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Gli Stati Non Hanno Amici, Solo Interessi - Parte Iv


27 marzo 2011 ore 20:53   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 313 persone  -  Visualizzazioni: 481

Gli Stati Non Hanno Amici, Solo Interessi. Parte IV. Commenti da dilettanti su una crisi annunciata. Dopo le rivolte popolari di Tunisia ed Egitto, di Qatar e Libia, Siria e Yemen si sono accesi nelle ultime settimane i segnali di allarme internazionali con la Libia come l’elemento più delicato e complesso. Del resto era normale aspettarsi che in un periodo in cui informazioni, idee e fatti sono a disposizione di chiunque possa accedere al WEB, idee e richieste di riforme e di una vita migliore si diffondessero. Non si possono spegnere completamente le menti, forse addormentarle o rallentarle, ma poi? Non fa nemmeno stupire il fatto che siano tutti Paesi con maggioranza mussulmana. Fra le tre religioni monoteiste diffuse su questo Pianeta quella mussulmana è la fede il cui esercizio spirituale è rimasto più in arretrato coi tempi. Peccato perché delle tre è quella che aveva (che HA!) le migliori possibilità di sviluppo e la miglior storia di convivenza con le altre due. Tramite gli Arabi l’Islam ha portato alla cultura occidentale una ventata di novità e progresso in un periodo storico in cui immobilismo, intolleranza, rigidità religiosa e ignoranza regnavano sovrani tanto da aver fatto chiamare quei tempi “I Secoli Bui”.

La spinta che l’Islam, nella sua corsa di conquista fermata a Poitiers dai Franchi, ha dato a quella che oggi è la nostra cultura, assestatasi così come la conosciamo, è stata enorme e basilare. Matematica, Medicina, Trigonometria, Filosofia, Agronomia, Ingegneria sono solo alcune delle materie dello scibile a cui i saggi di religione islamica hanno dato una spinta che ha preparato la cultura così come ora la conosciamo. Il tutto unito ad una tolleranza degli altri credo religiosi che molto dovrebbe insegnare anche oggi. Dopo averci dato quel che ci ha dato (pensate solo ai numeri che oggi usiamo, sono chiamati numeri arabi e li usa tutto il pianeta) l’Islam si fermò, permettendo alle lotte interne, alle frange religiose intolleranti di bloccare uno sviluppo, culturale ed industriale naturale; un progresso rallentato piano piano con innumerevoli frenate (religiose per lo più) e deviazioni che hanno portato la cultura occidentale a prenderne il posto. È un dato di fatto incontrovertibile che il mondo mussulmano è rimasto indietro di molti lustri rispetto a quello non Islamico. Alla fine in cambio di quell’oro nero tanto necessario a questa nostra civiltà di cui son ricchi, i mussulmani (soprattutto nel Medio Oriente e Nord Africa) hanno concesso ai non mussulmani di gestire e controllare una gran parte dei loro posti di lavoro a tutti i livelli. Quando si son provati a farlo del loro, avendo alla base una carenza di esperienze e capacità, si sono dimostrati altamente inefficienti.


Se l’Islam di base è una religione di pietà, anche se con limitazioni e proibizioni che a noi Occidentali appaiono estreme, il vero problema permane quello dell’estremismo islamico. La SHARI’AH (o cammino verso la fonte) proposta come legge statale in uno Stato di rigida osservanza religiosa significa nella maggior parte dei casi una regressione di mezzo millennio di civilizzazione sia come la intendiamo noi sia come la possano intendere i Paesi Islamici non estremisti (pochi ormai, purtroppo). La Storia ci insegna come la legge statale debba essere laica. Troppe devastazioni e stragi hanno provocato nella Storia dell’Uomo (e stanno provocando) le leggi religiose ritenute le uniche valide per l’amministrazione della cosa pubblica. Dai lutti e disastri provocati dall’esercizio del Potere Temporale da parte dei Papi dal Medio Evo fino al 20 Settembre 1870 spesso con l’alibi di una Donazione (quella di Sutri) falsa come una banconota da 30 Euro, arriviamo ai tempi più recenti con un pensiero all’Iran degli Ayatollah. Ovunque il Potere Temporale sia stato esercitato come “longa manus” di quello Religioso, a questo sottomesso ci son stati lutti, sterminii ed ingiustizie. L’estremismo islamico è “sic et simpliciter” questo. Un mio amico giornalista mi raccontò tre anni or sono come in uno dei Paesi Asiatici che hanno il suffissoche termina in ‘Stan l’estremismo islamico ottenne il controllo di una serie di vallate e villaggi a scapito del Potere Centrale. Nel breve volgere di pochi giorni fu chiusura delle scuole laiche, negazione di un’educazione alle donne, veli e tutto quel che la SHARI’AH prevede, un balzo all’indietro di almeno 500 anni!

Ora le giuste sollevazioni popolari contro regimi autoritari in Stati Islamici (Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Yemen ecc.) lasciano amplissimi spazi all’intervento dell’estremismo islamico che, lungi dall’essere in regresso vede il proprio carisma crescere. Raramente una Rivoluzione porta alla democrazia. Spesso la Rivoluzione contro un regime dispotico lo sostituisce con uno altrettanto dittatoriale. Che io ricordi riuscì recentemente solo in Portogallo dopo Salazar, ma casi simili si contano sulle dita di una mano, forse. Gli esempi più eclatanti furono quello della Rivoluzione Francese e quello della Rivoluzione Russa. Si partì da necessità di sostituire la tirannìa con princìpi più degni, ma proprio alla realizzazione via via sempre più violenta si accompagnò la nascita di un altro regime dispotico (I Soviet in Russia, la Repubblica di Danton Marat e Robespierre in Francia). Ora questi Paesi essenziali all’economia mondiale sia per posizione strategica sia per risorse corrono il pericolo di finire sotto il controllo degli Estremisti. Forse l’unico Paese dove questo oggi non si rischia è la Libia, ma io vedo rischi in Egitto, in Yemen, in Arabia Saudita (culla del culto islamico), anche in Siria così vicina politicamente ad un altro Paese a base assolutamente non laica, l’Iran. La democrazia peraltro potrebbe rappresentare al redde rationem un problema: diciamocelo chiaramente, perché spesso, se male interpretata la democrazia dà adito a incertezze, a confusione ed è un sistema di governo che va adattato ai costumi della popolazione che lo adotta; per intenderci un popolo di tipo anglosassone come l’Inghilterra ha adottato una forma di democrazia diversa nel suo esercizio da quella adottata dal Popolo Italiano. (continua)

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