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Il Potere: Un Concetto Suicida


4 luglio 2011 ore 19:56   di migliori  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 393 persone  -  Visualizzazioni: 650

Uno degli argomenti più dibattuti da sempre è quello del “Potere”, ovvero della capacità di una persona di condizionare il comportamento di altre persone: maggiore è questa capacità, maggiore è la “Potenza”, il tutto in una accezione comune totalmente positiva. In qualsiasi periodo storico i “potenti” sono stati osannati e venerati. La famosa frase di Andreotti “il potere logora chi non ce l’ha” (dal significato tristemente vero), è una delle più abusate. Non esiste salotto, mediatico e non, o mezzo di comunicazione che non abbia la tangibile pretesa di mostrare questo argomento come una cosa seria: articoli ed interviste che enfatizzano l’esercizio del potere e coloro che lo esercitano, come si muove, quali condizionamenti subisce e quali condizionamenti determina. Insomma, una apologia di tutto ciò che, da un punto di vista tanto semplice quanto ingenuo, rappresenta il peggio della nostra attuale organizzazione sociale.

Non pare esagerato affermare che il concetto di potere, almeno così come viene comunemente inteso, rappresenti sostanzialmente un sistema criminale. Stiamo parlando del potere fine a se stesso e basta, finalizzato al raggiungimento di un preciso obiettivo, che è la spoliazione sistematica di qualsiasi risorsa pubblica o privata per bassi fini di lucro personale: per ottenere questo ci si ammanta di obiettivi vaghi, eterei, impalpabili, opinabili (il benessere, la pace, l’uguaglianza, il progresso, la solidarietà, la giustizia, ecc.) e pertanto finti. Un sistema di questo tipo è prerogativa dei disonesti, con buona probabilità al tempo stesso incapaci, come “extrema ratio” anche stupidi: è improbabile che ad una persona autonoma, capace, intelligente ed onesta verrebbe mai in mente di spendere la propria vita per soggiogare altre persone alle proprie volontà, né permetterebbe mai che altre persone tentassero di farlo con lei. In questo senso il concetto di “potere” (con la p minuscola) si sposa bene con il termine anglosassone “short-minded”: tali bisogna essere sia per esercitarlo che, peggio ancora, per accettarlo. Su di esso, ad esempio, si basa qualsiasi sistema di rappresentanza: ovvero rinunciare a farsi le proprie ragioni, delegando qualcun’altro a farle in propria vece. È abbastanza verosimile che una persona autonoma, capace ed intelligente non voglia probabilmente essere rappresentata da nessuno, né voglia rappresentare nessuno: quando serve si rappresenterà da sola, eventualmente si sceglierà di volta in volta i consulenti necessari, per il resto vorrà vivere la propria vita liberamente.


L’aspetto però più inquietante, se così si può dire, di un siffatto sistema di potere è la sua natura autodistruttiva, mediante un processo che può essere definito come neoplastico: il potere stesso toglie energia al sistema che lo ospita, facendolo alla fine implodere su se stesso, ed uccidendo per primi proprio coloro che il potere vi esercitavano. Un sistema, quindi, stupido per sua natura, esattamente come un cancro all’interno di un corpo malato: uccide il paziente, ma al tempo stesso si suicida. Spieghiamoci meglio: chi esercita il potere, come si diceva, non può rappresentare la “creme de la creme” della società, e proprio per questo seleziona i propri vassalli, valvassini e valvassori, fra il peggio del peggio, avendo cura di escludere tutte quelle persone che, nella loro visione miope, potrebbero ribaltare il fragile seggiolino su cui sono seduti. Anzi, le persone valide e capaci diventano i peggiori nemici, da abbattere e ghettizzare se si vuole mantenere vivo il sistema neoplastico. Si assiste pertanto al processo goffo e paradossale del sistema di potere che genera problemi su problemi, e che contemporaneamente si autopropone come unica soluzione ai problemi che esso stesso ha generato: per chi sia dotato di un minimo di raziocinio ve ne è abbastanza da far ribollire il sangue nelle vene.

Il ricambio generazionale del potere, inoltre, non potrà che essere al ribasso, perché le figure subentranti saranno quelle selezionate dal sistema stesso, e quindi peggiori delle predecessori, innescando così un drammatico volano dirompente. Nel giro di poche generazioni si ritroveranno al potere persone di livello talmente basso che saranno in condizioni di produrre solamente guai e disastri, e che daranno il colpo di grazia al sistema ormai allo sfascio. Quando tutto il castello di carte inevitabilmente crolla, quando tutta la “fuffa” si dirada, quando le vane parole devono necessariamente lasciare lo spazio alla “sostanza”, i primi ad essere spazzati via sono proprio i cosiddetti uomini di potere (ex potere, a questo punto), in quanto fulgidi rappresentanti del nulla: stupidi, incapaci, disonesti, bugiardi, diventano un peso per la società, neanche buoni per l’asfaltatura delle strade o la pulizia dei vespasiani. Forse frattaglie per cani, ma è possibile che anche i cani abbiano qualcosa in contrario, guardandoti con quella tipica espressione degli occhi che sembra dire “questa robaccia mangiatela tu”.

In buona sostanza, una società moderna, illuminata, che voglia gettare le basi per una struttura solida, virtuosa, evoluta ed in costante evoluzione, dovrà necessariamente bandire qualsiasi concetto di potere, concentrandosi invece sul criterio del merito. I futuri scenari di riorganizzazione sociale prevedono la formazione delle cosiddette meta-società: persone lontane fra loro, non solo fisicamente ma anche per estrazione e formazione socio-culturale, potranno individuare obiettivi comuni e condivisi, aggregarsi per conseguire il loro raggiungimento, e stabilire automaticamente le gerarchie in base all’efficacia del contributo dei singoli. Sopra ogni altra cosa dovrà sparire il concetto di condizionamento: nulla e nessuno dovrebbe mai più poter interferire sulle libere scelte di ogni singolo individuo.

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