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Governo: Arriva Il Cosiddetto Blocco Delle Pensioni. Ma Che Significa?


1 dicembre 2011 ore 15:06   di Ciuffo79  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 370 persone  -  Visualizzazioni: 642

Fra gli interventi probabili attuati dal governo Monti ed inseriti nella manovra correttiva di 20-25 miliardi attualmente in fase di studio, è emerso il cosiddetto blocco delle pensioni, definito da più parti anche “congelamento delle pensioni”. Ma cosa significa?

Alla fine di ogni anno, e quindi a partire dal Gennaio dell’anno successivo, le pensioni sono sottoposte ad una rivalutazione, una sorta di adeguamento che consente ai pensionati di riadattare l’importo della propria pensione in base alla variazione del costo della vita (l’inflazione), secondo i dati forniti dall’Istat.


Per tutelare la capacità di consumo dei pensionati, lo Stato ogni anno si impegna, di conseguenza, ad effettuare un riallineamento economico degli assegni pensionistici finalizzato a mantenere costante nel tempo il tenore di vita posseduto.

Governo: Arriva Il Cosiddetto  Blocco Delle Pensioni. Ma Che Significa?

Naturalmente, a livello previdenziale, la rimodulazione e la rivalutazione delle pensioni rappresentano un costo molto importante per le casse dello Stato, il che ha determinato la riflessione del Governo Monti circa la possibilità di bloccare per tutto il 2012 questo meccanismo.

In poche parole, a Gennaio 2012 le pensioni rimarranno invariate, contrariamente a quanto avvenuto in passato.

Si stima che da questo intervento lo Stato possa recuperare circa 6 miliardi di euro (pari a quasi un quarto di tutta la manovra in via di preparazione) nel caso in cui tale intervento sia attuato indiscriminatamente su tutte le pensioni.

Presumibilmente, tuttavia, il Governo, in funzione del principio dell’equità sociale perseguito dichiaratamente da Monti, effettuerà il blocco della rivalutazione delle pensioni soltanto in modo scaglionato, ossia parametrandolo all’entità della pensione percepita e consentendo allo Stato di risparmiare circa 4,4 miliardi di euro.

Necessaria però una precisazione che consente di comprendere al meglio l’importante entità dell’intervento del governo: le pensioni più basse, e quindi le cosiddette “minime” rappresentano soltanto il 15% dei 17 milioni di assegni pensionistici totali. Stessa percentuale vale per le pensioni “d’oro”, ossia quelle che superano i 2mila euro mensili.

Questo significa che, escludendo le pensioni minime, l’85% delle pensioni verrà colpito dalla manovra. Se consideriamo che il 70% degli assegni totali ha un valore compreso tra i 500 ed i 2mila euro, è possibile facilmente dedurre che la fascia reddituale media sarà direttamente coinvolta.

Per fare un semplice esempio, una pensione di 1400 euro mensili subirà una decurtazione (o meglio un danno da mancato introito per l’assenza della rivalutazione) di circa 420 euro l’anno (ossia 35 euro al mese).

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