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L' Eutanasia


9 marzo 2017 ore 17:28   di Sognatrice_distratta  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 131 persone  -  Visualizzazioni: 145

Ricordo che quando scoppiò il caso Englaro io frequentavo l'ultimo anno di liceo. Dibattiti ovunque, come succede in Italia quando si parla per la prima volta di casi eclatanti. Si alzano dei polveroni che disorientano soltanto. C'era chi tirava un sospiro di sollievo per la serenità che finalmente era stata data ad Eluana e chi, invece, puntava il dito contro il padre, accusato di essersi voluto togliere un peso.

Eluana, dopo 17 anni di non-vita, era passata semplicemente oltre.
A pochi giorni dalla sua morte, quando ormai il suo modo di dire addio a questo mondo era diventato un fenomeno mediatico, la nostra professoressa di italiano ci propose l'eutanasia come traccia per un tema in classe. Per la prima volta sentivo parlare di 'morte serena e indolore'. Fu una reazione naturale per me provare empatia per quel povero padre. Davanti a una delle decisioni in assoluto più difficili da prendere per un genitore, il signor Englaro si ritrovò costretto a scegliere tra due strade con la consapevolezza che entrambe lo avrebbero portato ad avvilimento e sconforto certi.
Io avevo pochi anni quando Eluana, a causa di un incidente stradale, era stata costretta a sopravvivere in stato vegetativo. Le poche immagini che ho visto ritraevano una ragazza inesistente, attaccata alla vita tramite un tubo. Un involucro vuoto, incapace di vivere, di pensare. I sogni e i progetti di Eluana si erano interrotti bruscamente già 17 anni fa. Era solo il rumore di una macchina, e nient'altro, a stabilire ancora la sua presenza su questa terra.
Fu presa una scelta coraggiosa che non si può giudicare ma solo comprendere, perché quel giorno ad Eluana era stata indotta una morte indolore ed era passata a 'miglior vita' ma per la sua famiglia di certo le cose erano andate diversamente.


Se il caso Englaro l'ho visto da una prospettiva totalmente analitica e distaccata, trattandolo semplicemente come mi era stato presentato: un tema da svolgere in vista di una possibile traccia tra le opzioni per l'imminente esame di stato. Con Dj Fabo la prospettiva analitica è andata a farsi benedire e l'emozione ha preso il sopravvento. Perché Dj Fabo l'ho visto ridere, scherzare e suonare la sua consolle. Dj Fabo era un ragazzo come tutti. Amava la vita, amava viaggiare e aveva fame di sapere. E poi l'ho visto steso immobile in un letto, completamente cieco ma capace di parlare, capace di capire. Lui era del tutto cosciente della sua condizione. Lui capiva che non avrebbe mai più potuto sfiorare la sua consolle o prendere un aereo per raggiungere uno dei posti che aveva inserito nella sua lista dei luoghi da visitare prima di morire oppure ammirare ancora una volta un tramonto. Lui tutto questo lo capiva perfettamente. Ormai era prigioniero in un corpo di cui non aveva più percezione e controllo. E posso solo immaginare quanto faccia schifo una condizione del genere e mi auguro di continuare sempre e solo a immaginarla. Ma mi auguro anche che casi come questi non succedano mai più. Vivere nel limbo tra una non-vita e una morte libera è un contrasto, una discordanza, che mette i brividi.
Dj Fabo amava così tanto la sua vita che accettare quello che gli era successo ora equivaleva a schifarla e per questo ha deciso di lasciarci. Lui ha potuto decidere per se stesso. Eluana no. Ma a prescindere da questo, il dolore rimane per chi resta e per chi in prima persona ha vissuto gli sviluppi di questa tragica esperienza.

Allora io non so se sia giusto o sbagliato, perché non esistono un giusto o un sbagliato quando si tratta di decisioni che ognuno prende autonomamente pensando al meglio per se stessi. L'unica cosa a non essere per niente giusta è la situazione in generale. E io mi incazzo terribilmente perché vorrei vedere altre foto felici di Fabiano che abbraccia il suo gatto, ma non sarà mai più possibile. E non lo accetto.
Qui si tratta di ragionare e comprendere che la vita è una sola e va vissuta a piacere. Allora io voglio ridere e circondarmi di persone che mi fanno stare bene, che mi trasmettono allegria e che mi fanno sentire viva. Voglio ballare, saltare e urlare la mia presenza. Voglio amare chi voglio incondizionatamente e voglio viaggiare senza pormi né barriere né confini. Senza alcuna presunzione lo devo a chi vorrebbe ma non può più. Lo faccio per me, ma anche per Eluana e Fabiano.

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