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Il Fallimento Dell' Integrazione


26 giugno 2015 ore 21:07   di KungFuGirl  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 552 persone  -  Visualizzazioni: 796

26 giugno 2015: tre attentati diversi, in tre diverse parti del mondo, mietono vittime inconsapevoli. Francia, Tunisia e Kuwait. Questi tre attentati non sono avvenuti in un giorno a caso: alla fine di giugno 2014, infatti, veniva fondato ufficialmente lo Stato Islamico più integralista.
Nel sud della Francia, in una fabbrica di gas industriale, un uomo di origine nordafricana ha decapitato il proprio datore di lavoro ed ha poi esposto la testa dell'uomo con una bandiera dell'ISIS. L'uomo, fermato da un pompiere che ora viene considerato un eroe, è solo l'ultimo estremista in ordine di tempo ad aver attacato la Francia e l'intero Occidente dopo l'assalto al giornale satirico Charlie Hebdo.

In Tunisia era solo il 18 marzo, un paio di mesi prima, quando alcuni terroristi entrano nel museo del Bardo, dopo aver sparato contro un pullman - e ucciso una decina di turisti - alla fine si conteranno 24 morti, 4 dei quali di origine italiana. La Tunisia, che ha scelto la via della democrazia, evidentemente non è ben vista dagli integralisti che nel giorno del 26 giugno sono entrati in un resort ed hanno compiuto una mattanza in spiaggia. Colpendo, ancora una volta, i turisti. Una spiaggia giudicata sicura e promossa dalle agenzie di viaggi, dove la gente si godeva i primi momenti di vacanza. Dove, secondo le autorità tunisine, ci sarebbe da investire nel tursimo per dare nuovo slancio all'economia locale. Almeno 37 i morti, molti stranieri.


Infine, il massacro in Kuwait. Paese islamico, un kamikaze si è fatto esplodere al grido di "Allah è grande" all'interno di una moschea sciita (gli sciiti rappresentano circa il 30% della popolazione), la moschea Imam al-Sadiq, all'interno di Kuwait City, colpevole, secondo la rivendicazione dell'Isis, di "diffondere gli insegnamenti sciiti tra la popolazione sunnita". Un primo, provvisorio bilancio, parla di almeno 25 morti e oltre 200 feriti tra quanti erano riuniti per la preghiera del venerdì.

Tutto questo in un giorno solo. E se è vero che due dei tre attentati sono avvenuti in Paesi a larga maggioranza islamica è vero pure che l'Europa è ormai sotto attacco da tempo: persino in Italia, ad Olbia, è stato arrestato un presunto terrorista. E gli sbarchi sulle nostre coste continuano quotidianamente: molti di loro saranno davvero dei disperati in fuga da guerre e miseria, ma chi ci assicura che tra loro non si nascondano estremisti?

Che la favoletta dell'integrazione non regga, d'altro canto, è ormai sotto gli occhi di tutti. A Busto Arsizio un ventenne tunisino con numerosi precedenti per reati contro la persona e spaccio è stato arrestato dai Carabinieri dopo aver minacciato la sorella puntandole una spada alla gola: la sua colpa? Quella di voler uscire a cena con un'amica durante il Ramadan. E se questo è un delinquente fatto e finito (e ci si domanda perchè caspita stia ancora in Italia con simili precedenti), così non è per Yassin Salhi, che ha decapitato il suo principale a Lione.

Non è bastato un lavoro regolare e normalmente retribuito, infatti, ad impedire che un dipendente decapitasse il suo titolare nella stessa fabbrica in cui lavorava. E non bastano decine e decine di anni di convivenza - a quanto pare tutt'altro che pacifica - ad assicurare che negli Stati Uniti non vengano uccisi ragazzi di colore da parte di agenti bianchi. Agenti che, peraltro, solitamente fanno il loro dovere di tutori della legge e non devono venir criminalizzati in blocco.

Negli USA, che pure hanno eletto un presidente afroamericano, i conflitti interraziali (parola brutta, non politicamente corretta, ma che rende l'idea) sono all'ordine del giorno e questo nonostante la pluricentenaria mescolanza di popolazioni e fedi religiose. L'ultima prova, drammatica, arriva da Charleston, dove un ragazzo bianco è entrato in una chiesa frequentata da afroamericani ed ha aperto il fuoco, uccidendo nove persone tra cui il pastore della comunità. Razzismo? Forse. Ma a parlare è la cronaca.

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