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Eutanasia: A Treviso Un Nuovo Caso Englaro?


4 agosto 2011 ore 17:08   di grg  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 351 persone  -  Visualizzazioni: 626

Questa notizia non ha trovato grande spazio all'interno dell'informazione televisiva, anche in rete e sulla carta stampata ben poco compare in relazione a quello che, molto frettolosamente, qualcuno ha già paragonato alla vicenda di Eluana Englaro.

Veniamo ai fatti: una Signora residente a Treviso, quarantottenne affetta da una grave patologia degenerativa, si è rivolta alla magistratura chiedendo che le venga riconosciuto il diritto di rifiutare le terapie salvavita che, verosimilmente, potrebbero rendersi necessarie col progredire della malattia. La Signora ha altresì chiesto, ed ottenuto, che il marito venisse nominato suo amministratore di sostegno, affinchè egli possa far rispettare le sue decisioni qualora lei stessa non fosse più in grado di comunicarle.


La paziente, testimone di Geova, ha già rifiutato trasfusioni di sangue, come richiede il culto da lei professato, ed anche un intervento di tracheotomia che si era reso temporaneamente consigliato. Al momento le condizioni cliniche della paziente sono stabili, ma è probabile che presto il quadro clinico possa deteriorarsi al punto da rendere necessario l'utilizzo di farmaci e strumentazioni salvavita.

Per questo motivo la Signora trevigiana si è rivolta al Giudice, il quale ha sentenziato che è un diritto sancito a livello costituzionale rifiutare terapie mediche. L'articolo 32 della Costituzione Italiana recita testualmente: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana."

Inevitabilmente, la sentenza ha suscitato un vespaio di polemiche, inasprendo il controverso tema relativo all'eutanasia e rievocando il dramma di Eluana Englaro. Il caso in oggetto è molto diverso: il soggetto che chiede di non essere curato attraverso metodiche salvavita è capace di intendere e volere, ha espresso personalmente le proprie volontà, si è premurato di tutelarsi mediante la nomina di un amministratore di sostegno ed ha vincolato la sanità a rispettare le proprie decisioni legittimando il tutto attraverso l'iter giudiziario culminato con la sentenza del Giudice. Quando la vita non è più intimamente ritenuta degna di essere vissuta, perchè non si deve riconoscere ad una Persona consapevole e libera di scegliere il diritto di lasciarsi morire? Non è forse meno etico obbligare una Persona a soffrire sapendo di non avere speranza di guarigione? Anche aiutare a morire chi non ha altro desiderio se non quello di non soffrire più è un modo di curare, ma in Italia si confonde ancora il "curare" col "guarire".

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