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L' Europa Sempre Più Verso Il Collasso


2 giugno 2011 ore 18:32   di kekere  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 426 persone  -  Visualizzazioni: 647

Lo scorso mese l’Islanda ha votato contro l’accettazione delle richieste britanniche ed olandesi e la convinzione degli islandesi di rimanere membri dell’eurozona è scesa al 30 per cento.
I politici europei sono intervenuti in soccorso dei banchieri e non degli interessi della società, cosa che gli islandesi pensavano fosse la strada da seguire, come già stabilito nel 1957 con la formazione della Comunità Economica Europea.

Permettendo alla Gran Bretagna ed ai Paesi Bassi di mettere in ginocchio l’Islanda per pagare gli errori di Gordon Brown e dei suoi colleghi olandesi, l’Europa ha messo in dubbio l’adesione dell’Islanda a causa dell’imposizione dell’austerità finanziaria e della povertà alla popolazione.


L’Irlanda e la Grecia devono affrontare un ammontare del debito sempre più elevato. La “troika” dei creditori europei – la Banca Centrale Europea (BCE), la Commissione Europea ed il FMI – ritiene che la cancellazione del debito possa essere una malattia contagiosa.

L' Europa Sempre Più Verso Il Collasso

La Grecia, l’Irlanda hanno chiesto un'estensione del debito per far sì che il governo non fosse obbligato a tagliare la spesa nel corso di una recessione sempre più acuta.
La stampa irlandese ha riportato che i funzionari dell’UE hanno perso la testa quando i negoziatori irlandesi hanno chiesto di estendere il debito.
La Banca Centrale Europea teme che una mossa del genere possa provocare un contagio nei mercati del debito dell’Europa meridionale.
L’Europa – in verità, le banche tedesche ed olandesi– si sono rifiutate di lasciare che i governi diminuissero progressivamente i debiti che si erano accollati.
Per portare vantaggi all’Europa ( od ai suoi banchieri ) c’è un principio da seguire: i governi devono guidare le proprie economie a beneficio delle banche e dei possessori delle obbligazioni, vendendo le aziende ed aumentando le imposte che colpiscono il lavoro.
Per mettere in pareggio i propri bilanci devono tagliare i programmi di spesa, diminuire il numero dei dipendenti pubblici, gli stipendi ed aumentare le tariffe dei servizi pubblici, dalla sanità all’educazione.
Il programma di austerità (il “salvataggio finanziario”) è arrivato ad un punto critico proprio un anno fa quando nel maggio del 2010 fu proposto alla Grecia un pacchetto di salvataggio per 110 miliardi di euro.
La BCE ha suggerito alla Grecia di iniziare a privatizzare un valore di 50 miliardi di euro entro il 2015, e le prime svendite dovevano essere quelle delle più importanti infrastrutture turistiche e quelle delle presenze del governo nel monopolio delle scommesse (OPAP), del settore postale, dei porti di Atene e di Salonicco, della Compagnia di Fornitura dei servizi di Fognatura e Acqua Potabile di Salonicco e del monopolio dei telefoni.
Jean-Claude Juncker, Primo Ministro del Lussemburgo e direttore del gruppo dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, ha avvertito che, solo nel caso in cui la Grecia acconsenta alla vendita dei suoi beni (“per consolidare il suo bilancio”), l’UE acconsentirà ad allungare le scadenze dei prestiti concessi per “salvarla” dal default.
Il problema è che la privatizzazione e la tassazione regressiva alza il costo della vita e quello del fmondo degli affari: tutto ciò rende l’economia meno competitiva e di conseguenza meno solvibile nel pagare i debiti che stanno accumulando gli interessi, portando così nella direzione di un default ancora più marcato.

L' Europa Sempre Più Verso Il Collasso

La risposta da manuale della finanza, quella di richiedere continuamente condotte di sfruttamento predatorio.
I paesi del Terzo Mondo hanno già pagato sulla loro pelle, fin dagli anni ’70, le conseguenze distruttive dei programmi di austerity del FMI, e l’Europa si basa sullo stesso schema.
L'obiettivo del potere finanziario è quello di conseguire quello che le conquiste militari hanno ottenuto nel passato, ed i tagli alla spesa e l'imposizione fiscale assottigliano nel lungo termine il capitale per gli investimenti e la produttività, ma le vittime designate dalla troika della finanza predatoria stanno vendendo cara la pelle.
I sindacati greci - specialmente nelle imprese pubbliche che sono state privatizzate -, il Partito Socialista al governo ed altri partiti minori hanno rigettato questi sacrifici, di ritorno i funzionari dell’Eurozona hanno richiesto che il progetto finanziario venisse sottoscritto da tutti i partiti politici.
In altre parole, la Grecia deve rispondere all’ondata di scioperi e di proteste di piazza con la sospensione dell’attività dei partiti e della democrazia economica: il governo e l’opposizione devono dichiarare congiuntamente che si impegnano nel rispetto degli accordi con l’UE.
Criticando il ritardo del Primo Ministro, George Papandreou, nella vendita dei beni dello Stato, i leader finanziari europei hanno proposto l’istituzione di un’agenzia nazionale per le privatizzazioni che agisca da intermediario per trasferire gli incassi derivati da queste vendite ai creditori stranieri per diminuire il debito pubblico.
I banchieri europei contano sulle vendite di circa 400 miliardi di dollari di beni della Grecia, sufficienti per azzerare i debiti del governo, e se i pagamenti non verranno effettuati, la BCE ha minacciato di non accettare le obbligazioni del governo greco come garanzie: questo impedirebbe alle banche greche di continuare la propria attività, distruggendo il sistema finanziario e paralizzando l’economia, a meno che non si elimini il sistema moneta debito.
Questa minaccia è stata fatta per approvare “democraticamente” le privatizzazioni, seguite poi dalla disgregazione dell’unità sindacale e dall’abbassamento dei salari (“svalutazione interna”). Jan Kees de Jager, il ministro delle Finanze olandese, ha proposto che tutti gli ulteriori prestiti alla Grecia debbono essere concessi con accordi per mezzo dei quali le nazioni europee prestatrici possono rilevare i beni della Grecia nel caso di un default.
Il problema è che il governo è stato messo in un angolo a causa della deregolamentazione del settore bancario, dei tagli alle tasse di proprietà ed alla progressività del sistema fiscale, diventando sempre più pressante anche nel caso in cui la BCE stacchi la spina.

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