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Giornata Della Memoria Di Auschwitz: Per Non Dimenticare


24 gennaio 2012 ore 08:06   di Feniks  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 373 persone  -  Visualizzazioni: 672

27 Gennaio 1945. Nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau entrano le truppe sovietiche della LX Armata del Primo Fronte Ucraino. Sotto il cancello sovrastato dalla scritta beffarda “Arbeit macht frei” passano, avvolti nella nebbia gelida della Polonia, i liberatori.

Li accoglie solo il silenzio dei circa 7.000 sopravvissuti ad un orrore che le parole difficilmente possono descrivere. Passano nelle baracche, dove trovano ammassati, senza cibo, senza acqua, senza vestiti, gli ultimi internati, coloro i quali hanno avuto la forza di vivere, coloro che il folle regime hitleriano non aveva avuto il tempo di uccidere, ridotti a scheletri a larve umane, senza più la forza per gioire di quella liberazione.


Oltre 1 milione e 300.000 internati morirono nelle camere a gas, dopo un viaggio allucinante ammassati come bestie nei vagoni partiti da ogni punto d’Europa. Altri morirono di fame, di stenti e di percosse: uccisi per un pezzo di pane, per un capriccio di una guardia, per un lavoro non terminato.

Ora il tempo inesorabile porta con se gli ultimi sopravvissuti, coloro che, con la loro voce, possono ancora testimoniare l’orrore. Tocca quindi a noi, generazione successiva che non ha vissuto quel tempo, ricordare attraverso le parole vive di chi ha vissuto l’orrore, quello che l’uomo può fare all’uomo. Primo Levi scrive nel suo libro “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case; voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo”.

Noi, oggi, dobbiamo ricordare quegli uomini e quelle donne spogliati dei propri averi, dei propri vestiti, perfino del proprio nome sostituito con un numero tatuato in modo indelebile nella carne. Costretti a lavorare nel fango, nel gelo, sotto la costante minaccia degli aguzzini. Coloro che sono tornati non hanno trovato più nulla: la casa distrutta, la famiglia morta nei lagher, senza nemmeno poterla salutare. Coloro che sono morti ad Auschwitz non hanno nemmeno una tomba. Le loro ceneri disperse nei campi, nel fumo di quel camino che sempre era acceso.

In quel fumo sembra oggi di sentire una voce che ci invita a fermarci ad ascoltarla: la voce di tutti coloro che non sono tornati, che ci sussurra, nel silenzio: “Non dimenticateci, non permettete che questo accada un’altra volta. Non sia che i nostri figli abbiano a soffrire come noi. Date un nome alle nostre sofferenze, date ai nostri figli un mondo migliore, che tutto ciò non si ripeta mai piu'”.

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