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Cosa Succede In Un Carcere Thailandese [5]


17 maggio 2011 ore 13:44   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 4780 persone  -  Visualizzazioni: 6824

Cosa succede in un carcere Thailandese [5]. Parliamo di salute, anzi come la salute viene gestita in un carcere Thai, come la CMCP (Chiang Mai Central Prison). All’atto di essere registrati in carcere, cioè l’indomani dell’arrivo serale si viene sottoposti a una serie di formalità burocratiche. Foto segnaletiche, impronte digitali, dati personali, registrazione dell’impronta del pollice per usare il proprio conto corrente e visita medica. Ogni detenuto ha una scheda clinica che deve ritirare allo schedario dell’infermeria e presentarla. La mattina che si “marca visita” ci si mette in coda all’infermeria. Qui si riceve la scheda clinica, vengono rilevate la pressione e la temperatura e ci si mette in fila. Qui viene il bello, perché si fa la fila davanti all’infermiere, in quanto nonostante una popolazione di 1.500 (e passa) individui non c’era, quando ero lì io, un dottore, ma tre infermieri. Per cui fai la fila davanti e tre sportelli dopo aver dato la tua scheda al kapò responsabile dell’infermeria. Al primo c’è l’infermiere di turno che ti chiede cosa hai, e sulla base di quel che gli dici (e solo di quello) ti prescrive le medicine (manco a dirlo la medicina sempre presente e spessissimo prescritta è la tachipirina o Tylenol), al secondo sportello c’è il “farmacista” che prepara quello che è stato prescritto, al terzo quello che ti consegna le medicine. Tempi medi davanti all’infermiere 15/20 secondi, un po’ di più per il resto.

E si sbagliano di frequente. Io sono allergico a certi medicinali con rischio di shock anafilattico. Dato che ribadii al mio ingresso in quell’inferno e che feci ribadire dal Consolato più volte. Inutilmente. Un paio di volte mi diedero delle medicine antidolorifiche che scatenarono una reazione allergica, per cui necessitai di cure urgenti con iniezioni di antistaminici. Per di più avevo chiesto ai missionari all’esterno di mandarmi dentro delle medicine antistaminiche ce conoscevo, che l’infermeria bloccò dicendo che erano proibite. Mi ritrovavo quindi ogni 4-5 settimane con eruzioni cutanee ed una bronchite che era sicuramente di origine allergica. Alla fine dopo l’ennesima lettera del Consolato (che allego) ottenni di esser portato per una visita all’ospedale esterno.


Andare all’Ospedale vuol dire vestirsi di un completo color ruggine (casacca e pantaloncini) eguale a quella che si indossa per il Tribunale e catene alle caviglie, collegate fra loro, dal peso di 15 Kg., io mi ero cucito dei sospensori che consentivano di evitare che la catena strusciasse per terra e che fanno camminare meno peggio. Perchè la lunghezza delle catene è di un metro, un metro e trenta per cui non cammini saltelli. Perquisizione accurata e poi ti siedi ad aspettare che sia pronto il camion con le sbarre e il secondino che ti deve accompagnare. La media di attesa è di due ore. Esci con il secondino e sali sul camion ed è una fatica immane salirvi sopra colle catene. Arrivi all’Ospedale e ti scaricano davanti all’accettazione, fra la curiosità di tutti. Io alzavo la testa ed assumevo un atteggiamento indifferente, ma sentivo le occhiate di tutti, specialmente dei bambini, brutta sensazione.
Con il secondino vai alla visita e dopo aspetti che gli vengano consegnate le medicine. Fortunatamente i dottori di quell’ospedale parlavano tutti inglese per cui riuscii sempre a ottenere le medicine che mi servivano. Tornato in carcere devi aspettare che l’infermeria ti chiami coll’altoparlante nel tardo pomeriggio per ricevere le tue medicine. Un paio di volte, con eruzioni cutanee tremende ho dovuto aspettare l’indomani per averle perché il secondino che le aveva ritirate e l’infermiere di turno non si erano incontrati il pomeriggio precedente.

Il brutto avvenne quando mi presero i dolori per i calcoli alla cistifellea di cui soffrivo. Mi presero di notte intorno alle due la prima volta e ci vollero due ore per far arrivare l’infermiere. Per emergenza ogni cella ha un fischietto che deve esser usato per avvisare il secondino di guardia. Alla fine arrivò l’infermiere il quale insisteva per darmi dei digestivi, dicendo che era un’indigestione, quando mi vide rotolarmi a terra dal dolore si convinse a farmi un’iniezione al braccio di anti dolorifico, attraverso le sbarre ovviamente.

Cosa Succede In Un Carcere Thailandese [5]
L’indomani, dolorante presentai domanda scritta per esser visitato all’esterno immediatamente. L’infermiere si rifiutò di farmi andare, dicendo che per un’indigestione era ridicolo correre in ospedale. Fra me e lui non ci fu mai molta cordialità devo dire, anzi spesso l’ho apostrofato chiamandolo un “infermiere specializzato in veterinaria” ed anche in quel caso, dicevo, poveri animali! Due giorni dopo ci fu la crisi tremenda, iniziata alle 11 di sera e continuata finchè alle 7 arrivarono le chiavi e mi portarono a braccia in infermeria, non riuscivo a camminare dai dolori. Lì mi fecero una flebo credo di antidolorifico, ma con poco risultato, i dolori continuarono e di brutto. Finchè, dopo che presi per la collottola il solito infermiere e si può dire che lo tolsero dalle mani (a quel tempo ero già stato picchiato, affamato, isolato per cui ero furioso, anche perché si avvicinava il giorno della prima Udienza e la prigione si rifiutava di chiamare il mio avvocato), ci si convinse che stavo male. Alle 15 fui portato in Ospedale con una catena da 25 Kg ad una caviglia sola (che gesto di umanità..). Ci vollero 4 infermieri per farmi scendere dal camion e caricarmi piegato in due sulla barella. Dopo un’ora di visite accuratissime la responsabile della TAC (che mi chiese se quei dolori fossero dovuti ad eventuali percosse) stabilì che i miei dolori erano causati da calcoli alla cistifellea e mi disse che mi avevano portato in ospedale appena in tempo. Come se non lo sapessi… era il 28 Febbraio 2009.

Nel mio pellegrinaggio in barella (colla gamba sempre incatenata ad un lato di questa) da una sala all’altra avevo sempre goduto della scorta di due secondini, uno dei quali armati di pistola e fucile a pompa a cui chiesi se era necessario che mi scortasse così armato. Lui rispose che era pronto a spararmi se solo provavo a scappare. Piegato in due dai dolori non ci vidi più e lo mandai in quel posto in romanesco, in inglese ed in Thai, col barelliere che mi spingeva che rideva, perché ero stato molto, ma molto volgare.

Mi ricoverarono in ospedale e per due giorni mi fecero aspettare per fare altre analisi e calmare il dolore, che ormai era il mio compagno costante. Alle 20 di ogni sera mi incatenavano la gamba destra alla spalliera del letto. Mi liberavano ogni mattina alle 7 alle 8 un paio di volte alle 10, per cui io che ho sempre odiato padelle e pappagalli schiumavo di rabbia. Ricoverato il sabato fui operato il lunedì senza che mi fosse consentito prendere nulla per bocca, nemmeno un goccio di acqua. Mi portarono in sala operatoria, sempre colla mia scorta e la catena, alle 16. E io ero letteralmente terrorizzato, solo come un cane, senza vedere o sentire nessuno, nemmeno il Consolato, prostrato dal dolore dalla debolezza non mi vergogno di dire che avevo una paura tremenda. In più ci si mise il secondino che voleva a tutti i costi incatenarmi al letto della sala operatoria e che fu cacciato dalle infermiere. Giuro, quando mi addormentarono non me ne resi conto dal panico che avevo.
Stetti in ospedale fino al 7 Marzo ogni sera incatenato al letto (meno una in cui il secondino si fidò e non mi incatenò, che ero stupido? Io lottavo per la mia innocenza e evadevo? e dove andavo?). la piaga di quella catena la ho ancora e penso mi accompagnerà fino alla morte.

Al ritorno in carcere fui ricoverato in infermeria a lungo. Avevo una cicatrice dall’ombelico allo sterno e le condizioni igienico sanitarie dell’infermeria non aiutavano. La infermeria del carcere è composta da una sala di entrata, la sala delle medicine e degli infermieri e tre celle/corsie, tutte che si affacciano su un corridoio. Alla fine del corridoio lo stanzone dove ogni giorno dalle 13 alle 14 si fanno le medicazioni ed infine la mensa. La notte le celle vengono chiuse e c’è un infermiere di guardia salvo la notte fra domenica e lunedì dove nessun infermiere è presente, ma un secondino. Uno dei personaggi più laidi, incompetenti e pigri che io abbia conosciuto.

Tornai per una visita di controllo all’ospedale e lì il chirurgo, persona decente e con una conoscenza dell’inglese rimarchevole anche per un Thai mi diede appuntamento di lì a trenta giorni. Io mi segnai il giorno e quando arrivò chiesi di andare in ospedale. Me lo rifiutarono dicendo che era inutile, per di più il secondino di scorta non aveva segnato la data…. Io avevo dolori e non mi sentivo rimesso del tutto. Protestai vibratamente. Per darmi il contentino mi fecero visitare da due Medici che ogni mese facevano una visita a quei casi clinici che gli infermieri decidevano meritassero. La visita di questi due medicastri consisteva nel chiedere cosa avevi, palparti l’addome attraverso la maglietta e basta. Quando io dissi che avvertivo dolori e che ero debole più di quanto il chirurgo avesse previsto e che non mi era stata concessa la visita di controllo prevista, loro mi ignorarono senza manco guardarmi. Facevano finta di non parlare inglese, quando uno dei due altre volte mi aveva parlato in un discreto inglese. A quel punto mi alzai e con il mio taccuino in mano chiesi all’infermiere in inglese il nome dei due medici, come mio diritto, quando lui mi chiese perché io dissi che volevo comunicarli alla mia Ambasciata affinchè presentasse per me una denuncia al Tribunale per incuria. L’infermiere (questo era uno veramente a posto) sogghignò e cominciò a dirmeli quando improvvisamente i due si ricordarono dell’inglese e mi garantirono firmandolo il permesso, urgente, ad andare in ospedale per un’altra visita. Il tutto fra la costernazione del secondino responsabile dell’infermeria (il laido di cui sopra), i sogghigni dell’infermiere (degna persona) e le risate dei vari detenuti Thai presenti che mai si sarebbero aspettati di assistere a quella scena.

Bel modo di gestire la salute vero? Ebbene è quel che succedeva ogni giorno e non solo a me, i Thai non avendo Consolati o enti a difenderli sono inermi e molti ci muoiono o escono più malati di quando sono entrati. Se io non avessi avuto il Dott. Midolo e il Dott. Ranieri del Consolato Italiano ad aiutarmi come hanno fatto non starei qui a raccontarla. (continua)

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Commenti

 
  • crisrodrigo
    #1 crisrodrigo

in quel brevissimo periodo che ci sono stato ho temuto di prendermi la tubercolosi, la meta' dei compagni di cella tossiva in maniera spaventosa. poi facevano degli scherzi del cappero ai nuovi arrivi forestieri, riempiendo bottiglie vuote con acqua della turca e offendogliele.

Inserito 18 maggio 2011 ore 12:10
 

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