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Gli Stati Non Hanno Amici, Solo Interessi - Parte V


27 marzo 2011 ore 21:17   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 331 persone  -  Visualizzazioni: 514

Gli Stati Non Hanno Amici, Solo Interessi. Parte V. Commenti estremi su una crisi annunciata. Un despota, un tiranno è sì crudele, autoritario, feroce, ma spesso può essere elemento di stabilità internazionalmente intesa come opposto al vuoto di potere in una certa Regione. Farò rabbrividire, ma ragionando con freddo pragmatismo: Saddam Husseini dava alla zona una certa stabilità pur se (parole limitative, lo so!) con costi umanitari inaccettabiliecco perchè gli USA non si comportarono nel 1991 come fecero nel 2003! Perché coloro che erano nella stanza dei bottoni erano vecchie volpi della politica (Bush padre ed il suo Segretario di Stato Haig e il Capo dello Stato Maggiore Generale Colin Powell) e ebbero chiara la percezione che una volta tolto di mezzo Saddam si sarebbe creato un vuoto di potere immane con l’Iran alle porte pronto a subentrare. Solo la inettitudine di Bush Jr. non vide il pericolo e eliminare Saddam del tutto ha creato in una zona ricca di petrolio (l’Iraq è il quarto Paese al mondo per riserve di petrolio), con enormi discordie fra Sunniti e Sciiti, una polveriera che se esplodesse, no! chiedo scusa, quando esploderà, coinvolgerà Kuwait ed Arabia Saudita (rispettivamente i numero 5 e numero 1 come riserve) cioè dando in mano ad estremisti più di un terzo del petrolio mondiale (sulla base delle cifre pubblicate nel 2009, circa il 36% delle riserve mondiali….). Se ci aggiungiamo l’Egitto che controlla il canale di Suez poi lo scenario diviene apocalittico. Da Suez passa il 10% del commercio navale mondiale che non è poco. Se bloccato porterebbe ad una perdita secca per l’Egitto di quasi 10 milioni di $ AL GIORNO, ma provocherebbe un aumento dei noli marittimi tale che se unito al ricatto di chi controllerebbe non più il 36% del petrolio al mondo, ma il 58.2% (ho aggiunto infatti Qatar e gli Emirati al novero), aprirebbe le porte al disastro mondiale. Con la caduta di Moubarak è sì caduto un despota, ma chi o cosa gli succederà? Gli estremisti sono presenti in alta percentuale nel Paese dei Faraoni, e la Religione è sempre un collante forte nelle coscienze degli uomini.

Negli attriti di questi ultimi anni che hanno visto prima l’Iraq (due volte nel breve giro di 4 anni) e oggi la Libia, al centro di dispute diplomatiche e militarisi ben altri interessi si nascondono dietro la maschera della missione umanitaria o della lotta al terrorismo, per quanto degni di rispetto. Andiamo siamo serii! Francia, Italia, USA, Inghilterra e gli altri Paesi si sono mossi e si stanno muovendo con un solo obiettivo in animo: mettere le mani sul Petrolio! Se oltre il 55% delle riserve di petrolio mondiale finisse delle mani di simpatizzanti degli estremismi islamicii questi avrebbero la stessa arma di ricatto che fu usata quando i conflitti arabo-israeliani finirono a favore di Israele. Con la sola enorme differenza che allora l’Occidente scardinò quel fronte di embargo con la cessione di tecnologie industriali e militari che necessitavano ai Paesi Arabi, con il continuo terrore che cadessero nelle mani dell’Unione Sovietica, come era successo all’Egitto almeno fino alla fine della Guerra dello Yom Kippur nel 1973. Oggi questa arma potrebbe non funzionare. Nel novero dei Paesi Estremisti c’è un Iran che ha ormai quasi compiuto quel passo tecnologico che Saddam tanto cercava. Non solo il Nucleare, che significa non solo energia alternativa agli idrocarburi, ma armi nucleari.


Inoltre la SHARI’AH predica un ritorno alle origini, dicono loro, dell’ortodossia religiosa che fra l’altro rifiuta o limita l’uso di quelle tecnologie progressive che furono l’arma vincente dell’Occidente sull’embargo del Petrolio di 30 anni fa. Cosa vorrebbe dire una diffusione dell’estremismo islamico nel Medio Oriente e nel Nord Africa?. Per moltissimi Paesi Occidentali (ma non solo, anche per India, Giappone, Australia, Nuova Zelanda per dirne qualcuno) la morte industriale. Non scordiamoci poi che 2 altri Stati Mussulmani e forti produttori di petrolio tranquillamente sosterrebbero (forse anche per paura) gli Estremisti: Indonesia e Brunei sono i Paesi del Sud-est asiatico con le più ampie riserve di idrocarburi. Due paesi non Mussulmani con vaste riserve di petrolio potrebbero anche sostenerli. Venezuela (le seconde riserve al mondo!) e Russia (le settime) entrambi, con diverse motivazioni strategiche, non precisamente alleati delle Nazioni Occidentali.
Che succederebbe e a chi? Se i Paesi Arabi chiudessero il rubinetto del Petrolio chi fra i Paesi Occidentali NON ne soffrirebbe? Gli USA sicuramente no, un poco la Gran Bretagna e la Norvegia, il Canada, il Brasile e il Messico. Tutti hanno le loro riserve petrolifere. Pochi di loro possono però fare a meno di integrarle con importazioni. Per esempio il Messico in caso di ridotta importazione vedrebbe frenata la propria già ridotta capacità industriale. Pochi? Uno solo! Gli USA. L’America è l’unico Paese al mondo che potrebbe domani mattina isolarsi dal resto del Pianeta in maniera assoluta e mantenere intatta la propria capacità industriale e di sopravvivenza. Le riserve petrolifere Americane da tempo sono state dichiarate strategiche e quindi vi si può accedere e solo per motivi militari o in momenti di estrema necessità. Quando l’Iraq invase il Kuwait, che era la principale fonte di import di petrolio USA, questi usarono le riserve interne con un calo sensibile nel costo alla pompa per l’auto trazione…. Quando il petrolio medio orientale ritornò disponibile i prezzi tornarono al normale con notevole disappunto di tutti. Ma non solo di petrolio gli USA non hanno bisogno. Le loro risorse industriali ed alimentari sono tanto forti che gli USA possono fare a meno di importare, in assoluto. Domandina cattiva? Gli USA possono fare a meno del resto del mondo, ma il resto del mondo può fare a meno degli USA? Pensate solo ai mercati finanziari senza le piazze di New York e Chicago e senza il dollaro. Alle economie mondiali senza importare alcunchè dagli USA. Un crollo mondiale vero. Fame, mancanza di lavoro, pestilenze. In uno scenario apocalittico (forse) di chiusura dei rubinetti di Petrolio agli USA rimarrebbe solo il tutelare i propri interessi nazionali e chi potrebbe mai rimproverarli? Forse limiterebbero il loro raggio di azione al loro continente, nella peggiore delle ipotesi al solo Nord America includendovi Messico e Canada. Chiudendosi in un enclave così fatto salverebbero i loro cittadini e quelli del Canada e del Messico. Gli altri? L’interesse nazionale nei momenti di crisi raramente può essere umanitario o altruistico. Ciò vorrebbe dire per l’Europa la crisi energetica più nera, forse più lieve per le Isole Britanniche e la Norvegia, forse. Ma Italia Francia Spagna il resto dell’Unione Europea? Pensate ad una civiltà oggi senza energia elettrica o limitata a poche ore del giorno, niente auto o autobus, poco da mangiare, forse razionato, niente cure ospedaliere (chi trasporterebbe medicine e generi alimentari se non c’è benzina o elettricità?). Un Medio Evo ancora più duro perché non ci saremmo assolutamente preparati, viziati come siamo dalla Società consumistica. In Asia ancor peggio. I miliardi di Indiani, Bengalesi e Cingalesi, e i popoli del dell’emisfero Australe…, basti veder quel che sta succedendo in Giappone, dove una Nazione efficiente ed organizzata è ridotta al lumicino da decisioni sbagliate nel momento di crisi per colpa di un temuto, ma non immaginato Big One.

Scenario catastrofico? Forse. Ma se non andasse in questa maniera (e io me lo auguro, ma non ci conto vista la conclamata cecità storica di molti dei Governi Mondiali), la situazione potrebbe avviarsi in quella direzione. Di sicuro l’Iraq, da cui le forze della coalizione si sono districate dopo perdite dolorosissime ed impreviste, è ora terreno libero per le frange islamiche estremiste. La stessa lotta intestina all’Islam fra Sunniti e Sciiti aggiunge instabilità e conflitti sanguinosi (come sempre sono quelli fra opposte sette di una stessa fede, basti solo pensare alle lotte fra protestanti e cattolici in Irlanda del Nord). La vicinanza dell’Iran, Stato Sciita per eccellenza, all’Iraq, ha riavvicinato due popoli che son stati acerrimi nemici in una guerra di confine sanguinosa e spietata finita senza vincitori. Ma la minoranza Sunnita iraqena resiste, supportata dall’altra grande Potenza Sunnita locale l’Arabia Saudita e non solo per motivi religiosi. L’Iran però si sta espandendo arrivando al Mediterraneo con la presenza in Libano e Siria della frangia terrorista Hezbollah e lo ha evidenziato recentemente con un piccolo episodio che i Media hanno sottovalutato, presi come furono dalla crisi del Magreb e dell’Egitto. Due navi da guerra Iraniane (mi pare due Fregate) hanno attraversato il Canale di Suez ed hanno svolto operazioni di addestramento congiunto con la Marina Siriana. Guarda caso dopo poche settimane in Siria son scoppiati tumulti come in Egitto ed in Tunisia.

Israele non ha potuto fare nulla, né voluto, preferendo probabilmente non accendere una cerino presso una polveriera, per così dire. Avrebbe potuto affondare in un attimo le due navi iraniane, grazie alla sua forza di sommergibili moderni. Israele non ha mai nascosto di considerare l’Iran uno dei suoi nemici da ridurre alla ragione considerando che i Governanti Iraniani non hanno mai celato di voler la distruzione di Israele. Personalmente mi sono sempre stupito che Israele non sia ancora mai intervenuto militarmente contro le installazioni nucleari di Teheran, cosciente di essere il bersaglio primario di un eventuale bombardamento nucleare iraniano. Gli Israeliani ci hanno abituato ad attacchi preventivi in difesa della propria sicurezza. L’attacco aereo su Siriani ed Egiziani nella Guerra dei Sei Giorni (Giugno 1967) o la distruzione delle prime installazioni nucleari dell’Iraq (7 Giugno 1981 Operazione Mivtza Opera) ne sono il paradigma perfetto. “Attacchiamo prima che attacchino noi, distruggiamoli e poi lasciamo che gli altri si sfoghino a protestare…”. Ovviamente considerazioni politiche ed ambientali li hanno bloccati. Gli Iraniani hanno imparato dalle esperienze Iraqene ed hanno disperso i vari componenti della loro capacità nucleare in diverse località, obbligando eventuali attaccanti ad usare più ordigni nucleari che porterebbero nella zona disastri ambientali con ripercussioni questa volta insostenibili per Israele. Israele possiede capacità di usare ordigni nucleari e non ha mai nascosto la propria detrminazione ad usarlo se la propria esistenza fosse messa a repentaglio.

Ciononostante nello scacchiere inquieto odierno l’atteggiamento israeliano non va sottovalutato. Dotati delle uniche forze armate realmente agguerrite e preparate dell’intero scacchiere, finora del solo arsenale nucleare in loco (sviluppato con il Sud Africa) e della volontà a difendersi ad oltranza gli Israeliani staranno ora usando la loro intelligence superba per monitorare ogni sommossa. Segnale d’allarme allarmante è l’attentato di ieri. Il primo da lungo tempo senza kamikaze. Ma dove ci porteranno la crisi di Tunisia e Egitto, i tumulti in Siria e Yemen, l’opzione militare in escalation in Libia (ed il disordine organizzativo e diplomatico), da non sottovalutare il problema dei cosiddetti “migranti”. Che sono una variante dai risvolti inquietanti. Che tocca l'Italia più di l che non si creda. Non è da tralasciare quel che si dice da molte parti: ”a noi i migranti agli altri il Petrolio”. La Francia respinge quei migranti che l’Italia ospita. È un segno gravissimo. Le paure del nostro Governo sono giuste. Saremo lasciati soli in questa invasione costantemente in crescita? Io penso di sì, a meno che il nostro Governo non punti i piedi come sta cominciando a fare. Troppo comodo però tranciare giudizi, Lampedusa e le Pelagie tutte saranno portate al tracollo se non si trova un sistema. L’Australia aveva adottato un sistema rigido e per molte organizzazioni umanitarie feroce per bloccare le immigrazioni clandestine, respingendo le imbarcazioni o relegando i migranti in un’isola al largo della costa Settentrionale. Dovremmo esser pragmatici e senza scrupoli, ma diciamocela tutta, siamo Italiani e non Australiani. Basti solo pensare a quelle donne di Lampedusa che hanno fatto a gara per aiutare una partoriente eritrea arrivata con l’ennesimo barcone. Gesto splendido e toccante che premia ancora una volta il nostro Paese. (continua)

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