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Egitto In Crisi Alla Vigilia Delle Elezioni


27 novembre 2011 ore 12:55   di Davidesim92  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 345 persone  -  Visualizzazioni: 546

Sono ancora ore decisamente difficili quelle che stanno passando le migliaia di manifestanti in Piazza Tahrir. Siamo ormai giunti alla decina di giorni consecutivi di proteste e la situazione sembra non volersi calmare. L'uso della forza, e molte volte anche di una violenza spropositata, sta animando quella che da l'impressione di essere la pagina più buia della storia egiziana degli ultimi dieci anni, dopo la rivolta iniziata il 25 Gennaio scorso.

Questa abnorme quantità di violenza è dimostrata in tutta la propria esponenziale crudeltà dalle autorità che stanno cercando di far mantenere la calma, in modo tanto aggressivo quanto brutale. I morti già accertati sono 41 ma ci sono molti che potenzialmente non sono ancora rientrati nel conteggio. I feriti hanno superato le 2000 unità e questi dati lasciano un sapore amaro e alquanto allarmante.


Ma uno dei tanti eventi che sta facendo impazzire la folla sono le violenze che un poliziotto ha inferto ai manifestanti. Sembrerebbe infatti che un uomo, identificato dai dimostranti come Mahmoud Sobhi El Shinawi, sarebbe responsabile di atti di mera singolarità. E' stato soprannominato il “Cacciatore di Occhi”. Questo in virtù di quanto ha fatto nel corso di questi giorni e non solo. Cinque sono state le sue vittime e, a tutte quante, la vita è stata tolta mediante un unico colpo diretto agli occhi. A permettere il suo riconoscimento è stato uno dei manifestanti che aveva già avuto modo di incontrarlo nel Gennaio scorso, momento in cui avrebbe perso uno dei suoi occhi proprio a causa di questo criminale. Centinaia di volantini sono stati distribuiti e la folla è estremamente decisa a far si che a costui venga data una giusta punizione per le sue azioni.

Egitto In Crisi Alla Vigilia Delle ElezioniUn altro punto tragico di quello che sta accadendo è la violenza che si sta propagando a macchia d'olio nei confronti delle donne. Una giornalista ha lanciato una richiesta a tutte le testate giornalistiche del mondo affinché non vengano più inviate giornaliste nei luoghi degli scontri, poiché potrebbero incorrere in quello che è accaduto a lei e che sembra divenire sempre più frequente. Dalla sua testimonianza, pare che sia stata aggredita da giovani adolescenti, picchiata, svestita brutalmente e poi violentata per più di mezz'ora.

Anche l'Ue ormai fa sapere, alla luce di quello che emerge da queste tragiche testimonianze, che la posizione di tutti i paesi appartenenti è unanime e, ognuno, chiede al governo egizio una presa di posizione chiara e netta che rispecchi in pieno la volontà del popolo. Claude Gueant, il ministro degli Interni francese, ha voluto ribadire questo concetto esprimendo di persona il suo dissenso verso ciò che sta accadendo in Egitto e, in particolare, in Piazza Tahrir.

Dal canto loro le istituzioni egiziane hanno provato a reagire e, alla luce delle imminenti elezioni parlamentari di Lunedì 28 Novembre, molti sono stati i cambiamenti invocati e messi in pratica. In primo luogo la nomina a premier di Kamal Ganzouri, malvisto da molti degli oppositori poiché accusato di aver fatto parte del vecchio regime di Hosni Mubarak. Il suo insediamento ha fatto si che le proteste divenissero ancor più violente e incontenibili. A gettare nuova luce sulle speranze della popolazione sono i Fratelli Musulmani, i quali, dopo giorni di silenzio, sono usciti con la propria opinione su ciò che sta accadendo, proclamando la necessità di un governo immediato che rispecchi la volontà dei cittadini, lo stesso che sarebbe in grado di offrire una persona come Mohamed El Baradei, premio nobel per la pace nonché ex direttore dell'Aiea.

Quest'ultimo ha anch'esso espresso la sua opinione verso ciò che sta succedendo, prendendo parte attiva e scendendo in piazza affianco ai manifestanti. Ha annunciato di essere disposto a rinunciare alle prossime presidenziali per avere invece la possibilità di prendere in mano le redini del paese immediatamente, portando così a compimento quelle che sono le richieste della popolazione. E a parere di molti questa sarebbe la soluzione migliore, anche per diversi soggetti non appartenenti allo stato egiziano.

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