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Immigrazione: Napolitano E Bersani Già Abusano Del Governo Tecnico


22 novembre 2011 ore 18:07   di Apologeta  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 425 persone  -  Visualizzazioni: 710

Nemmeno una settimana che è stato istituito il nuovo governo è già c'è chi ne approfitta a maniche larghe. La notizia di oggi sarebbe che il Presidente Napolitano, facendo eco alle richieste di Bersani, auspicherebbe che venga garantita dalla Legge la cittadinanza per tutti i nati sul territorio italiano. Una questione antica ed ancora aperta, che ora si vorrebbe chiudere sfruttando un governo non eletto dal popolo ed un momento di crisi in cui le priorità sembrerebbero ben altre.

Riferisce il quotidiano Repubblica che il presidente avrebbe testualmente dichiarato: "Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione."


Il proposito sembrerebbe quasi "umanitario", se non si considerano l'origine di tali dichiarazioni e, soprattutto, le conseguenze. Appare ovvio, anche se forse non ai più, che la proposta ri-avanzata da Bersani avrebbe una decisiva necessità: la ricerca del consenso elettorale. Lo stesso motivo che pochi mesi addietro aveva spinto l'ormai politicamente defunto Gianfranco Fini a voler concedere il diritto di voto agli immigrati. Così come tutti coloro che avanzano tali proposte, anche questi ultimi non si aspettano che una cosa: riconoscenza. Che si traduce in voti prima ed in potere poi.

La conseguenza, a cui pochi però pensano, è a dir poco catastrofica: una invasione di immigrati, clandestini e non. Cosa c'entra, penseranno in molti, se qui si parla di "nuovi nati"? Semplice, perché i futuri nuovi nati che potrebbero usufruire di una tale concessione non verrebbero di certo portati dalle cicogne, bensì da un paio di genitori. Basterà quindi che una qualsiasi coppia proveniente da chissà dove riesca ad entrare nel territorio italiano poco prima che il loro pargolo veda la luce ed il gioco sarà compiuto. E se quindi è pur vero che la cittadinanza verrebbe concessa solo ai nuovi nati, chiedetevi però se poi sarà possibile rimpatriare i genitori clandestini del neonato cittadino italiano. La risposta è semplice: no.

Fortunatamente la Lega Nord, partito discutibile sotto molti profili ma ultimamente unico ad aver dimostrato un minimo di coerenza, ha già annunciato la più rigorosa opposizione nelle aule del Parlamento. E probabilmente troverà altri deputati e senatori che la sosterranno.

Il dibattito è antico: è la contrapposizione tra lo "ius sanguinis" e lo "ius soli". Ovvero il diritto di essere cittadini in base alla discendenza da altri cittadini o in base alla mera posizione geografica al momento della nascita. E' la contrapposizione tra la storia e la cultura che ogni individuo porta con sè o la mera coincidenza territoriale nell'attimo del parto.

Egualmente, secondo un tale banale principio di cittadinanza, bisognerebbe porsi una domanda sulla situazione opposta: come trattare i figli di italiani nati all'estero perché temporaneamente residenti all'estero (o addirittura in transito) i genitori? Mettiamo perché al momento emigrati, o perché in viaggio, o perché non in Italia per coincidenza o necessità. Anche loro devono avere la cittadinanza attribuita in base alla semplice posizione sul globo? Non dovrebbero quindi poter essere cittadini italiani solo perché si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato?

Siamo certi che un tale principio, coerentemente all'ipocrisia che pervade ultimamente a nostra società, non verrebbe mai affermato. Si considererebbero comunque cittadini italiani, come un minimo di buon senso vorrebbe. Come dire: lo "ius soli" per buonismo e propaganda, lo "ius sanguinis", pur odiatissimo, per non apparire eccessivamente imbecilli.
In fondo è quello che è successo con la riforma elettorale del precedente governo Berlusconi, con cui si è concesso il diritto di voto a persone che l'Italia non l'hanno mai vista né addirittura sanno dove sia. Concessione che il governo ha pagato cara.

E così non sarebbe difficile addirittura ipotizzare che parte dell'ondata di nati in Italia, e pertanto cittadini, possa tra qualche anno ritornarsene al loro paese d'origine. Proliferando nuove generazioni di "italiani", tali perché figli di cittadini italiani. Ma di diversa etnia, cultura, tradizioni. "Italiani" residenti all'estero, senza che in Italia abbiano mai posto il piede.

Fortunatamente, per quanto si possa giocare a cambiare il valore legale della "cittadinanza", nulla si può operare per stravolgere la "Nazionalità", anche se tentativi di creare confusione sul significato dei due termini sono continuamente tentati. Quest'ultima difatti non è legata al riconoscimento legale da parte di uno Stato nei confronti di un individuo che può divenire cittadino, come cessare di esserlo, in base alle norme vigenti, ma bensì basata sulla appartenenza alla Nazione, intesa come Popolo che condivide lingua, cultura, religione, usi e tradizioni. E che nulla ha a che vedere con la posizione geografica al momento della nascita.

Quello che sinceramente ci auguriamo è che tale proposta venga accantonata per occuparsi di argomenti un po' più seri ed urgenti. Aspettando che siano un governo ed un parlamento eletti dal Popolo a trattare un così delicato argomento.

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