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Denuncia La Madre (assassina) Per Stalking, Ma Il Tar Gli Dà Torto


17 maggio 2011 ore 23:23   di Liz  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 388 persone  -  Visualizzazioni: 655

Uno studente 26enne dell’università di Pavia, esasperato dai tentativi della madre di riallacciare i rapporti con lui dopo che questi si erano interrotti alcuni anni prima, aveva deciso di denunciarla per stalking. Il Questore di Pavia gli aveva dato ragione, disponendo un “ammonimento” per la donna, che aveva allora fatto ricorso al Tar della Lombardia. E il Tar, oggi, le ha dato ragione.

Nella denuncia, il ragazzo sostiene che la madre si appostava “presso l’Università degli Studi di Pavia”, gli inviava “corrispondenza indesiderata” e lo chiamava in continuazione. Questi comportamenti “sarebbero aumentati in considerazione della vendita di un immobile di proprietà” del ragazzo, il quale era stato costretto “a cambiare le proprie abitudini di vita per non essere da lei rintracciato (ad esempio avrebbe dovuto cambiare due dimore, utenze cellulari, abbandonare vecchie amicizie e luoghi frequentati in passato)”. Il ragazzo sosteneva che gli atteggiamenti della madre gli avevano provocato “un grave stato d’ansia e di paura”.


Non aveva tutti i torti, il giovane. Perché sua madre, Letizia Natale, ex commercialista ed ex assessore comunale al Bilancio per la Lega Nord, ha scontato sei anni di carcere per l’omicidio del padre. Il delitto era avvenuto il 12 maggio 2003, quando la donna aveva noleggiato un’auto con la quale aveva investito e ucciso il padre Augusto mentre usciva dalla casa della sua compagna. I rapporti tra i due erano sempre stati pessimi e a scatenare il tragico epilogo era stata probabilmente un’eredità in arrivo dall’America. A Letizia era stato riscontrato un forte esaurimento psichico e le era stata quindi riconosciuta la seminfermità mentale. Condannata a 13 anni in primo grado, in appello la condanna era stata ridotta a 10 anni. Alla fine, grazie all’indulto, la donna era uscita dal carcere nell’ottobre 2009, dopo 6 anni e 4 mesi di reclusione.

Il figlio, intanto, aveva deciso di tagliare completamente i ponti con lei, che però, una volta uscita dal carcere, ha cercato insistentemente di ricucire i rapporti. Di qui la denuncia, l’ammonimento da parte del questore, ed ora la sentenza del Tar, che ha dato ragione a Letizia. Per configurare il reato di stalking, scrivono infatti i giudici, “si richiede un comportamento oggettivamente ‘minaccioso’ o ‘molesto’, posto in essere con condotte reiterate”. “Non si vede come possa integrare il presupposto appena descritto il tentativo di una madre di venire a conoscenza del luogo in cui abbia la residenza il figlio, chiedendo informazioni presso conoscenti, o l'invio di due e-mail e due sms, o due colloqui in Curia alla presenza di terze persone”. Non configura una molestia “il carattere patrimoniale delle richieste (fondate o infondate che siano) avanzate da un genitore nei confronti del figlio, per quanto possano apparire bizzarre agli occhi di un estraneo”. Quindi “il decreto di ammonimento non può essere utilizzato quale strumento per ingerirsi in situazioni di pura conflittualità familiare, per quanto esasperata”.

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