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Fischi All'inno Nazionale All'olimpico. Segnali Di Malcontento?


21 maggio 2012 ore 10:42   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 397 persone  -  Visualizzazioni: 641

Non c’è peggior sordo di chi non voglia intendere. Premessa doverosa: chi scrive ha sempre e comunque avuto un grande rispetto per l’Inno Nazionale, tanto da alzarsi in piedi anche quando lo ascolta da casa. In cuor nostro criticando chi non lo fa. Ciononostante, guardando la finale della Coppa Italia in televisione, non siamo allibiti più di tanto ai fischi all’esecuzione dell’Inno, ingenuamente attribuendoli alla ridicola esecuzione, senza accompagnamento musicale, della cantante scelta.

Quel che ci ha fatto riflettere, dopo, sono state le frasi di censura del Presidente del Senato, Schifani, a quei fischi. Citiamo dal sito dell’ANSA: "'I fischi all'inno di Mameli sono incivili, inaccettabili e mi hanno sconvolto: credevo che in una giornata come questa il Paese potesse unirsi sotto un inno sinonimo di solidarietà, e non che si potesse dar luogo a gesti del genere. L'inno è unità e rappresenta la nostra libertà e democrazia per le quali si sono sacrificate moltissime vite umane". Riflettiamoci sopra: "incivili ed inaccettabili" dice il Senatore e cita democrazia e libertà. Giustissimo, sacrosanto SE non ci fossero dei distinguo da ricordare e mai dimenticare.


Primo: come possono i Cittadini (quel POPOLO SOVRANO che mai cesseremo di citare) esprimere il loro malcontento per una situazione Nazionale gravissima che, si badi bene!, NON è tale per colpa loro? Civilmente possono esprimersi con il voto e lo hanno dimostrato claris verbis sia con la scarsa affluenza ai seggi ("che ci andiamo a fare? Tanto questi non cambiano", laddove "questi" sono la casta politica in carica) e, per quelli che ci sono andati, votando in gran maggioranza per chi è fuori dalle gravi responsabilità di gestione della Cosa Pubblica. Sì! Il Movimento A Cinque Stelle di Grillo che UNICO ha il coraggio di dire quel che non va, in faccia a tutti e senza giri di parole. E quando il Popolo vede che nonostante i segnali spediti la Nomenklatura Politica (a partire dai più alti gradi, Quirinale incluso) tendono a sminuirne gli effetti, tentando di archiviare il fenomeno di malessere crescente come demagogia (dimenticando, gli ex-comunisti, che sono stati loro a dare una svolta storica all’uso della demagogia in politica, Lenin docet…), cosa dovrebbe fare secondo i rappresentanti di questa "casta"? stare zitto? Andiamo su siamo seri per favore. Quei fischi sono un vero e proprio esercizio di democrazia: fischio l'Inno perchè le cose in questo Paese non vanno bene e ne ho piene le tasche.

Secondo: il Popolo, che ormai ignorante non è più, cosa può fare quando vede: (a) il proprio denaro valere sempre meno, (b) tassata quasi anche l’aria che respira, (c) lavoro che non c’è, né ci sono speranze a breve (chè la gente Italiana non ragiona in termini di quinquenni, ma spesso di "giorno-per-giorno") e (d) segnali di efferatezze e disagio che ricordano tanto gli anni di piombo da cui uscimmo (e manco male, va detto) grazie ad una classe politica a cui la presente nemmeno le scarpe può lucidare? Forse sedersi davanti alla televisione guardare un film (quando mancano anche i soldi per pagare un canone o un abbonamento alle pay-tv?) o forse andarsi a bere una birra con il più classico dei commenti, "piove, governo ladro!"? No! Fischia, protesta, strilla per farsi sentire. Democrazia la chiameremmo noi. Esercizio del proprio dissenso.

Quei fischi dell’Olimpico non erano rivolti all’Inno Nazionale, ma a quella parte della Casta che sedeva in Tribuna, tronfia e sorda ai segnali che riceve. Erano rivolti a chi governa il Paese con imposizioni che servono solo ad inasprire se non dai speranze in termini di settimane e non di anni, perché i conti da pagare arrivano ogni mese e se non li paghi non hai luce e gas per vivere e cucinare o una casa in cui vivere e questo chi ci governa sembra averlo dimenticato o, peggio, lo ignora bellamente.

I fischi, i suicidi, le minacce di poveri disperati, le rapine tentate per mangiare devono preoccupare chi governa e NON sconvolgerlo. Quelle frasi (di circostanza quanto volete, ma a volte tacere è meglio alla luce del vecchio detto:" è meglio tacere dando l’impressione di essere stupidi, invece di parlare e confermarla") indicano che chi siede sulla poltrona numero due dell’Amministrazione dello Stato non ha capito che la gente è stufa di retoriche, di proclami privi di senso, di furti e grassazioni perpetrate ai danni delle proprie tasche da tutti i Rappresentanti dei Partiti dell’arco Costituzionale. Che ormai non è più tempo di arroccarsi su privilegi ed esenzioni, ma di rendersi conto che quando ti fanno tana è meglio tacere e defilarsi e togliere il disturbo in silenzio.

Noi vorremmo ricordare ai beceri, ai mimi, ai nani e ruffiani che scaldano i comodi scranni del Parlamento, e che sono stati sorpresi con le mani nel vasetto del miele quello che mandarono a dire i legionari della Roma Imperiale:" mi dicono che in Roma fazioni e cospirazioni sono all'ordine del giorno, che fiorisce il tradimento, e che molte persone, incerte e confuse, prestano orecchio alla tentazione terribile dell'abbandonarci, e vilipendono la nostra azione. Non posso credere che tutto questo sia vero, eppure le guerre recenti hanno mostrato come sia pernicioso un tale stato d'animo, e dove potrebbe portare. Affrettati a rassicurarmi, ti prego, e dimmi che i nostri concittadini ci capiscono, ci sostengono, e ci proteggono, così come noi proteggiamo la gloria dell'Impero. Se dovesse essere altrimenti, se dovremo lasciare inutilmente le nostre ossa sbiancate su queste sabbie del deserto, allora guardatevi dalla collera delle legioni! Marcus Flavinius Centurione della 2a Coorte della Legione Augusta al cugino Tertullus in Roma"

Al posto della parola tradimento metteteci corruzione, al posto della parola Legioni metteteci Popolo Italiano, al posto dell’Impero l’Italia. ed al posto della firma del Centurione: Cittadino Italiano.

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