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L' Italia, Un Paese Senza Timonieri Adeguati


5 settembre 2011 ore 16:13   di Montalbano  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 308 persone  -  Visualizzazioni: 568

Come può un paese dell’Occidente più avanzato continuare a mantenere la sua posizione senza una guida adeguata? Sono in molti a chiederselo, osservando il caso dell’Italia, ormai da troppi anni alle prese con una crisi che è il risultato di scelte sbagliate o semplicemente rimandate all’infinito, di una classe dirigente che è praticamente inesistente. Il cui simbolo è un ceto politico autoreferenziale, che guarda soltanto ai propri interessi, senza minimamente collegarsi alle esigenze di quel paese reale del quale si ricorda solo quando arrivano consultazioni per le quali diventa necessario proporre il suo aspetto più accattivante, quello delle promesse che poi verranno regolarmente disattese una volta che le elezioni saranno passate.

Per capire quanto stiamo dicendo, basterebbe ricordare il caso riguardante le Province, di cui tanto si parla in questi giorni a causa della ennesima Finanziaria proposta dal governo e resa necessaria dal continuo deterioramento dei conti pubblici italiani e dalla bufera che sta investendo in Borsa i titoli di Stato, il cui differenziale con quelli tedeschi, sono la spia più clamorosa di un malessere che i mercati penalizzano ogni giorno che passa. Nel corso della campagna elettorale che riportò Silvio Berlusconi alla guida del paese, nel 2006, esse furono oggetto della promessa di eliminarle, in quanto considerate un livello amministrativo di troppo e dalle troppo limitate funzioni. Una volta che il centrodestra ha vinto quella tornata elettorale, però, il leader della Lega, Umberto Bossi, ha preteso che quella parte di programma venisse cassata.


E mentre le Province sono ancora lì, tutte al loro posto, tanto che della loro eliminazione se ne potrebbe parlare solo per via costituzionale, rimandando il tutto alle calende greche, la politica si adopera a tagliare tutto il possibile e l’immaginabile, comprendendovi cose che sono molto più importanti per la vita quotidiana degli italiani, come la sanità o la scuola. Per non parlare delle pensioni, che vanno sotto attacco ogni volta che i conti pubblici entrano in sofferenza. Insomma la classe politica italiana, conferma ogni volta che è possibile, l’assunto di partenza, la sua inadeguatezza che diventa ogni giorno più palese di fronte alle sfide che il paese si trova a dover affrontare.

Ma non è solo la politica a dimostrare la sua inadeguatezza, se solo si pensa ad un altro spezzone di classe dirigente del paese, quel mondo confindustriale che in questi anni ha saputo soltanto chiedere aiuti di stato e compressione sempre più drammatica di stipendi e diritti dei lavoratori. Come si può pensare che l’Italia possa ripartire, se gli stipendi dei lavoratori nel nostro paese sono tra i più bassi in Europa e se in una situazione di crisi generalizzata si pensa alla libertà di licenziamento che, con tutta evidenza, con la crisi dei conti pubblici non c’entra assolutamente nulla? Insomma, ancora una volta stiamo assistendo alla ennesima perdita di una occasione, quella innescata dalla Finanziaria, che invece di andare a toccare privilegi ormai insostenibili e una evasione che è ormai un cancro in grado di divorare il paese, punta a lasciare le cose come stanno buttando un po’ di fumo negli occhi degli sprovveduti all’insegna del vecchio motto del Gattopardo, cambiare tutto, affinché tutto resti uguale.

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