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Gli Stati Non Hanno Amici, Solo Interessi - Parte Ii


21 marzo 2011 ore 01:46   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 608 persone  -  Visualizzazioni: 979

Gli Stati Sovrani non hanno amici, ma interessi- Analisi e riflessioni di un incompetente sulla crisi Libica. Parte II - La Francia è la sola altra Nazione NATO che può schierare una Portaerei vera e non una Portaerei VSTOL come la Garibaldi Italiana (che sappiamo dislocata al largo della Libia) o una Illustrious Inglese (VSTOL vuol dire Vertical Short Take Off Landing, decollo o appontaggio corto o verticale, cioè portaerei su cui appontano e da cui decollano aerei a decollo verticale o a decollo corto, gli Harrier o AV-8 a seconda che siano di produzione inglese o USA), la Charles De Gaulle (l’unica Portaerei al mondo a Propulsione Nucleare non USA). E qui vanno tirate le orecchie a quei giornalisti che hanno indicato i caccia Rafale Francesi come decollati il 18/3/2011 dalla Portaerei Clemenceau. Peccato che la Clemenceau sia stata disarmata nel 1997 e venduta come rottame……. Forse aveva ragione il mio Professore di Lettere al Ginnasio (il mai scordato Domenico Sconocchia) che definiva la maggior parte dei giornalisti dei giornalai….. Tornando comunque alla Francia, ha una capacità di proiettare ben lontana la propria potenza militare ed è la sola con gli USA ad aver avuto già contatti di combattimento con la Libia quando appoggiò la propria ex-colonia (Chad) in un conflitto di confine coi Libici.

La Francia che non ha mai nascosto le proprie mire imperialistiche in Africa, soprattutto verso le proprie ex-colonie, è stata l’anima dannata di questo intervento. Sicuramente starà usando la Charles De Gaulle e la sua scorta, per solito basate a Tolone, non credo userà i suoi Sommergibili a propulsione Nucleare d’attacco, che molti commentatori dicono essere di livello molto inferiore agli equivalenti inglesi e americani. Il primo attacco è stato portato dai Caccia Rafale, che sono anche una delle componenti aeree imbarcate sulla De Gaulle insieme agli Etendard (aerei con oltre 20 anni di servizio la cui efficacia bellica mi lascia perplesso, ma è lo scotto che la Marine Nationale deve pagare per la scelta dell’allora Presidente Mitterand di non far adottare all’epoca l’americano F/A 18 Hornet). La Francia ha comunque una componente aerea molto agguerrita e valida fra i Rafale e i Mirage di diverso tipo. Sicuramente saranno in stato di allerta alcune navi da appoggio anfibio (LPD simili alla Ponce americana, della classe Ouragan), con a bordo Unità della Fanteria di Marina, se non qualche reparto della Legione Straniera che vanta una tradizione di guerre in Africa risalente al XIX secolo. Badate bene: la risoluzione ONU prevede che non si “invada”, ma che si proceda ad evitare massacri, ergo un’azione terreste non è esclusa. E secondo me né gli USA, né Inglesi, né i Francesi ci penseranno due volte prima di mettere truppe a terra come Peace Makers. Speriamo che anche noi non si faccia i “Pirla”…. Delle tre Nazioni è la Francia quella che adotta una politica la più imerialista possibile.


L’Italia – Anche noi abbiamo una capacità di proiettare potenza discreta, forse superiore alla Gran Bretagna nel Mediterraneo. Quello che ci frena è come sempre il fattore politico, il nostro vero tallone d’Achille. Abbiamo una Marina finalmente ben equilibrata e valida, dopo tanti anni di ristrettezze di bilancio e cecità politica. Con un ottimo coordinamento con le altre Forze Armate, soprattutto l’Aeronautica. Abbiamo assegnato a questa operazione il Garibaldi, la nostra prima Portaerei VSTOL (la seconda ed ammiraglia della flotta è il Cavour), forse perché il Cavour, con una linea di volo imbarcata più numerosa non era disponibile, o più probabilmente perché gli AV-8 Super Harrier imbarcati sul Garibaldi rappresentano la maggior parte della nostra Aviazione di Marina ad ala fissa e quindi è stato meglio basarsi su una piattaforma ormai esperta e con linea di volo inferiore, più facilmente gestibile. L’altra Unità di spessore impiegata è il Doria, un caccia modernissimo della Classe Horizon (adottata da più Marine) lanciamissili e a bassa segnatura radar (stealth). Abbiamo messo a disposizione della coalizione le nostre basi aeree, che sono le più vicine in assolute alla Libia. Pantelleria e Lampedusa sono a poche decine di miglia marine dalle coste libiche tanto che nel 1986 i Libici spararono due SCUD (gli stessi sparati dall’Iraq contro l’Arabia Saudita e Israele nel 1991) contro una base NATO di Lampedusa. Addirittura il 19/11 4 Tornado sono stati usati per colpire e sopprimere le difese aeree Libiche (ne sono decollati 6, ma due erano in funzione di rifornitori in volo). Pare che i nostri Tornado fossero gli unici aerei disponibili a breve nel Mediterraneo per questo specifico tipo di attacco. Per cui si spiegherebbe perché un così massiccio attacco missilistico sia stato il primo attacco sulle difese aeree libiche. Per solito dovrebbero prima partire gli aerei per la soppressione dei radar e poi delle artiglierie missilistiche e non. Poi gli attacchi missilistici per eliminare magazzini, depositi e raggruppamenti di mezzi (ricordiamoci che i sistemi antiaerei libici sono quasi tutti semoventi che possono essere difficili da localizzare, ma che debbono essere riforniti). Probabilmente la fretta di intervenire ha scompaginato le strategie facendo utilizzare i Rafale Francesi da terra per supportare i ribelli e quello che c’era disponibile e rendendo difficile far affluire gli aerei soppressori di difese nemiche USA (gli F-117 Stealth). I sottomarini per il loro stesso modo di muoversi probabilmente erano stati allertati da tempo e incrociavano al largo della Libia da quando le sommosse in Nord Africa erano iniziate. Comunque almeno siamo intervenuti in maniera fattiva, senza limitarci a concedere le nostre basi in nome di un idealismo controproducente. Leggo comunque un poco di confusione nella struttura di comando della coalizione di “volenterosi” sia perché la NATO (che ha strutture esperienza e mezzi per assumersene l’onere) non ha l’unanimità di consensi per poterlo fare (Germania e Turchia per diversi motivi non hanno dato l‘adesione), sia perché i Francesi contestano di sicuro agli Americani un comando che per le forze impiegate e per l’esperienza gli spetterebbe. Se avessimo una compagine di Governo solidissima (non mi è piaciuto assolutamente l’atteggiamento della Lega Nord al riguardo) potremmo approfittarne e prenderne noi il Comando, anche considerando che è da casa nostra che si parte e si partirà per attaccare, siamo lì a due passi dalla Libia e sul nostro Paese sono le strutture C3 necessarie (Controllo, Comando, Comunicazioni). Nonostante tutto Berlusconi sa comandare ed assumersi responsabilità che spesso i mestieranti della politica evitano, il nostro Ministro degli Esteri è valido e quello della Difesa pure. Peccato che il miglior Ministro degli Interni degli ultimi 10 anni sia della Lega……

Commenti [1] - Le azioni iniziate con la eliminazione della contraerea e dei suoi radar mediante attacchi aerei e missilistici massici in modo da ottenere il completo controllo dell’aria ricordano il 1991 e richiamano alla memoria le strategie NATO di contenimento e ammorbidimento degli attacchi del Patto di Varsavia in Europa (se la memoria mi assiste la strategia si chiamava Air Land Battle 2000) che furono alla base del progetto dell’aereo da incursione e bombardamento Tornado (adottato da, guarda caso, Germania e Italia cioè da due Nazioni che sarebbero state in prima linea in caso di attacco sovietico). I Tornado furono creati come sviluppo dell’americano F-111 Aardvark, all’epoca prossimo alla fine della sua vita operativa, che era il perfetto aereo da incursione e bombardamento a bassa quota, capace, dicevano, di colpire un tombino durante un uragano. Diceria esatta, sono quegli stessi aerei (24 velivoli) che la notte fra il 15 ed il 16 aprile 1986, 25 anni fa quasi, presero parte all'Operazione “El Dorado Canyon” conducendo alcuni bombardamenti sul territorio libico. Gli Aardvark del Tactical Fighter Wing, volarono quella che è considerata la più lunga missione per un aereo da combattimento partendo dall’Inghilterra e senza sorvolare la Francia, che non aveva dato il permesso, costeggiarono la Spagna, entrarono in Mediterraneo sorvolando il mare fino a Tripoli per colpire, esattamente, tutti i bersagli, fra cui la residenza di Gheddafi, lui scampò, una sua figlia rimase uccisa. Nel corso dei sorvoli sulla Libia un solo F-111 venne abbattuto. L’attacco era una rappresaglia decisa dal Presidente Reagan per un attentato contro militari americani in Germania rivendicato da Gheddafi. Dicono che Gheddafi la scampò perché il Governo Italiano dell’epoca (guidato da Craxi e Andreotti) aveva preavvisato dell’attacco il Colonnello. Quella strategia che dicevo fu elaborata come l’unica mossa valida per frenare qualsiasi attacco di terra in Europa del Patto di Varsavia colpendone le retrovie e i canali di rifornimento mentre le truppe di terre resistevano agli attacchi delle forze corazzate. La prima mossa era sopprimere le difese contraeree con l’uso di aerei che volassero a bassissima quota impedendo una reazione delle contraeree mentre le si bombardava. Venivano così aperti dei corridoi liberi da contraeree e radar lungo i quali i caccia bombardieri più convenzionali potessero attaccare i centri di rifornimento, comunicazione e comando che sono sempre posizionati nelle retrovie. Isolate le truppe di prima linea, riducendone le capacità di manovra le si poteva poi respingere agevolmente. Era una strategia (che fortunatamente non abbiamo mai visto in azione) mirata a rispettare le decisioni tedesche che non avrebbero mai ritirato strategicamente le proprie forze sotto attacco, ma resistito “casa per casa” ad ogni costo.

Commenti [2] - Decisamente l’applicazione di una risoluzione come la no-fly-zone sullo spazio aereo della Libia è stata una decisione politica e finanziaria. Le implicazioni politiche le esaminerò in seguito, quelle finanziarie, che spesso son sottovalutate perché sconosciute, le esaminerò ora. Con un titolo preciso: Chi pagherà il conto? Non bisogna mai scordare che ogni ora di volo di un aereo militare “costa” non meno di 5 ore di manutenzione ordinaria (a meno che non si parli di operazioni in zona di guerra avanzata dove ogni procedura viene ignorata pur di mantenere i velivoli in ordine di combattimento costante) per non parlare di quella straordinaria. Quando si parla di una linea di volo di, per esempio, 40 aerei da caccia spesso solo il 50/60% sono realmente operativi. E parliamo qui di una Forza Aerea moderna e valida quali la USAF of l’AMI, se poi parliamo di quella libica, per quanto sia stata addestrata e supportata da noi e dai Francesi possiamo far crollare i dati al 70/80% con picchi a scendere quanto più obsoleti siano in velivoli. Tutte azioni che costano in termini di denaro. Su una portaerei la operatività dei velivoli in linea di volo è quasi sempre di oltre il 90%. Raramente la US Navy manda in giro per il mondo i suoi Squadroons senza che siano al 100% di efficienza operativa (i Gruppi di volo ruotano sulle varie Unità proprio a seconda della loro “combat readiness”) in quanto ormai operano quasi sempre in zone di guerra più o meno calda. Va notato come il consumo di JP (Jet Propeller – Carburante per Jets) usato da velivoli di combattimento è notevole ed il costo, specialmente in questi giorni, sia altissimo. Tutti elementi e costi da tenere in considerazione
Per le navi militari la rotazione è più alta. Ovviamente del resto, una nave da guerra è un complesso eterogeneo (e più grande) di sezioni da coordinare fra loro. Per solito nella stessa classe di navi solo il 50% può considerarsi realmente operativa, in tempi di pace. Noi italiani abbiamo sì due Unità Portaerei VSTOL, ma reputo che raramente possano essere operative insieme, specialmente coll’intera linea di volo di Harrier a disposizione. Quelli in dotazione alla nostra Aviazione di Marina non bastano. Le due navi (Garibaldi e Cavour) ne possono imbarcare in totale circa 32, ma ne abbiamo solo 14/16…. Una Unità del tipo Garibaldi con circa 10 Harrier imbarcati ed il supporto di un E-3 della Nato può esercitare una discreta pressione di no-fly al largo della Libia, non totale, però, con un dispendio enorme di energie, costi e stress (sia fisico per gli equipaggi, sia delle cellule dei metalli di navi e velivoli). La nostra Marina potrebbe attivare una sorta di embargo aereo e navale al largo della Libia da sola, senza altre Marine, con la cooperazione dell’AMI. Forse. Ma ad un costo economico e di affaticamento enorme. Probabilmente 4 settimane di operatività di questo tipo costerebbe il bilancio della Marina dell’intero anno fiscale in corso, castrando ogni altra attività di addestramento ed operatività dell’Arma. Ammesso che la copertura politica e parlamentare ci sia….
Per cui le considerazioni di carattere finanziario sono essenziali in una attività così vasta. Stiamo parlando di controllare, intercettare e bloccare (con ogni mezzo, ivi compreso l’abbattimento) ogni tipo di volo sullo spazio aereo libico non preventivamente autorizzato. Per fare questo servono soldi, perché un’azione di guerra costa in carburanti, munizionamento, pezzi di rispetto e logistica. Da parte di chi? Dalla NATO su mandato ONU presumibilmente. Ed una no-fly-zone va abbinata per forza con un blocco navale capillare. Ciò lascerebbe scoperte le frontiere non marittime libiche: Tunisia, Algeria, Niger, Chad, Sudan ed Egitto. Un incubo per qualsiasi Comandante Interforze. E cosa si dovrebbe bloccare? Qui non siamo in Iraq dove la no-fly-zone fu creata ed applicata per impedire che il regime di Saddam ricevesse aiuti militari per implementare la propria pericolosità per i vicini. Vicini che peraltro operavano attivamente contro l’Iraq. Qui la no-fly-zone servirebbe, credo, solo ad evitare che Gheddafi attacchi dall’aria i ribelli la cui copertura aerea è inesistente. Ora se per esempio una sezione di SU-20 libici decollasse per attaccare i ribelli o libici indifesi, verrebbero intercettati dai Typhoon o dagli F-16 Italiani, laddove rifiutassero di abortire la loro missione verrebbero abbattuti. Diamo per scontato che ciò sia dal punto di vista operativo possibile. Un Fitter di costruzione sovietica, anni ’80 avrebbe zero chances con un F-16 anche ammesso che ai comandi ci fosse un vero manico per pilota. Stante il livello di addestramento dei libici, sarebbe per i caccia come sparare sulla Croce Rossa (come suol dirsi). Ma ciò impedirebbe altre violazioni da parte del Colonnello ai diritti umani? No, di sicuro no!. Se si vuole adottare un embargo aereo così lo si farà solo come prodromo per iniziare azioni belliche intense contro Gheddafi e i suoi sostenitori. Serve in pratica anche la pianificazione di un’azione di terra, perché le battaglie e le guerre non si possono vincere solo dall’aria. Serve la cara vecchia fanteria. Ecco perché gli USA, che di organizzazione ed efficienza se ne intendono, hanno mosso le due navi per operazioni anfibie coi Marines a bordo. Lo stesso faranno i Francesi e lo stesso potremmo fare noi. Ho sentito vagamente su un telegiornale che anche nave San Giorgio sta per esser dislocata in zona. È una LPD priva però di hangar per gli elicotteri. In linea di combattimento imbarca i nostri “Fanti da Mar" del Reggimento San Marco. Sarebbe forse un richiamo alla II Guerra Mondiale: un suo omonimo, il Regio Incrociatore San Giorgio che veniva usato come piattaforma antiaerea (fra l’altro abbattè l’aereo di Cesare Balbo mi sembra…) si autoaffondò nella rada di Tobruk durante la prima occupazione da parte degli Inglesi il 21 Gennaio 1941. Mi aspetto che, dopo alcune giornate di attacchi aerei che praticamente azzereranno qualsiasi attività aerea e contraerea libica, probabilmente verranno sbarcate truppe anfibie che faranno da cuscinetto fra i ribelli e le forze di Gheddafi. Ecco servita l’occupazione della Libia, come sempre hanno inteso fare Francia e Gran Bretagna. La Libia infatti non è la Serbia e non solo per differenze orografiche. Qui parliamo di chi? Di una Nazione che possiede sotto il deserto, credo, la diciottesima riserva di greggio al mondo per non parlare del gas naturale. E il Colonnello l’ha fatta franca per troppo tempo. Dopo che nel 1986 Reagan gli bombardò la porta di casa solo il sostegno Francese ed Italiano lo risparmiò dalla rabbia americana, nonostante la crisi dell’attentato di Lockerbie e della Achille Lauro. Furbo come è sempre stato (oggi un po’ no, ma gli anni passano anche per lui, diamine!) capì di avere esagerato e si defilò lasciando il ruolo di cattivo ad altri, Saddam, mentre uno dei suoi principali protettori l’Unione Sovietica si sgretolava. Viziato da noi Italiani e da molti Paesi Europei in nome del Petrolio e del Gas naturale ha usato spudoratamente il suo potere economico. A noi ha fatto molto comodo. Ricordo come “l’Avvocato” in un’intervista in cui gli si contestava di aver ceduto una percentuale della FIAT ai Libici rispose che questi erano intervenuti con soldi contanti quando la FIAT ne aveva un disperato bisogno, e che pur essendo azionisti non avevano mai avuto voce in capitolo sulla conduzione societaria, operando come “silent partners”. Molto ha investito Gheddafi nel nostro Paese, minacciando per poterlo fare, prima di “chiudere” i rubinetti dell’energia e poi di “aprire” quelli dell’immigrazione clandestina. Ora raccoglie quel vento di sangue e morte che ha seminato negli anni Ottanta. Uno Stato Sovrano purtroppo non prova riconoscenze. Nel corso degli anni la hanno chiamata Ragion di Stato, Realpolitik, Pragmatismo politico. E la Storia ci insegna che spesso il principale Partner Economico di un Paese è quello che lo attacca. La Germania hitleriana era il principale partner economico della Russia Sovietica così come lo erano Gli Stati Uniti del Giappone. Nulla impedì a Giappone e Germania di attaccare. Per cui il Colonnello cade oggi vittima di quel pragmatismo che lui stesso ha usato e ci è pure rimasto male, offeso, da come sproloquia in questi giorni. Italia, Francia ed altri Paesi hanno “leccato” il buon Colonnello ed ora lo attaccano con l’alibi dell’ONU per poter accedere a quel salvadanaio di petrolio e gas senza più dover sopportare le sue manìe e i suoi ricatti.

Chi pagherà il conto? Ecco chi lo paga: il petrolio ed il gas libici lo pagheranno. Al tavolo si siederanno tutti i Paesi della coalizione dei “volenterosi”. Ovviamente la parte del leone la faranno gli USA la Francia e l’Inghilterra. E noi? Qui casca l’asino! Siamo (o eravamo?) i destinatari del 39% delle esportazioni libiche e i Libici importavano da noi quasi altrettanto. Ora dopo la riunione di Parigi noi abbiamo messo a disposizione le nostre basi, forse le uniche da cui possono partire agevolmente velivoli di ogni tipo, e le nostre infrastrutture militari. Dobbiamo usare i nostri assets militari senza riserve. In parole povere combattere come gli altri senza rimorsi o sussulti idealistici, chè non ci scaldiamo le case o riforniamo le auto con gli ideali, ma combattendo incameriamo percentuali di profitto economico proficue per noi. Se il Colonnello deve cadere (e cadrà) è bene che noi Italia si sia fra le Nazioni che hanno contribuito ad una nuova Libia e che godrà di privilegi economici favorevoli per averlo fatto. (continua)

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