, un caldo soffocante poco mitigato dai ventilatori, circondato da sbarre e pensi che stai avendo un incubo. E quando realizzi che non è un incubo rischi di perdere la ragione. Io quasi la ho persa e solo la mia tigna di Romano mi ha salvato. Onorevole Pannella che ne pensa? (continua)

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Commenti

 
  • Valter
    #1 Valter

Sono molto dispiaciuto della tua esperienza Chang Mai,citta che amo moltissimo in cui ho vissuto per tre anni,ma non mi dici nulla di nuovo:specialmente a Chang Mai la polizia era particolarmente corrotta.Mi ricordo che due volte alla settimana si tenevano enormi posti di blocco con lo scopo di ricattare tutti i motociclisti che giravano senza casco e patente(praticamente tutti).Io tiravo sempre dritto e non mi fermavo mai.Non mi hanno mai inseguito perche' avrebbero perso tempo e quindi altra gente da fermare

Inserito 13 maggio 2011 ore 15:25
 

Questo tipo di corruzione è niente, e hai rischiato! perchè se ti beccavano ti arrestavano e tenevano in guardina 48 ore e poi ti portavano alla Small Court. Non fermarsi ad un alt della Polizia è un reato del Codice Penale Thai (seconda Parte, Reati Minori)che si paga con dieci giorni di carcere , multa ed espulsione. 10 giorni in una sezione del carcere che è sotto terra e da cui non puoi mai uscire, ma solo pregare coi Thai, fare ginnastica e stare seduto in terra. hai rischiato Valter, credimi, anche l'espulsione con da 2 a 4 anni di divieto di tornare in Thailandia, secondo la nuova legge sull'Immigration. Meglio se ti fermavi e mettevi sotto la Patente 50 Baht, loro felici si prendevano quei 4 soldi e li facevi contenti!

Inserito 13 maggio 2011 ore 18:33
 
  • Valter
    #3 Valter

Una volta addirittura non mi sono fermato ad un posto di blocco che avevano fatto alle tre del mattino.Divertente e pittoresca fu la reazione di un tuo connazionale a bordo della mia vettura.Un'altra volta ingenuamente uscii per il visto al confine Tachilek e mi dimenticai la certificazione dell'ufficio Thai che era leggermente distaccato(te la racconto un po alla rinfusa...sono passati quasi dieci anni).Mi chiamarono dopouna settimana convinti che il mio visto fosse scaduto.Il mio socio mi diede del pirla e mi raccomando' di andare subito possibilmente ben vestito per chiarire il tutto.Cosi' feci e mi limitai a pagare una multa di 800 bath per ogni giorno di ritardo.Nello stesso periodo un membro della famiglia Agnelli,mi pare,cerco' di rimediare alla stessa dimenticanza facendosi il timbro da se'.Appena se ne accorsero fini' dritto in cella e l'indomani lo ritrovarono impiccato.Forse l'unica volta che rischiai fu quando esasperato dal padrone cinese di una casa nuova che avevo affittato,che non voleva levarmi i suoi vecchi mobili,con la pretesa di farmi lasciare i miei nuovi in mezzo alla strada e di avere un rimborso di 5000 bath per un ora di lavoro del suo dipendente mentre in realta' avevamo fatto tutto io,mia moglie e mia cognata ed esasperato dalle imprecazioni da me rivolte in Thai accompagnate da dispregiativi"FARANG",gli buttai giu' dagli scaffali del suo negozio dove mi trovavo un po' di scarpe.In seguito venni spintonato da questo omino e minacciato dall'altrettanto minusxcolo fratello con una spranga.In seguito venni caldamente dal mio socio di presentarmi nell'equivalente del nostro commissariato,perche' grazie a falsi testimoni l'omino mi aveva denunciato per percosse.Mi beccai solo schiamazzi e una multa di 4000 bath con la garanzia che non sarebbero andati all'omino,che intanto continuava a provocare all'interno del commissariato e precedentemente aveva minacciato di morte il mio collega.Si scopri' in seguito che aveva forti ganci con polizia ed esercito.Forse erano anni diversi dai tuoi e c'era piu' tolleranza,comunque gia' allora(2001) sentivo gia' parlare del famigerato carcere di Chang Mai

Inserito 13 maggio 2011 ore 19:09
 
  • andrea
    #4 andrea

Ciao, mi spiace molto per la tua esperienza,scusa,potrei chiederti per quale ragione eri detenuto in Thailandia? Saluti. Andrea.

Inserito 14 maggio 2011 ore 09:50
 

Mi avevano accusato in entrambi i casi di furto, accusa da cui sono stato scagionato con formula piena in Tribunale. Per mia soddisfazione personale ho conservato la traduzione della sentenza da parte del Consolato Italiano a Bangkok.

Inserito 14 maggio 2011 ore 10:24
 
  • Eddy
    #6 Eddy

e ti sei fatto quasi 3 anni di carcere senza aver commesso alcun reato???Porca vacca,ma vivi ancora in Thailandia???

Inserito 15 maggio 2011 ore 15:40
 

No Ma ci tornerò

Inserito 15 maggio 2011 ore 15:45
 
  • io
    #8 io

ciao erpidi avrei bisogno di contattarti privatamente è possibile? ciao grazie

Inserito 15 maggio 2011 ore 15:46
 

mandami qui il tuo indirizzo email e ti contatterò direttamente

Inserito 15 maggio 2011 ore 15:51
 
  • io
    #10 io

marteluna(chiocciola)email.it grazie

Inserito 15 maggio 2011 ore 16:01
 
  • Pietro
    #11 Pietro

che storia incredibile, da non credere... io amo la thailandia ma spero che non mi capiti mai una disavventura del genere

Inserito 15 maggio 2011 ore 18:46
 
  • marco
    #12 marco

Ciao, menomale ne sei uscito, vorrei leggere molto di più di questa tua esperienza nelle famigerate carceri thailandesi, hai scritto un libro? attualmente ci sono altri italiani dentro a questo inferno?

Inserito 22 dicembre 2011 ore 11:36
 

non so se ci sono ora so che gli Italianidopo Australiani ed Inglesi erano all'epoca i + detenuti, per droga soprattutto. Il libro lo sto scrivendo, appena uscirà ne farò pubblicità qui, se me lo permetteranno grazie!!!

Inserito 22 dicembre 2011 ore 11:40
 
  • marco
    #14 marco

so che ci sono altri libri tipo "the damage done", questo tizio si è fatto 12 anni al bangkok hilton, allucinante, però sono tutti in inglese...dai che fai il botto! curiosità: ma il leggendario(a modo suo purtroppo)Bangkwang che tu sappia è assolutamente il carcere peggiore della thailandia o c'è di peggio?

Inserito 22 dicembre 2011 ore 12:11
 
  • Luli
    #15 Luli

Io sono stato in carcere a suratthani e a chonburi ma sinceramente mi sembri un po' troppo romanziere! In Italia non è che sia poi così meglio! Come in tutti i paesi e una questione di soldi! La con 2 euro al giorno mangi almeno!

Inserito 5 dicembre 2013 ore 01:07
 
  • Luli
    #16 Luli

Io in più di un anno non ho mai avuto il conforto ne di ambasciata, ne di associazioni caritatevoli, che per quanto tu aggredisca, alla fine ti portavano dei doni! Che poi ci mangino pure, vedi Caritas in Italia! Visto che suscita così interesse una carcerazione in Thai potrei pensare di scrivere anche la mia di avventura. Io al contrario di te ho seri motivi per denunciare la totale indifferenza dell'ambasciata che anzi a pena scontata ha pure provato a farmi pagare servizi mai erogati! Era metà anni 90 circa! Comunque ogni persona vive queste esperienze con occhi diversi! Certo che le condizioni di detenzione sono quelle che hai descritto, ma scusa la cauzione? Nel sistema penale tailandese a differenza di quello italiano esiste questa opportunità e dal canto loro le autorità immaginano che uno straniero che viva la abbia dei risparmi , e a meno che siano decuplicate parlo di 2 3 mila euro!!

Inserito 5 dicembre 2013 ore 11:21
 
  • erpidi
    #17 erpidi

Alcune precisazioni: io son stato detenuto lì dal 2007 al 2009. Nei primi 3 mesi ho ricevuto una visita dal Console Onorario che non parla Italiano. Poi più nulla. In seguito son riuscito a far arrivare una denuncia contro sia il Consolato, sia il Ministro degli Esteri (Ministro) per omissione in atti di ufficio (323 CP), atto che qualsiasi cittadino può presentare all'A.G.. Appena passata agli atti, BOUM! sono arrivati a palla e mi hanno assistito come avrebbero dovuto fare dall'inizio, salvandomi la vita perchè i "missionari" fecero di tutto perchè io mi uniformassi all'establishment, cioè mi dichiarassi colpevole (sono stato dichiarato innocente e scarcerato) e fossi per loro una fonte di reddito continua per altri 5/6 anni, inoltre gli stessi "missionari" (che Dio li stramaledica, se esiste) hanno rubato nello stesso periodo bei soldoni ad un altro detenuto che scontava la sua pena con me, un Austriaco ed hanno commesso una serie di fattacci che ho riportato al DPT of prison Thai provocando una serie di ispezioni ed altri casini a quei secondini loro complici. Fatti e azioni che preferisco astenermi dal divulgare. Ormai son passati 4 e ancora ho gli incubi la notte al riguardo, per non parlare delle cicatrici e dei segni che porto addosso. La "pagantua" o cauzione? la avevo avuta, ma poi mi fu ritirata. E' un'altra storiaccia.

Inserito 5 dicembre 2013 ore 12:36
 

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