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E' Guerra Aperta Tra Pd E Idv?


14 luglio 2011 ore 10:59   di Montalbano  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 361 persone  -  Visualizzazioni: 620

Lo stato confusionale in cui versa il Governo capeggiato da Silvio Berlusconi è sotto gli occhi di tutti. Anzi, forse sarebbe il caso di dire stato comatoso, vista la totale assenza del capo del governo nei giorni in cui l’Italia si trovava sotto gli attacchi della speculazione internazionale. Ma non è che le opposizioni stiano messe molto meglio. Basti guardare l’ormai continua guerra tra IDV e PD, due dei tre partiti maggiori del centrosinistra, per capire la drammaticità e la peculiarità della situazione in cui versa il nostro paese. La cartina di tornasole dei rapporti tra questi due partiti è quanto successo in occasione della presentazione alla Camera di un progetto di legge del partito di Di Pietro, che tendeva ad eliminare le Province tramite una modifica dell’Articolo Quinto della Costituzione. Progetto al quale si è opposto un fronte vastissimo, formato non solo da PDL e Lega, che hanno votato contro, ma anche dal PD, che si è astenuto. La motivazione addotta dal segretario del PD, Bersani, in base alla quale il partito ha una sua posizione espressa in un disegno di legge autonomo, che punta ad una ridefinizione del ruolo delle Province e ad una loro riorganizzazione che elimini gli sprechi, è stata pesantemente contestata da Di Pietro e da gran parte dello stesso popolo del centrosinistra, che non vede di buon occhio le posizioni politiciste assunte dai democratici.

La partita si è poi trasferita sul territorio, in particolare in quella Emilia Romagna, ove il potere del PD, è stratificato da decenni e decenni di buona amministrazione del PCI e dei DS. Proprio in Emilia, i rappresentanti locali di IDV, hanno avuto buon gioco a prendere la dichiarazione di Bersani e ad innestarla su una discussione che in quelle lande va avanti da tempo. In pratica, Tommaso Montebello, dell’Idv, ha rilanciato ufficialmente la posizione assunta dal segretario e ha chiesto al PD emiliano di trarne le conseguenze. “Se è vero che il nostro principale alleato ritiene che il numero delle Province vada diminuito accorpandole, noi ci dichiariamo disponibili ad intraprendere da subito questo percorso.” La risposta del PD, affidata a Marco Di Maio, ha fatto subito capire che lo stesso, da questo orecchio, non ci sente proprio. Di Maio ha infatti risposto di non capire la sfida lanciata dai dipietristi e ha fatto presente che non si possono licenziare di colpo tutti gli impiegati delle amministrazioni provinciali.


Insomma, si capisce benissimo che il tema dei costi della politica, vede una frattura netta all’interno della coalizione che dovrebbe sostituire quella attualmente al governo. Ma non è certo il solo, se si pensa a quanto è successo, sempre in Emilia, sul tema della privatizzazione dei servizi, a partire dall’acqua. Se infatti IDV è stata la principale proponente dei quesiti referendari che a metà giugno hanno dato un fiero colpo al governo di centrodestra, smantellando in pratica uno dei pochi provvedimenti presi dallo stesso e non riguardante direttamente gli interessi del suo principale attore, il PD non ha mai assunto una posizione chiara, tranne salire sul carro dei vincitori a partita chiusa. Basti pensare che nel Comitato del NO al referendum, quello che si opponeva all’acqua pubblica, ben sei esponenti erano del PD. E quanto successo proprio in Emilia, spiega anche il modo di muoversi del partito. In quella regione, infatti, l’acqua è privata da un bel pezzo ed è stata affidata ad una società, Hera, i cui manager appartengono all’area del PD. E la risposta del PD emiliano, alla valanga referendaria, la dice lunga sulle contraddizioni in cui si muove il partito di Bersani. Mentre infatti ancora si protraevano i festeggiamenti per la valanga di sì che avevano sepolto la privatizzazione dei servizi, uno dei pezzi da novanta del PD emiliano, Raffaele Donini, faceva una dichiarazione che era tutta un programma: “La discussione è ancora in corso. Il PD si confronterà prendendo in considerazione la scelta referendaria.” Capito? Il PD non prende atto della scelta referendaria, ma la prende semplicemente in considerazione. E mentre la prende in considerazione, Hera aumenta le bollette dell’acqua del 3,5%. Un bel modo di festeggiare indubbiamente.

Di fornte a quanto sta succedendo, viene da pensare che, se queste sono le granitiche certezze che potrebbe dare ai cittadini italiani una eventuale coalizione antiberlusconiana, vuol dire che non stiamo messi molto bene. E vuol dire che alle prossime politiche, gli stessi si troveranno di nuovo di fronte all’ennesimo referendum pro o contro l’uomo di Arcore. I programmi possono anche aspettare, anche perché su di essi non c’è accordo. Un paese può andare avanti in questo modo?

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