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Il Governo è Finito. Ma L' Opposizione Non Sta Molto Meglio


21 luglio 2011 ore 10:41   di Montalbano  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 304 persone  -  Visualizzazioni: 554

Come attesta la votazione di ieri sull'arresto del deputato del PDL, Papa, la Maggioranza parlamentare, uscita dalle urne nel 2008, non sta molto bene. E credo proprio di usare un eufemismo che non rende del tutto lo stato precomatoso dell'alleanza che sostiene l'attuale Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. In pratica, sono mesi, forse anni, che la stessa non riesce ad elaborare un provvedimento senza dover mettere la Fiducia, atto che di solito è la certificazione delle divisioni di uno schieramento. Basti andare a rileggere i resoconti di quanto è accaduto l'altro giorno di fronte alla presentazione di un provvedimento dell'IDV riguardante l'emergenza rifiuti, con il Ministro Prestigiacomo a dare parere favorevole e la sua maggioranza a votargli contro, per capire lo stato di estrema confusione che caratterizza il centrodestra.

Ma se oggi cadesse il Governo, ci sarebbe una maggioranza alternativa pronta a dare una alternativa sociale al paese? Credo proprio di no. E il responsabile maggiore di questo fatterello di non secondaria importanza, è il principale partito di opposizione, il PD. Che si trova eternamente in mezzo al guado e non si decide a sciogliere i nodi riguardanti la forma che dovrà assumere la coalizione alternativa e, di conseguenza, il programma che dovrà essere sottoposto al giudizio degli elettori. Se Pierluigi Bersani non si decide a dire con chi vuole allearsi, Terzo Polo di Casini e Fini, o IDV e SEL, continuerà a rimanere inevaso quello che è l'aspetto più importante, quello concernente le linee programmatiche che dovrebbero portare il paese fuori da una emergenza sociale ed economica che dura ormai da troppo tempo. E' del tutto chiaro, infatti, che la speranza di unire tutti coloro che si oppongo a Silvio Berlusconi è destinata a rimanere tale. Fini e Casini da una parte, e Di Pietro e Vendola dall'altra, hanno già più volte fatto intendere che non ci pensano nemmeno a dar luogo ad una ammucchiata che avrebbe l'aspetto di una vera e propria Armata Brancaleone e che avrebbe il solo risultato di consegnare al Presidente del Consiglio una carta vantaggiosa, che gli consentirebbe di denunciare agli elettori il carattere del tutto strumentale di una simile alleanza.


Del resto, lo stesso PD deve fare chiarezza al suo interno, prima di poter proporre alleanze e programmi. Deve decidere se il suo referente sindacale debba essere la CGIL, che non vuole firmare accordi al ribasso e sotto ricatto, o CISL e UIL, che in questi anni hanno concesso praticamente tutto alla controparte confindustriale, sacrificando diritti e stipendi dei lavoratori anche di fronte a ricatti odiosi come quelli rappresentati dalla ventilata chiusura di stabilimenti e fabbriche. Deve decidere se la valanga di NO referendari sulla privatizzazione dei servizi deve essere applicata o sacrificata sull'altare della Real Politik che ha portato in Emilia a privatizzare l'acqua. Deve decidere se la Patrimoniale sulle grandi ricchezze chiesta dalla CGIL e da fonti insospettabili come De Benedetti debba essere applicata, in modo da liberare i ceti medio bassi di rilevanti carichi fiscali che stanno producendo nuova povertà. Deve decidere se il contenimento dei tagli alla politica debba essere portato avanti in maniera draconiana o se invece si possa continuare con un regime di privilegi ormai odioso e non più alla portata di uno Stato zavorrato dal debito pubblico come quello italiano. Deve decidere, in sostanza, se l'Italia abbia bisogno di una vera alternativa sociale o di una semplice ridefinizione delle politiche attuali su standard più efficienti.

Non è una questione di poco conto. Alle ultime politiche, qualcuno forse lo ricorderà, Berlusconi e Veltroni si rinfacciarono il fatto di essersi vicendevolmente copiati il programma. E in effetti, i due programmi erano molto simili. Tanto che il leader democratico arrivò a dire che se i programmi erano simili, lui rappresentava la garanzia di poterli applicare al meglio. E questo, probabilmente è il vero dramma italiano. Gli altri paesi, vivono di contrapposizioni tra programmi alternativi. In Germania, è subito evidente la differenza tra la CDU di Angela Merkel e i suoi competitori Verdi e Socialdemocratici. Idem in Inghilterra, ove le differenze tra i Conservatori di Cameron e il Labour, risaltano immediatamente. Da noi, invece, esiste la curiosa teoria della corsa al centro, il luogo ove, secondo la maggior parte degli uomini politici italiani, si vincono le elezioni. E la conseguenza di questa strampalata teoria, è che ormai, la competizione non è più tra programmi, ma tra persone. E vista la qualità del personale politico del nostro paese, non ci si può più meravigliare se la nave sta andando a fondo.

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