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Gender, Cerchiamo Di Capire


27 marzo 2015 ore 20:50   di KungFuGirl  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 421 persone  -  Visualizzazioni: 584

Sta dilagando in diverse scuole d'Italia, da Trieste fino al sud del Paese, passando da Siena ed Empoli, quella che è stata definita "educazione di genere" o "educazione gender" e che, al contrario di quanto si potrebbe pensare dal nome, non educa affatto a riconoscere il genere d'appartenenza ma, anzi, a mischiarlo, a renderlo fluido, incerto, indeciso. Un esempio? In alcune scuole materne, attraverso il gioco, si invitano i maschietti a travestirsi da principessa o ballerina mentre le femminucce sono indirizzate a vestirsi da cowboy o da pompiere.

L'iniziativa, che dice di partire dal desiderio di eliminare tristissimi fenomeni come la violenza sulle donne e la discriminazione sessuale, in realtà genera soltanto una colossale confusione. Un conto è crescere un bambino dicendogli che dagrande potrà fare qualunque mestiere vorrà, che sarà amato allo stesso modo se farà il medico, il ballerino, il poliziotto o il cuoco; altra cosa è insegnargli che non esiste un genere di appartenenza, che può vestirsi indifferentemente con i pantaloni o con la gonna e che, anzi, è meglio se essendo un maschio si veste con la gonna (come fanno nelle scuole).


Secondo quanto riportato da diversi quotidiani e settimanali, la campagna pro gender sarebbe già ampiamente iniziata e sarebbe anche sostenuta con imponenti interventi economici pubblici. ProVita, un'associazione che si batte contro questa campagna scolastica, ne ricorda alcuni: 120 mila euro stanziati dalla Regione Lazio, 425 mila erogati dal Ministero dell'Istruzione e centinaia di migliaia erogati dalla rete Re.a.dy, la Rete nazionale contro le discriminazioni per l'orientamento sessuale.

Come se non bastasse, in Senato giacerebbe una proposta di legge che vorrebbe introdurre l'educazione di genere nelle scuole di ogni ordine e grado a cominciare dal prossimo anno scolastico, mettendo a disposizione per questa finalità la bellezza di 200 milioni di euro. Una cifra più che cospicua, che potrebbe essere destinata a ben altre finalità (prima fra tutte, la messa in sicurezza dei numerosi istituti scolastici ancora pericolanti nonostante i proclami de "La Buona Scuola").
Fermo restando che la discriminazione - di qualunque tipo, sessuale ma non solo - vada contrastata, questo avviene educando i bambini al rispetto reciproco, indipendentemente dal colore della pelle, dal fatto che festeggino o meno il Natale, dall'orientamento sessuale. Non certo inculcando nelle loro menti che il genere non esiste.

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