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Il Troppo... Storpia


8 ottobre 2011 ore 12:05   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 330 persone  -  Visualizzazioni: 523

Il troppo storpia. Come al solito, italianamente, stiamo esagerando. Molte delle leggi e dei regolamenti che disciplinano la nostra vita sono portate nella loro applicazione o interpretazione all’esasperazione, sia perché noi siamo un Popolo che ormai tende ad esasperare ogni situazione pubblica e privata, sia perché è nel nostro DNA il cavillo la sottigliezza, il distinguo. Unite all’esasperazione interpretativa il cavillo ed avremo la strada aperta al caos, intellettuale e politico la distruzione della Cosa Pubblica.

Stiamo perdendo la nostra natura individualista andando verso un appiattimento delle opinioni. Esasperazione nel giudicare e arte del cavillo vengono sfruttate, sottilmente (direi sub-liminalmente), per indirizzare le tendenze. Pertanto quel pregio individualista che ha portato molti Italiani a distinguersi nel mondo e dare lustro al Bel Paese si va perdendo sempre di più a (s)favore di un appiattimento dei gusti e delle opinioni. È un segno di cambiamento che a me fa accendere i segnali di pericolo. Pericolo per la indipendenza culturale che ci ha sempre differenziato da altre culture. Pericolo per le scelte politiche che se prese sotto indicazioni costanti (e sub-liminali) non sono né libere né autonome. Pericolo perché è la strada verso una dittatura non de iure, ma de facto perciò più sottile, invischiante e perniciosa. E ogni dittatura quale ne sia la natura non porta bene, soprattutto tende a inasprirsi e mai a ingentilirsi.


L’esasperazione, che in politica ci sta trascinando verso un baratro da cui difficilmente risaliremo, è a dir poco alimentata dai media. Questo è il pericolo più deleterio per la nostra vita che come Società e come Nazione affrontiamo. Ed è una guerra che stiamo perdendo. La nostra vita è sempre di più controllata dalle testate giornalistiche, dalla televisione, dal Web. Ciò che era un fattore risolutore di molti problemi, un elemento accomunante e costruttivo è diventato un elemento che i problemi li genera e li esaspera. Discriminatorio e distruttivo.

Giornalmente siamo bombardati da esasperazioni, da situazioni estreme, ma che tali sono solo perché ormai la maggior parte di una categoria non ha altro modo di farsi ascoltare se non interpretando violentemente in esasperazione situazioni che una volta erano trascurate o che se non fossero vissute da “Personaggi” sarebbero parte del quotidiano piatto e trascurabile, di quelle “ciacole di serve” che tanti anni fa erano oggetto di sussurri e chiacchiericci delle beghine nei cortili dei palazzoni di periferia o in Parrocchia. Che nostalgia per quei tempi!

Ormai le nostre tendenze sono governate dai giornalisti anzi da una pletora di “giornalAIsti” che il loro mestiere lo arronzano, lo esprimono “a orecchio”, con un pressapochismo che nulla ha di professionale. È ormai un giornalismo basato solo sul gossip, sulla chiacchiera, su un’interpretazione dei fatti che sfiora la calunnia, che solo diffama e scredita.

L’esempio recente e più deprimente (se possibile) mi è venuto a sentire e leggere i commenti su delle affermazioni del Ministro Tremonti riguardo alla situazione spagnola. Erano commenti fini a sé stessi, una osservazione critica e serena su un altro Paese, di una situazione affatto (parola che in Italiano “vero” significa “del tutto”) avulsa da quella Italiana. Placidi commenti trasformati da quattro osservatori (o forse dovrei dire quattro linguacciuti?) politici in un “j’accuse” al Governo. Leggendo il linguaggio corporale del Tremonti io li ho interpretati come osservazioni piane, scevre di significati reconditi, ma la malignità del gossip li ha trasformati in critiche vibranti. Purtroppo (o per fortuna dipende dai punti di vista) la massa dei cittadini non è acculturata né sofisticata e lo strapotere del Quarto Potere riesce a guidarla dove vuole. Ma dove?

Si badi bene io non sono di quelli che intendono mettere un bavaglio al giornalismo, inteso come arte di informare!, ma vorrei che questa fosse, come era una volta, un’arte e non un rozzo pettegolezzo mirato a distruggere, a sputtanare, e basta.
Siamo troppo schiavi ormai della Televisione, del WEB, del gossip e della pubblicità e tendiamo a perdere contatto con la realtà oggettiva, con l’analisi autonoma, condotta da cervelli, pensanti e non riflettenti.

Non smetterò mai di ricordare quel quotidiano (che costava mi pare solo cento lire) che dava solo le notizie, lasciando giudizi e commenti al lettore. Era considerato un giornale da poco, invece era un quotidiano altamente sofisticato, ma noi non lo capivamo, perché lasciava campo a quel libero arbitrìo allora non sapevamo, ancora, allenare e che troppo oggi scordiamo che esista: la capacità e facoltà di giudicare da soli sulla scorta dei meri fatti. Oggi per conoscere come sia veramente avvenuto un qualsiasi fatto di cronaca o di politica devi leggere sei o sette testate sul telematico, fare zapping su tutti i canali di informazione (sapete quanti sono? Su Sky mi sono fermato a 21 in lingua italiana……), magari leggerti due o tre quotidiani e se sai qualche lingua estera consultare qualche sito estero (la BBC sopra tutte). Solo allora avrai un’idea di quel che è successo e potrai iniziare a farti un’opinione. È mai possibile? Per farlo non avresti più tempo per lavorare o godere di quel “quality time” (tempo di qualità) a cui abbiamo tutti diritto. Ed allora vai con le pillole del gossip e del discredito ad ogni costo!!. E che lasciano il segno.

Non so a voi, ma a me tutto ciò pare assurdo!, ma lo viviamo quotidianamente. La unica voce che predica sobrietà, almeno in politica, sembra essere oggi quella del Presidente Napolitano. Una voce che predica nel deserto. E, semel in anno, con ragione.

Abbiamo perso il senso del buon gusto, dell’equilibrio, del “sed audietur et altera pars” (che si ascolti la opinione dell’altro), base di una cultura democratica e libera, che fino al 10/15 anni fa ci rendeva una Nazione valida e matura. Cosa si può fare?

Ho paura che non si possa fare più nulla. Stiamo cavalcando senza poterla abbandonare una tigre mediatica che non conosce freni e senza rispetto, le 8 televisioni (RAI 1, RAI 2, RAI 3, Canale 5, Italia 1, Rete 4, Sly e La7) ci controllano e comandano a bacchetta. In politica, nel costume e nei giudizi. Decidono e condannano senza appello in nome della notizia, dello scoop.

In nome di quella parola (AUDIENCE) che ci domina ed il cui vero significato abbiamo dimenticato. Significherebbe pubblico, ma oggi è il parametro del successo in nome del quale ogni azione è giustificata. Se il fine giustifica i mezzi (per raggiungerlo), come insegna il Macchiavelli, qual è il fine a cui tendono costoro?

L’utile finanziario? Il seguito politico? Il potere di controllare i destini di milioni di persone? Il %u043D%u0435%u0442 %u043A%u0443%u043B%u044C%u0442%u0443%u0440%u044B, l’incolto, la non cultura?
Questa esasperazione ha un indirizzo suo? Ha una sua ragion d’essere? Se sì (chè l’alternativa sarebbe di certo il caos, l’anarchia), quale? Come si dice per iniziare a capire un’azione criminale complessa: “Cui prodest?”. A chi conviene? (continua)

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