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Governo Berlusconi: Le Vere Ragioni Dello Stop Al Nucleare


20 aprile 2011 ore 05:32   di petardo  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 357 persone  -  Visualizzazioni: 761

Dopo aver fatto la voce grossa sulla ferrea volontà dell’attuale governo di portare avanti il progetto di costruzione di 4 nuove centrali nucleari sul territorio italiano, ribadite con forza anche dopo il drammatico incidente di Fukushima con dichiarazioni di vari esponenti di punta quali ad esempio Prestigiacomo, Romani e Cicchitto (era il 12 marzo), ecco, solo poco più di un mese dopo, il dietrofront.

Un emendamento presentato dall’esecutivo al decreto “omnibus” che sarà votato domani al Senato decide uno stop (non molto chiaro) alla realizzazione delle 4 centrali nucleari previste. Questo sostituisce una prima ancora più fumosa precedente decisione (se così si può dire) di moratoria di un anno del programma nucleare.


Quali sono le ragioni di questo dietrofront repentino? Quella ufficiale è la seguente: “Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui profili relativi alla sicurezza nucleare tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”.

Governo Berlusconi: Le Vere Ragioni Dello Stop Al Nucleare

Quindi non si parla ne’ di tempi ne’ di un vero e proprio cambio di rotta. Per questo molti hanno sentito, come dire, “puzza di bruciato”, e, facendo anche un po’ di sana dietrologia, si possono vedere molte ragioni (quelle vere?) che hanno portato a questa decisione.

1) La popolarità del nucleare tra gli elettori italiani, già scarsa prima del terremoto in Giappone, è precipitata, così come il consenso al premier e al governo, che non è più quella di un tempo. Le prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio stanno così diventando troppo importanti per Berlusconi, considerando anche le problematiche legate ai suoi processi, per cui una (vera o presunta) rinuncia al programma nucleare non potrà che portare un po’ di ossigeno per l’asfittico governo.

2) Depotenziare il referendum del 12 giugno prossimo, dove si sarebbe dovuto votare su privatizzazione dell’acqua, sulla legge per il legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri a comparire in udienza penale e, appunto, sul ritorno all’energia nucleare. Come tutti sanno, i referendum non sono validi se alla votazione non partecipa più del 50% degli elettori. Poiché il quesito riguardante il nucleare è piuttosto sentito, il “rischio”, per il governo e per il premier, era che il quorum si fosse raggiunto e che, verosimilmente, gli elettori votassero contro governo e premier per tutti e 3 i quesiti. Grazie al dietrofront sul nucleare, probabilmente, il referendum relativo non si fara’ più, riducendo non di poco la probabilità di superare il quorum, col risultato di annullare il referendum, qualsiasi fosse il responso delle urne.

3) Le centrali nucleari scelte dall’Italia sono di fabbricazione francese, per cui è anche (o soprattutto, per taluni) interesse francese che si realizzino. Le recenti vicende riguardanti il problema dei profughi hanno dato luogo a pesanti polemiche tra Italia e Francia. A voler pensare male l’ipotesi di “ripicca” del governo italiano nei confronti di quello francese non è poi così peregrina.

Quindi, con questa mossa, il governo riuscirebbe a prendere, come si usa dire, “due, anzi, ben tre piccioni con una fava”.

In tutto questo il bene del paese non c’entra: si tratta solo di sopravvivenza di governo e premier.

La poca chiarezza dell’emendamento, inoltre, non mette assolutamente al riparo di ulteriori, nuovi repentini dietrofront, per cui, magari tra un anno, si riprenderà a parlare di centrali nucleari. Per questo le opposizioni non si fidano assolutamente. D’altronde, come potrebbero fidarsi, visti i precedenti?

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