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Cosa Succede In Un Carcere Thailandese [3]


15 maggio 2011 ore 13:04   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 7170 persone  -  Visualizzazioni: 9561

Cosa succede in un Carcere Thailandese [3]. Il carcere Thai è l’unica prigione dove nella sezione maschile puoi trovare stesi ad asciugare reggiseni e perizoma da donna. Ma donne non ce ne sono detenute. Per la legge Thai anche se operato un transessuale rimane un maschio e va detenuto con gli uomini, fra gli uomini. Ciò significa che quelli che i Thai chiamano Katoei sono ospiti in quell’istituzione senza remore o isolazionismi di sorta. Katoei è un sostantivo che include sia i transessuali operati sia i non operati. L’unica separazione è per gli operati che non possono mescolarsi alla popolazione ordinaria e vengono rinchiusi e tenuti in una sorta di semi isolamento.

Quando io ero lì ce n’era uno di fisso (scontava una pena per droga), un altro fu liberato pochi mesi dopo il mio ingresso (aveva scontato una pena di 5 anni per aver avallato un prestito non pagato) ed un altro fu detenuto alcuni mesi, per cosa non so. Tanto per far capire l’ambiente racconto un episodio. La mattina gli operati, che dormono in celle piccole, isolate da svariati cancelli dal resto della popolazione, scendono dal quinto piano per arrivare a dove passeranno la loro giornata: il centro di sicurezza (chiamato anche Saladaeng, non chiedetemi perché, è il nome di un normale quartiere di Bangkok) i cui uffici tengono puliti ed ordinati. Una sera dopo le 18 fu incarcerato un operato che era, per chi è interessato a quel settore della vita, non male. Giovane, 24 anni. Capelli lunghi, alto, smaliziatissmo. Per via del tam-tam tipico di ogni prigione ogni detenuto sapeva di questa “new entry”.
L’ora in cui vengono trasferiti è dopo le 7.45, immediatamente prima dell’alza bandiera, che è il momento in cui tutti i detenuti si riuniscono, allineati e coperti, nell’enorme cortile della prigione per cantare l’inno nazionale ed assistere al discorso propedeutico della giornata tenuto dal Secondino -comandante di turno (non chiedetemi cosa dicono, non l’ho mai capito, né mi sono mai interessato a chiederlo). La prigione è costituita da due ali che si uniscono in un edificio centrale. Queste due ali del quadrato si uniscono da una parte con il laboratorio di falegnameria (un edificio a quattro piani) e con il quarto lato che è costituito dalle docce, dalle Latrine, (questo è il solo lato della prigione con mura alte 4/5 metri e sorvegliato da Secondini armati), le file degli stipetti che servono ad ogni detenuto per custodire gli effetti personali che non può tenere in cella, e le cucine.


I corridoi su cui si affacciano circa centocinquanta celle e che sono percorribili, guardano all’interno del cortile per cui da questo si vede chi cammina nei corridoi (tutti finestroni con sbarre e reti metalliche solidissime). Quando questa “new entry” comparve all’inizio del corridoio tutti (e dico tutti!) i detenuti che erano schierati nel cortile ristettero a guardare all’insù; 1.500 persone che all’inizio in silenzio poi con un brusìo crescente seguirono ogni passo dei due Katoei. Quando la “new entry” salutò gli spettatori con la mano tutti e 1.500 scoppiarono in urla, fischi ed applausi da stadio. Io, che pur ero e sono rotto all’attenzione che i Katoei attraggono in molti maschi, mi guardavo intorno basito. Ovvio che questo ultimo signorino usò questo sua gran popolarità a proprio vantaggio, per ricevere regali e per scegliersi non uno, ma più di un paio di amanti fra i kapò più autoritari, che spesso si azzuffarono per godere delle sue grazie. E ribadisco “godere”.

Nei week end le regole di segregazione dei detenuti nei vari laboratori dove lavorano non valgono e i detenuti possono girare e restare liberamente fra le latrine, negli spazi degli stipetti, nel cortile e nelle mense e fare quel che vogliono, dormire, mangiare, guardare i film nella enorme sala mensa principale, giocare a calcetto o a pallavolo. Una parte delle latrine viene occupata dai vari Katoei e dai loro boy-friends per permettergli di esercitare le loro voglie di sesso. In taluni casi molti di loro si prostituiscono. Del resto molti di loro da liberi vendono per soldi i propri favori, per cui quel che cambia è solo il corrispettivo economico, fuori i soldi dentro sigarette o caffè o qualsiasi oggetto di valore si possa offrire. La notte invece i Katoei e gli omosessuali dichiarati sono rinchiusi tutti nella stessa cella (la 35 del quarto piano). La maggior parte di questi Katoei (e si badi bene è una parola che scrivo e leggo in maniera assolutamente non dispregiativa) sono le persone che materialmente mandano avanti l’amministrazione spicciola all’interno del carcere e debbo ribadire che lo fanno in maniera egregia, sempre meglio di quel che i secondini sappiano fare. Sono gli unici oltre ai secondini/warders a poter toccare i computer del carcere (senza internet, ma in rete fra loro) o i telefoni interni, tengono scrupolosamente la contabilità e l’amministrazione per conto dei Secondini.

Se io avevo bisogno di qualcosa velocemente o di un’informazione anche un poco riservata andavo da Kemenan, un Katoei con cui avevo fatto amicizia, che era responsabile del centro educativo (biblioteca, scuola, barberìe) che parlava un ottimo inglese ed infatti spesso faceva da interprete fra me e molti Secondini. Ovviamente compensando i favori richiesti o con sigarette o con del cibo esterno che i missionari ci mandavano dentro. Spesso solo per reciproca amicizia. Infatti giocavo sovente a scacchi col suo fidanzato o con lei o gli/le insegnavo l’italiano. Entrambi scontavano lunghe pene, lui 20 anni per droga (mi pare 700 anfetamine) lei/lui 10 anni per truffa ed appropriazione indebita. Aveva le tipiche isterìe di quei personaggi, ma per me trattare con loro non è mai stato un problema. Sono dell’opinione che una volta chiarito con questi tipi che non hai le loro tendenze e che li accetti per quel che sono si riveleranno persone squisite ed amici sinceri.

Questa amicizia di Kemenan si manifestò quando fu chiamata a tradurre nell’inchiesta per alcuni fattacci in cui io ed un altro detenuto Americano fummo coinvolti. John ed io eravamo fatti oggetto a pressioni e minacce perché entrambi ci rifiutavamo di dichiararci colpevoli alle accuse (e lui come me fu prosciolto anche se non con formula piena). Lui era detenuto per presunto possesso di dollari falsi, ma gli stessi dollari a lui attribuiti come falsi furono rinvenuti (due anni “dopo” il suo imprigionamento) a Bangkok in un altro caso di falsità, questo sommariamente per far capire la esigua sostenibilità delle accuse che venivano rivolte. C’era nella prigione di Chiangmai una sorta di malaffare che vedeva le sovvenzioni umanitarie ai detenuti stranieri gestite da un’organizzazione missionaria che ne intascava una buona parte senza destinarla a noi stranieri. John ed io, gli unici due stranieri che rifiutavano di accettare le accuse, venivamo pressati dal di fuori da questa organizzazione (c’era un risvolto economico: se noi ci confessavamo colpevoli erano due sovvenzioni garantite per 4/5 anni almeno…) e dall’interno dalla longa manus dell’organizzazione, tre detenuti (due Australiani ed un Iraniano che aveva abiurato l’Islam) che pur di convincerci ci avevano isolato, con minacce e pressioni spesso fisiche. Una Domenica fummo assaliti fisicamente a mensa dinanzi ad un paio di secondini che intervennero con alcuni kapò a difenderci. Su pressioni “esterne” e per evitare che quello che avevamo chiesto, cioè di informare sia la Polizia per presentare denuncia sia i nostri Consolati, tracimasse in uno scandalo, la Direzione del carcere ci convocò tutti, i tre assalitori, noi due e i testimoni e Kemenan per fare da traduttore.

I testimoni che erano fra l’altro quattro kapò fra i più autoritari e corretti della prigione dichiararono di esser intervenuti per difenderci dagli attacchi fisici dei tre (a cui avevamo badato di non reagire, con uno sforzo immane). La Commissione d’inchiesta ci convocò per mediare un accordo. Che rifiutammo fermamente. Parlai io, perchè John mancava della freddezza necessaria e non parlava una parola di Thai. Di fronte al Vice Direttore e a quattro dei più autorevoli secondini, fra cui quel Bootang che già mi aveva difeso quando fui picchiato alle spalle dal Secondino/carogna e che si rivelò il più decente fra tutti, insistemmo di presentare denuncia alla Polizia e di far sì che i nostri Consolati fossero informati anche delle minacce di morte che avevamo subìto e che tutti avevano inteso. Kemenan traduceva perfettamente. Alla fine quando il Vice insistette con la frase: ”Questo non è possibile, non si può fare!” (cioè non si poteva far intervenire la Polizia) io domandai, glaciale: “Perché no? la Legge del Re [di Thailandia] non si applica all’interno del carcere di Chiangmai?” E gli citai l’Articolo del Codice Penale Thai (che ormai avevo imparato a memoria, sono “solo” 213 Articoli..) per la tentata aggressione. Siccome era presente il Kapò/traduttore ufficiale, i Kapò chiamati a testimoni e tutta la riunione era stata registrata (su nostra richiesta) con tre diversi registratori, il Vice, arrossendo, dovette far buon viso a cattivo gioco ed ammettere che una riconciliazione era impossibile, accettando di chiamare la Polizia ed avvisare i nostri Consolati. Ottenni anche che una nostra lettera ai nostri Consolati uscisse immediatamente, sigillata, con la descrizione della situazione.

Ovviamente i Consolati si scatenarono, così come il Dpt. Of Corrections (Dipartimento delle Carceri) che in termini di due settimane sostituì Direttore, Vice direttore e Responsabile della Sicurezza, allego la copia della lettera che il Consolato Italiano spedì al carcere. Una delle loro iniziative atte a difendermi. Venne la Polizia, presentammo la denuncia. I tre si presero una multa consistente (e l’Iraniano non aveva soldi per pagarla per cui glieli prestarono i due Australiani), una riduzione dei benefici che gli spettavano per la buona condotta fin lì tenuta (gli si allungò di media un anno e mezzo a testa di carcere) e l’ordine di stare lontani da noi. Ci furono dei risultati. Di fronte ai detenuti Thai noi due uscimmo fuori come persone degne di rispetto, alcuni dei Secondini cambiarono atteggiamento verso di noi, in meglio, troppo pochi per proteggerci in seguito però. La maggior parte dei detenuti stranieri ci voltò le spalle isolandoci, quelli che non lo fecero perché erano concordi con noi furono obbligati a farlo con minacce e botte (specialmente un medico Austriaco di 70 anni, con cui ero diventato amico, che scontava una condanna per esercizio abusivo della professione di medico e che fu pesantemente picchiato dai due australiani). Noi fummo duramente isolati anche in altre maniere. Non ci fu consentito di uscire dall’area di sicurezza senza scorta ed anche quella concessa raramente. E fummo affamati. Per sei settimane fui costretto a mangiare A SETTIMANA quattro cosce di pollo fritte, tre pani a cassetta, un poco di riso, e sedici confezioni di Mama (tagliolini liofilizzati), che erano quanto un’organizzazione sanitaria mandava dentro, perché non potevo ordinare cibo fuori e non potevo andare allo spaccio, troppo affollato e quindi rischioso. Ogni tanto riuscivo a farmi accompagnare alle cucine ed ottenere da un amico sei uova sode, di straforo. Era il periodo fra l’altro che per esigenze di bilancio il mangiare nella prigione era diventato per me immangiabile. Una notte ricordo che leggendo in inglese un libro di John Grisham in cui descriveva un pranzo a base di piatti di cucina emiliana mi misi a piangere per la fame….. Ma non mollai un attimo solo.

Cosa Succede In Un Carcere Thailandese [3]
Questo fu il momento in cui gli assalti fisici contro di me iniziarono ad avere una recrudescenza che mi fece finire più volte in Infermeria ed in Ospedale. Nonostante gli interventi dell'Ambasciata, del Ministero della Giustizia Thai (che mandò tre ispezioni in tempi diversi ad intervistarmi, fece effettuare due perquisizioni accurate a tutta la prigione) e della Polizia Thai. Ma questa è un’altra storia. (continua)

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Commenti

 
  • valter
    #1 valter

Suppongo che tu stia preparando un libro giusto Erpidi?

Inserito 15 maggio 2011 ore 17:57
 

sì e un romanzo

Inserito 15 maggio 2011 ore 18:00
 
  • eddy
    #3 eddy

erano molti i detenuti farang nel carcere di Chiang Mai???Ricordo di aver letto di Gordon un tedesco incarcerato con l´accusa di aver assassinato uno svizzero a San Kamphaeng e ad oggi rinchiuso nel carcere di massima sicurezza a Bkk,ma anche di un ragazzo italiano arrestato dalle parti di Mae Sai per detenzione di droga

Inserito 15 maggio 2011 ore 19:43
 

Il massimo è stato di 35 (ivi compresi Indiani e Cinesi). Gordon non lo cosnosco. L'Italiano era figlio di una Thai e di un Italiano. Non aveva droga, anche se lo sciocco l'aveva cercata. Gli diedero un barbiturico che non era consentito vendere invece. Mi ascoltò, insistette perchè analizzassero quello che gli era stato sequestrato e lo rilasciarono (dopo un mese di carcere) dopo il pagamento di una multa e l'espulsione. Se avesse dato retto alla famiglia della madre e ai poliziotti si sarebbe fatto 16/18 mesi. Una amara lezione per un errore da parte di uno dei tanti Italiani che credono di andare in giro per il mondo come se non avessero mai lasciato l'Italia. E per piccole furbate la pagano amaramente. Sul prossimo articolo parlerò dei vari stranieri che incontrai in carcere e dei loro reati.

Inserito 15 maggio 2011 ore 20:11
 
  • crisrodrigo
    #5 crisrodrigo

visto che sei stato cosi' cortese da rispondermi (nella pt2) ne approfitto con altre 2 domande (le ultime, poi smetto): a romanzo ultimato userai uno pseudonimo o il tuo nome vero? (a proposito, meglio cancellare anche la traslitterazione in thai);sei tu quello che scrisse al "messaggero" una lettera che faceva "Caro Direttore, ancora una volta devo informare questo Suo giornale che la nostra Ambasciata in Bangkok lascia molto, molto, molto a desiderare. Non assiste come dovrebbe fare e noi italiani residenti..." ecc. Grazie stammi benone

Inserito 17 maggio 2011 ore 14:36
 

Crisrodrigo, puoi farmi qualsiasi domanda tu reputi opportuna, senza limiti, anche perchè per me queste domande talora sono spunto per altri articoli o per rinfrescare ricordi accantonati. Userò in ogni caso uno pseudonimo, per ragioni di privacy in Italia. I Thai sanno benissimo chi sono anche se cancellassi i rif. in Thai solo io ho armato quelle contestazioni feroci a cui ho solo accennato. E io ,LO RIBADISCO!, non sono in guerra con i Thai o le Istituzioni Thailandesi, ma con quei 20 bastardi, fra guardie i missionari (di cui uno è donna) che mi hanno affamato, isolato, picchiato e che hanno violato i diritti a me spettanti sulla base della legge del Re, che hanno violato spudoratamente per difendere il loro tornaconto. E forse ancora lo fanno, di sicuro sino a Gennaio 2010 continuavano a farlo. Per quel che attiene l'articolo sull'Ambasciata non l'ho scritto io, ho fatto di peggio: quando c'era un Addetto Consolare che ora è stato trasferito era verissimo ed io abbandonato come ero stato da lui e dall'Ambasciata spedii una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma contro Consolato e Min AAEE per omissione in atti d'ufficio (un po' più forte che un lettera al Messaggero..). Fu prima del cambio di Governo. Con il Ministro Frattini alla Farnesina tutto cambiò per me ed io non smetterò mai di aver per lui e per tutti i membri del Consolato affetto e riconoscenza. Sawa-di-khap!

Inserito 17 maggio 2011 ore 17:32
 

Crisrodrigo, puoi farmi qualsiasi domanda tu reputi opportuna, senza limiti, anche perchè per me queste domande talora sono spunto per altri articoli o per rinfrescare ricordi accantonati. Userò in ogni caso uno pseudonimo, per ragioni di privacy in Italia. I Thai sanno benissimo chi sono anche se cancellassi i rif. in Thai solo io ho armato quelle contestazioni feroci a cui ho solo accennato. E io ,LO RIBADISCO!, non sono in guerra con i Thai o le Istituzioni Thailandesi, ma con quei 20 bastardi, fra guardie i missionari (di cui uno è donna) che mi hanno affamato, isolato, picchiato e che hanno violato i diritti a me spettanti sulla base della legge del Re, che hanno violato spudoratamente per difendere il loro tornaconto. E forse ancora lo fanno, di sicuro sino a Gennaio 2010 continuavano a farlo. Per quel che attiene l'articolo sull'Ambasciata non l'ho scritto io, ho fatto di peggio: quando c'era un Addetto Consolare che ora è stato trasferito era verissimo ed io abbandonato come ero stato da lui e dall'Ambasciata spedii una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma contro Consolato e Min AAEE per omissione in atti d'ufficio (un po' più forte che un lettera al Messaggero..). Fu prima del cambio di Governo. Con il Ministro Frattini alla Farnesina tutto cambiò per me ed io non smetterò mai di aver per lui e per tutti i membri del Consolato affetto e riconoscenza. Sawa-di-khap!

Inserito 17 maggio 2011 ore 17:32
 
  • il roccia
    #8 il roccia

Vivo in questo paese dal 1990 , se volete avere info sul tedesco che uccise lo svizzero , ve le faccio avere perche' la sua ex donna thai ha ora sposato un mio amico , sono interessato a questi missionari , vivo a Chiangmai e ho ottime conoscenze in alto loco ! Erpidi se lo riteni di aiuto contattami a ian_solo67@hotmail.com

Inserito 20 giugno 2011 ore 18:29
 
  • DENIXXX
    #9 DENIXXX

molto interessante la tua storia ERPIDI, sembra di riveder MIDNIGHT EXPRESS una cosa solo non ho capito, tu dici che ti avevano arrestato per furto, come e' andata esattamente la cosa, sempre che vuoi raccontarlo SALUTI...

Inserito 23 agosto 2011 ore 01:16
 

La sentenza, ad Ottobre del 2009 (dopo 2 anni di carcere), fu di assoluzione con formula piena ("per non aver commesso il fatto" recita la parte finale dell'atto). La prima sentenza di assoluzione con formula piena, per quel che mi consta, in quel Tribunale negli ultimi anni. Questa parte della storia è nel libro che sto scrivendo.

Inserito 23 agosto 2011 ore 07:15
 
  • il roccia
    #11 il roccia

bhe Erpidi racconta il seguito dai...visto che la condanna non ha toccato solo te !

Inserito 28 gennaio 2014 ore 05:55
 
  • er pidi
    #12 er pidi

mio caro, grazie per l'interesse, MA! su questo argomento e su altri collegati, di storia italiana però che mi ha visto mio malgrado comprimario (di basso grado), sto scrivendo un libro. Non appena riuscirò a trovare un editore (....) te lo farò sapere, ovviamente, chè io non mi nascondo: amo guadagnare!

Inserito 28 gennaio 2014 ore 07:58
 
  • Saigon
    #13 Saigon

Ciao erpidi, per quello che hai passato meriteresti tanta soddisfazione e un po di soldini... una volta uscito il tuo libro. Te lo auguro con il cuore

Inserito 6 gennaio 2016 ore 01:13
 

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