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Energia, Nucleare, Petrolio: L' Uomo Tenta Di Piegare La Natura. Dal Giappone Possiamo Imparare


20 marzo 2011 ore 16:26   di Eudaemon  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 353 persone  -  Visualizzazioni: 565

Il disastro nel golfo del Messico e la catastrofe di questi ultimi giorni in Giappone sono solo i più importanti fatti saliti alla ribalta delle cronache nell'ultimo anno in termini di disastri ambientali.

In un caso, nel golfo del Messico, nessun evento naturale ha determinato il disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (gestita dalla BP-British Petroleum). E' stato l'errore, l'incuria umana a determinarlo. I numeri dopo 106 giorni di fuoriuscita incontrollata sono impressionanti:
- almeno 4 milioni di barili di petrolio riversati (1 barile sono circa 159 litri).
- centinaia di migliaia di tonnellate idrocarburi in forma gassosa liberati.


Gli effetti sulla vita non sono valutabili, perché gli effetti si protrarranno per decenni. Gli effetti sull'economia locale è già misurabile, visto che in una vasta regione del golfo del Messico non è più possibile pescare, le coste danneggiate hanno perso interesse turistico.

Nel secondo caso, in Giappone, un terremoto naturale imprevedibile per livelli di magnitudo ma comunque non improbabile, vista la posizione geologica del Giappone, ha messo a rischio l'integrità strutturale di tutti i 6 reattori nucleari dell'impianto nucleare di Fukushima-Daiichi.
A oggi non è possibile quantificare nulla, anche perché le notizie che si susseguono di ora in ora danno solo una misura della gravità e dell'attenzione del governo nell'emettere comunicati che se mal "gestiti" darebbero sicuramente luogo a comportamenti non controllabili della popolazione giapponese.

Un ordine di grandezza degli effetti che questo disastro potrebbe dar luogo, si può stabilire cercando su internet informazioni sul disastro di Cernobyl'.

La considerazione che nasce spontanea tuttavia è la seguente, la pericolosità delle nostre azioni. Sfruttiamo e pieghiamo la natura, il nostro ambiente, alle nostre esigenze senza tener conto:
- degli effetti a lungo termine nell'uso di certe energie.
- degli effetti generati da disastri accidentali e non.

Siamo alla strenua ricerca di energia, la richiesta mondiale è in crescita continua quasi esponenziale, spinta anche e sopratutto dallo sviluppo industriale in nazioni come la Cina, l'India e\o comunque da tutta la regione est-asiatica. Quello che però manca ancora in tutte le sedi decisionali più importanti è la volonta di limitare i consumi e\o migliorare il rendimento energetico di tutto il nostro sistema.

Il rendimento energetico è dato dal rapporto tra l'energia utile e l'energia utilizzata. Un esempio su tutti, la classica lampadina ad incandescenza. L'energia utilizzata è quella che paghiamo al gestore dell'energia elettrica, quella utile è quella che illumina la stanza.
Le due quantità non sono le stesse perchè nel caso di una lampadina ad incandescenza una buona parte dell'energia che paghiamo viene persa sotto forma di calore, quello stesso calore che ci impedisce di toccarla quando è accesa. Se nelle case si utilizzassero solo lampadine a basso consumo il rendimento in questo caso sarebbe nettamente migliore.
Quindi a fronte di una maggiore spesa iniziale, avremmo un minore consumo di energia.
Fortunatamente la produzione delle lampadine ad incandescenza entro il 2012 in europa sarà vietato completamente (dal 2009 il divieto è applicato progressivamente a seconda della potenza della lampadina), mentre la commercializzazione sarà possibile fino ad esaurimento scorte.

Lo stesso concetto si può applicare all'automobile, modelli meno ricchi, meno pesanti, con motori non concepiti per sfrecciare a 200/220 km/h ma al massimo per raggiungere i 150Km/h e ottimizzati per velocità come i 130km/h, in attesa di sistemi di autotrazione ibridi o elettrici a prezzi più contenuti.

Spostando questa riflessione sui modelli più grandi, quindi su contesti industriali, forse è il caso di rinunciare a qualcosa piuttosto che alimentare la crescita smisurata di produzione elettrica sfruttando l'energia combustibile-fossile e nucleare.
E' praticamente impossibile fermare istantaneamente questi processi, basta riflettere sul fatto che:
- almeno il 20% dell'energia elettrica negli Stati Uniti è prodotta da energia nucleare (104 reattori attivi). Almeno il 75% dell'energia elettrica nella Francia è prodotta da energia nucleare (58 reattori attivi).
- la vita di tutti i giorni dell'uomo, dall'autotrazione al riscaldamento, si basa sull'energia combustibile-fossile.

Ma non c'è ancora un interesse immediato da parte del sistema nel pianificare la dismissione di queste energie, basti pensare agli scarsi incentivi governativi allo sviluppo di sistemi di autotrazione ibridi\elettrici.
Ancora sono in progetto construzioni di nuovi impianti nucleari.
La speranza è quella che si impari da questi errori. La speranza è che il Giappone sia il primo paese in cui questa coscenza oramai di dominio pubblico, fiorisca e dia insegnamento al resto del mondo. Nel paese in cui il sistema di autotrazione ibrido è decollato prima di ogni altro, la speranza puo essere che l'attuale 30% di energia elettrica prodotta con l'energia nucleare, sia tra 10 anni solo il 15%.

Forse questo illuminerà anche il resto del mondo, con un energia più pulita, più sostenibile.

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