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L' Infanzia Rubata


4 settembre 2011 ore 22:23   di claquag  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 539 persone  -  Visualizzazioni: 807

Chi è genitore sta assistendo in questi anni allo sconcertante accorciamento dei limiti fra l'infazia, l'adolescenza e l'età adulta che i modelli imposti in particolare dal mondo televisivo e dalla moda ci stanno proponendo. Si moltiplicano i programmi dove sono protagonisti bambini che recitano parti da adulti ed anche le pubblicità, apprarentemente destinate a promuovere prodotti per i bambini stessi, vengono proposte con un taglio ed immagini che fanno il verso al mondo adulto.

L'ultimo clamoroso caso è quello di Boobs and Bloomers, azienda francese che ha lanciato una campagna pubblicitaria per promuovere una nuova linea di biancheria intima per bambine in cui vengono mostrate fotografie raccapriccianti che sembrano tratte da un sito di incalliti pedofili.


Bambine identificabili con un età intorno agli 8/10 anni completamente truccate in pose provocanti che indossano biancheria che non sempre donne adulte hanno il coraggio di acquistare ed ancora più aberrante il fatto che venga loro fatto indossare un reggiseno imbottito, ammiccando quindi ad una parte del corpo che loro stesse non hanno ancora sviluppato.

E' un invito non troppo velato ad usare il proprio corpo come forma di richiamo, peccato che questo tipo di gioco è già pericoloso per chi possa avere raggiunto la necessaria maturità ma è criminale per chi il mondo non lo può conoscere e non può difendersi. I genitori delle bambine che hanno prestato il loro volto e purtroppo il loro corpo alla pubblicità ritengo che dovrebbero subire le conseguenze giuridiche delle loro azioni, esporle al pubblico come oggetti in vetrina per di più con evidenti messaggi di stampo sessuale è un'azione delittuosa che andrebbe sanzionata nelle giuste sedi.
Analoga sorte dovrebbe toccare ai pubblicitari che hanno ideato questa campagna ed ai responsabili dell'azienda che hanno anche solo immaginato di creare una linea di biancheria del genere.

D'altronde sfogliando i giornali ci accorgiamo che anche le semplici immagini promozionali delle linee di abbigliamento per bambini sono copiate da quelle degli adulti, mostrando i bambini in situazioni ed atteggiamenti che non sono senz'altro naturali per la loro età; il senso di responsabilità dei genitori dovrebbe evitare che la scuola si trasformi in una passerella dove esibire abiti griffati e costosi, creando disagio e competizione nei confronti di altri bambini che magari non possono permettersi quel tipo di abbigliamento e pertanto vengono esclusi dai contatti sociali già dalle scuole elementari, con le catastrofiche conseguenze che si possono immaginare.

Ma l'abbigliamento è solo la faccia in evidenza di una mentalità che i bambini detengono o perché lasciati ad assorbire i messaggi televisivi senza il filtro degli adulti o perché i genitori stessi riflettono su di loro la propria competitività sociale. Ho ricevuto qualche mese fa una nota sul diario di mio figlio in cui la maestra richiamava i genitori ad indirizzare i figli ad evitare abbigliamento o comportamenti da sedicenni, inadatti a bambini di 8 anni. E' l'evidente segno dei tempi dove il posizionamento sociale degli adulti viene esasperato al punto da rifletterlo sui propri figli, generando dei veri e propri mostri a cui viene fatto credere che prima si entra nell'età adulta e meglio è, perché la vita è una continua guerra per conquistare le migliori posizioni a qualunque costo, non importa se distruggendo le proprie vite e quelle degli altri.

Purtroppo la cronaca è sempre più riempita da notizie di minorenni che si vendono con una spregiudicatezza inquietante, spesso per pochi euro o ricariche di cellulare, perché questo è il modello prevalente fra gli adulti, l'obiettivo principale di molte ragazzine è diventare come le tante "veline" od "olgettine" che sono balzate agli onori della cronaca, vivere una vita al massimo senza dover lavorare semplicemente utilizzando il proprio corpo e la propria avvenenza come unica arma per ottenere ricchezza e fama, perché se non vai a letto con un potente non sei altro che una sfigata senza futuro.

Senza futuro sembra invece essere il nostro paese dove questo sistema è stato adottato ai livelli più alti, con la complicità talvolta di genitori benedicenti che così si vedono risolto il problema di pensare al futuro dei lori figli: una volta per un posto di lavoro si barattava il proprio voto adesso per poche migliaia di euro si vende il proprio corpo e la propria dignità.
Bisogna essere i primi, bisogna sempre vincere, bisogna essere i più forti, bisogna essere i più belli: uno stravolgimento della teoria darwiniana sull'evoluzione della specie che ha cancellato il periodo più bello della nostra vita, quell'infanzia che dovrebbe essere dedicata alla crescita ed alla gioia della scoperta del mondo con l'innocenza e lo stupore di cui solo i bambini sono capaci.

Anche lo sport ed in particolare il calcio sta vivendo una fase in cui sta lanciando messaggi diseducativi, non solo per quanto avviene a livello professionistico ma soprattutto per come vengono gestiti i settori giovanili; la competitività inizia a cinque / sei anni, gli allenatori urlano e bestemmiano nei confronti dei bambini per ogni palla persa, i genitori litigano e qualche volta passano alle vie di fatto ai bordi dei campetti per un rigore non dato. Quando guardo i visi di questi bambini non leggo sempre la gioia di giocare ma la preoccupazione di non raggiungere un risultato o di deludere il proprio genitore, il cui desiderio srebbe che il figlio diventasse un professionista per evitare di ripetere i propri fallimenti.

Mi piacerebbe che i bambini tornassero a giocare come una volta sui campi polverosi degli oratori, nei cortili dei palazzi, sui prati usando coma pali delle porte giubbotti e maglioni e tornassero a casa tutti sudati e sporchi dopo interminabili partite ma con il sorriso stampato sulle labbra o per la gioia di avere vinto o per la voglia di una rivincita con gli amici, perché di avversari veri non ne esistono.

Credo che tutti conoscano la favola triste di Michael Jackson, l'infanzia stappatogli con la violenza dal padre per costringerlo a salire sul palco, gli applausi ed il successo che non compensavano la sua voglia essere bambino e di giocare con gli altri, il Peter Pan che si è nascosto dentro di lui fino alla morte. Quanti lo hanno invidiato ed ammirato mentre lui non trovava pace nell'impossibilità di essere felice, perché questi anni strappati dalla sua vita non avrebbero potuto più ritornare ed anche se i soldi potevano regalargli l'illusione di rivivere l'infanzia in un parco di divertimenti costruito nella propria casa una parte della sua anima si era persa per sempre.

L'infanzia rubata ai nostri figli non gliela potrà mai restituire nessuno, essere un bambino è il miglior regalo che la vita ci concede, non neghiamolo a loro, non abbiamo fretta di vederli crescere ed assomigliare a noi, perché il mondo che abbiamo costruito per loro non è il migliore di quelli immaginabili.

Articolo scritto da claquag - Vota questo autore su Facebook:
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Commenti

 
  • cinzia
    #1 cinzia

Quando ho iniziato a leggere l'articolo ero sicura di trovare le solite scemenze scritte su Michael Jackson. Sorpresa tra le sorprese finalmente non è stato cosi. Finalmente qualcuno dice qualcosa di giusto su di lui. A Michael Jackson hanno rubato l'infanzia e non solo quella,per questo ha mantenuto il cuore e lo spirito di un bambino. Grazie,per una volta nessuno gli ha dato del matto. Michael Jackson è stato un uomo straordinario,e avete scritto la verità.

Inserito 5 settembre 2011 ore 23:22
 

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