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Cosa Succede In Un Carcere Thailandese [4]


17 maggio 2011 ore 12:14   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 4931 persone  -  Visualizzazioni: 6862

Alcune note sulle Prigioni in Thailandia [4]. Questo episodio mi è stato ricordato da una foto che è stata pubblicata come corollario a dei commenti alla mia storia sul sito www.lathailandia.com. Sovente un’immagine mi fa scattare un ricordo nascosto nei meandri della mia memoria, dei ricordi che vorrei rimuovere per non avere più incubi la notte, ma che forse posso esorcizzare scrivendo.

Nel corso di questa dolorosa esperienza che un mio amico ha definito sfottendomi bonariamente “le mie prigioni” fui detenuto per alcuni giorni nelle prigioni dell’Immigration di Bangkok, prima di esser trasferito al carcere di Bangkok, da cui uscii dopo tre mesi, assolto. Ero in una cella al piano terra, in cui eravamo in sette stranieri alcuni in attesa di esser estradati, altri di esser espulsi, altri di esser spediti in prigione per esser giudicati. La notte la prigione si riempiva di clandestini arrestati. Cambogiani che venivano arrestati a dozzine per esser portati al confine più vicino con la Cambogia (Aranjapathet). Notarella: i pullman usati per portare questi cambogiani al confine poi venivano affittati da quei “caporali” che ingaggiavano lavoratori cambogiani clandestini per farli lavorare in Thailandia. Cosa risaputa da tutti a Bangkok. Ma questa è un’altra storia, altrettanto impressionante.


Dunque spesso la mattina ci si svegliava colla cella piena di cambogiani. Una cella da 30 persone, riempita financo con 100/110 persone. Un giorno di scarsa “occupazione” in serata portarono un cambogiano magro sotto l’effetto di Yabaa (anfetamine). I poliziotti (chè l’Immigration è gestita dalla Real Polizia Thai) lo scaraventarono dentro e se ne andarono. Questo come impazzito iniziò a fare rumore, urlando battendo la testa contro le sbarre, arrampicandosi sui muretti che cingevano l’area bagni e toilettes fino ad arrivare a dei finestroni in alto (3 metri circa) cercava di svellere le reti e le sbarre per andarsene.

Arrivarono i poliziotti e lo tirarono giù, rudemente, ma a conti fatti, colle buone. Tiratolo giù se ne andarono. Lui continuò a fare chiasso minacciando altri cambogiani vicino lui. Quando due poliziotti rientrarono, armati di bastoni, per farlo stare buono, li assalì. In 5 secondi questi lo gonfiarono di bastonate e lo ammanettarono con una mano alle sbarre del lato aperto della cella. E se ne andarono. Questo piagnucolando chiese ad un Inglese vicino a me una sigaretta. Questi gliela diede allungandogli il pacchetto e l’accendino. Il cambogiano se ne accese una e tirò via la carta argentata del pacchetto. Ne fece un striscia e la usò per infilarla nella chiave delle manette. Io, incuriosito mi avvicinai, e vidi che piano piano, esercitando non capivo che azione sulla toppa delle manette e sul meccanismo, era riuscito ad aprirle. Infatti trionfante se le tolse e ricominciò a fare il matto. I Poliziotti arrivarono in un lampo, non più due, ma sei o sette! Te lo riempirono di botte e bastonate e poi lo appesero sanguinante e mezzo incosciente con tutte e due le mani ammanettate a croce alle sbarre, lasciandolo lì, che a malapena poteva reggersi sulle punte dei piedi. Per di più i suoi compatrioti, appena i poliziotti se ne andarono, si avvicinarono e iniziarono a picchiarlo. Alla fine, anche perché il matto si stava urinando addosso, noi stranieri urlando chiamammo i poliziotti e riuscimmo a convincerli a farli tornare, caricarselo e portarlo in infermeria.

Due giorni dopo, mentre io facevo i bagagli per esser trasferito al carcere di Bangkok, il pazzo si presentò fuori dalla cella prima di esser portato al confine ed inginocchiatosi dinanzi a noi ci chiese scusa. Scuse che furono accettate. Io da lì me ne andai al Tribunale e da lì al carcere da cui uscii dopo tre mesi, innocente anche lì e dimagrito di 25 Kg. per un avvelenamento da cibo, ma anche questa è un’altra storia. (continua)

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Commenti

 
  • VALTER
    #1 VALTER

MI RACCOMANDO...QUANDO SARA' IL MOMENTO FACCI SAPERE DEL ROMANZO

Inserito 18 maggio 2011 ore 08:22
 

Valter, ti ringrazio, ma ci vorrà del tempo perchè io possa completarlo. Non è la voglia che manca, ma il tempo o scrivo il libro o mangio. Ci vorrà non meno di un anno a meno che non trovi un ghost-writer valido che mi aiuti. Grazie ancora, entro domani, dovrei pubblicare un altro articolo, dovrei!

Inserito 18 maggio 2011 ore 08:25
 
  • andrea
    #3 andrea

Anche nelle carceri italiane pero' non scherzano mica, guardate cosa e' successo allo Stefano Cucchi e chissa' a quanti altri. Ogni mondo e' paese. Saluti da Andrea.

Inserito 18 maggio 2011 ore 10:26
 
  • valter
    #4 valter

DR.FLORIANA MASTRANDEA,GIORNALISTA SCRITTRICE CONSULENTE...L'HO CONOSCIUTA DUE ANNI FA TORNANDO DA ROMA SUL TRENO CHE VIAGGIAVA CON IL MARITO,UN PARLAMENTARE ,MI PARE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA.UNA PERSONA MOLTO ALLA MANO CHE SI E' MOLTO INTERESSATA A UN FATTACCIO DI MOBBING IN CUI SONO RIMASTO COINVOLTO CON ALCUNI COLLEGA ANNI FA.PENSO CHE LEI POTREBBE DARTI ALCUNE DRITTE ED ADDIRITTURA SPAZIO SU QUALCHE TESTATA.PROVA A CONTATTARLA E A PARLARGLI DELLA GUARDIA GIURATA CONOSCIUTA SUL TRENO(EBBENE SI' LO AMMETTO...MA GIURATA NON PENITENZIARIA)E RAMMENTAGLI CHE ABBIAMO PARLATO DI MIA MOGLIE CHE FACEVA MASSAGGI A ROMA E DEL SUO PROSSIMO LIBRO SULLA FIGURA DEL FIDEL.TI PASSO I SUOI DATI.TRA L'ALTRO E' A ROMA.

Inserito 18 maggio 2011 ore 15:52
 
  • D
    #5 D

ciao Er Pidi, la tua storia è raccapricciante. Avrei bisogno di contattarti via e-mail ma non sul blog come posso fare? Grazie.

Inserito 24 maggio 2011 ore 15:03
 

metti qui la tua email Erpidi

Inserito 24 maggio 2011 ore 15:16
 
  • D
    #7 D

eccola casettamattei1@gmail.com

Inserito 24 maggio 2011 ore 16:38
 

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