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Guida Ai Referendum Sull' Acqua Pubblica


9 giugno 2011 ore 11:24   di ConteMascetti  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 1045 persone  -  Visualizzazioni: 1633

"No alla gestione dell'acqua dei privati", "le tariffe del Servizio Idrico aumenteranno", "votate si per non permettere che qualcuno speculi sulla nostra sete" sono solo alcuni degli slogan ricorrenti in questi giorni. Ma quanti italiani effettivamente sanno su quali norme saranno chiamati ad esprimere il loro parere? Questo articolo prova a spiegarlo.

Prima di entrare nel dettaglio dei quesiti, ritengo opportuno evidenziare un aspetto di questo referendum: il referendum è uno strumento di democrazia diretta. Attraverso di esso, i cittadini sono chiamati ad esprimere un parere vincolante riguardo determinate norme, sufficientemente importanti da non permettere loro di andare al mare. Come si può chiedere ad un contadino, o anche semplicemente solo ad una persona non esperta di legge: "volete voi che sia abrogato il comma 1 dell’Art. 154, tariffa del servizio idrico integrato del Decreto Legislativo N. 152 del 3 aprile 2006 norme in materia ambientale limitatamente alla seguente parte: dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito?" è un non senso, perchè cosi, non si permette al cittadino di capire su che cosa si sta esprimendo, aprendo la strada alle strumentalizzazioni e banalizzazioni che hanno avuto luogo in questi giorni.


Il due quesiti sull'acqua pubblica (prima imprecisione: un quesito riguarda in generale "servizi pubblici locali di rilevanza economica" comprendendo quindi anche, così, per dirne uno, la gestione dei rifiuti) riguardano, nel dettaglio: la composizione dell'assetto societario per le imprese di servizi pubblici locali di rilevanza economica (scheda rossa) mentre l'altro riguarda la "determinazione delle tariffe del servizio idrico" (scheda gialla).Entriamo nel dettaglio.

Guida Ai Referendum Sull' Acqua Pubblica

Votando Si alla scheda rossa, andiamo ad abolire una legge, il decreto Ronchi del 2008 e successive modifiche, in cui è previsto che la maggioranza del capitale delle società pubbliche in questione deve essere privato. Quindi, qualora vincesse il No, avremo obbligatoriamente entro dicembre delle società (come ad esempio Acea) che sono un misto Pubblico-Privato o sono solo private. Ma a questo punto, occorre fare una specificazione: la legge oggetto di referendum prevede l'obbligo per tutte le imprese di avere una forte componente privata, ma, in realtà, in alcune zone d'Italia, le imprese che gestiscono il Servizio idrico sono già private; qualcuna è perfino quotata in borsa.

Le ragioni del decreto ronchi: c'è una parte del pensiero economico che sostiene che i soggetti privati (per dirla in modo un pò rozzo e grossolano) siano molto piu efficienti rispetto allo stato.Questo perchè un regime di concorrenza perfetta (che esiste solo in un mondo ipotetico) garantisce alla popolazione un benessere maggiore, per via delle dinamiche che si sviluppano in quel regime. Si pensi a quei comuni siciliani che d'estate hanno problemi a vedere uscire l'acqua dai loro rubinetti: in concorrenza perfetta non accadrebbe. Inoltre, il privato cerca di avere quanto piu profitto possibile (è governato da una logica economica) mentre lo Stato (che non è governato dalla stessa logica) spesso ha compiti piu etici: garantire il servizio a tutti i cittadini ad esempio, permettendosi, quindi, anche di operare in costante perdita pagata attraverso le tasse dei cittadini. Il servizio privato,invece, può contare solo sulle entrate derivanti dalle "bollette". Un altra delle ragioni è il fatto che gli acquedotti italiani disperdono buona parte dell'acqua nel tragitto, ed un ingresso in scena dei privati potrebbe migliorare queste inefficienze: se si considera il rapporto: litri immessi negli acquedotti e non fatturati/numero di utenze/lunghezza degli acquedotti, l'Acea (una di quelle aziende "già pronte" al decreto ronchi) è quella che disperde piu acqua.

Le ragioni dei comitati per il Si. Essi sostengono in primo luogo che l'acqua "è un bene pubblico" e quindi non è giusto che i privati possano lucrarci sopra. (seconda imprecisione: l'acqua è sempre stata un bene pubblico e sempre lo sarà. Qui si parla della gestione del servizio idrico, che in quanto tale, non è un bene pubblico). Un altra delle ragioni è la previsione di aumento delle tariffe (di cui si parlerà in riguardo al secondo quesito). Sostengono inoltre che, la presenza dei privati, creerebbe di fatto un monopolio, ovvero, i cittadini, residenti in una certa zona, diventeranno schiavi di un gruppo di persone che detiene il potere dell'acqua. Ma non solo: l'azienda che detiene il monopolio: non ha (secondo loro) nessun motivo per migliorare l'efficienza della rete idrica: piuttosto alzerebbe la tariffa.

Guida Ai Referendum Sull' Acqua Pubblica

La realtà dei fatti è che: il settore della gestione dei servizi idrici, al contrario di altri servizi di pubblica utilità (come la gestione dei rifiuti, l'energia e quant'altro) è un monopolio naturale (vedi qui: it.wikipedia.org/wiki/Monopolio_naturale), ovvero è un particolare business in cui è molto difficile, sopratutto per via dei costi iniziali che devono essere sostenuti, l'entrata in scena di molti altri concorrenti. Se l'azienda A gestisce gli acquedotti, l'azienda B, che vuole fargli concorrenza, deve costruirsene uno. Quindi, se il senso del decreto Ronchi era quello di aumentare la concorrenza, e quindi l'efficienza, questa legge è sbagliata. Non significa che sia sbagliata la privatizzazione del servizio idrico: essa potrebbe, se inserita in un diverso quadro legislativo, aumentare il benessere della popolazione. È anche vero, però, che la gestione del servizio idrico affidata allo Stato, è per certi versi un problema.

Il secondo quesito: La scheda Gialla. Essa riguarda: Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito”.
Per farla breve, si prevede la possibilità che in bolletta vi possano essere delle voci che aumentino il totale da pagare, al fine di garantire, complessivamente, all'impresa che gestisce il servizio idrico, una remunerazione degli investimenti non inferiore al 7%.
Il senso di questa legge è quello di garantire ai privati che "scendono in campo" un profitto sicuro, al fine di rendere attrattivo il mercato. Chi spenderebbe miliardi di euro per un rendimento misero?

Qui, ci sono poche posizioni da difendere: economicamente ed eticamente parlando, è un non-senso. Economicamente non ha senso perchè non si può pretendere concorrenza (in un settore dove peraltro non è possibile) garantendo un rendimento minimo: nemmeno se la concessione fosse offerta tramite asta (in quel caso ci sarebbe comunque monopolio naturale, ma ci sarebbe molta concorrenza all'asta) : il miglior offerente, una volta vinto, avrebbe diritto al prezzo d'asta più il 7%. Ma poi, su quale base è stato stabilito il 7%? perchè non il 6% o il 10%? questa era una legge facilmente migliorabile: bastava che lo stato offrisse ai privati dei sussidi, in funzione dei miglioramenti apportati alla rete idrica. (qualcuno potrà notare: i sussidi però altro non sono che i nostri soldi delle tasse! È vero, ma un conto è almeno il 7% su qualunque tipo di investimento, pagato all'infinito, un conto è un sussidio pagato solo qualora vengano apportate migliorie alla rete)
Eticamente è un non senso perchè in un contesto globale, dove si tende alla concorrenza, dove una variazione bassissima dei rendimenti comporta grandi spostamenti di capitali, assicurare il 7% a chi decida di entrare in un determinato business è scorretto nei confronti di tutti gli altri. Perchè allora non garantire un rendimento del 5% ai calzolai o ad altri lavori che stanno scomparendo?
Si potrebbe parlare di 7% come "integrazione in bolletta delle esternalità positive" (vedi qui: it.wikipedia.org/wiki/Esternalit%C3%A0) : ma chi ha deciso che il valore di esse sia sempre e comunque il 7% dell'investimento effettutato?

Qui troverete un pò di informazioni utili, qualora non abbiate ancora le idee chiare.

comitato per il si: www.referendumacqua.it/

notizie sul comitato per il no: www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/le-ambiguita-del-pd-sul-referendum-per-lacqua-in-molte-regioni-hanno-fondato-comitati-del-no/115974/

opinioni: marco travaglio: www.youtube.com/watch

opinioni: altri del mondo dei servizi idrici: lo consiglio vivamente jacopogiliberto.blog.ilsole24ore.com/correnti/2011/06/acqua-referendum-appello-dei-no-per-difendere-lacqua-pubblica-con-firme.html

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