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La Bufera Del San Raffaele Si Abbatte Anche Su Taranto


17 novembre 2011 ore 18:49   di fedefe77  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 391 persone  -  Visualizzazioni: 644

Da Milano a Taranto, per il San Raffaele non sono giornate facili. L’inchiesta della procura meneghina sta svelando cose impensabili sul gruppo fondato da don Luigi Verzè e “faro” internazionale per la gestione delle strutture sanitarie. Ed i primi contraccolpi si stanno avvertendo anche in riva allo Jonio, dove quel sogno, che ora sembra infrangersi, aveva conquistato la classe politica pugliese e tarantina in particolare.

Circa due anni fa, infatti, si pensò di realizzare un nuovo ospedale nel capoluogo ionico, ispirandosi al modello milanese. Si sarebbe dovuto chiamare “San Raffaele del Mediterraneo”. Un progetto ambizioso che scatenò aspre polemiche, però: la sua realizzazione prevedeva la chiusura degli altri due ospedali di Taranto. In ogni caso, furono bloccati 120 milioni di euro in bilancio dedicati allo scopo, nonostante tutt’intorno la sanità pugliese fosse vittima di tagli che i meno facinorosi hanno definito “spregiudicati”.


Oggi arriva l’ennesima novità: il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha chiesto la sospensione del bando indetto per il concorso di idee che sarebbe dovuto servire ad acquisire il progetto finalizzato alla realizzazione del nuovo ospedale. E non è escluso che dalla sospensione si passi al ritiro definitivo.

La Bufera Del San Raffaele Si Abbatte Anche Su Taranto

Ufficialmente la ragione della decisione, comunicata tramite lettera al sindaco di Taranto Ippazio Stefàno e al presidente della Fondazione San Raffaele del Mediterraneo Vittorio Dell’Atti, è questa: “Il Servizio urbanistica regionale dell’assessorato alla Qualità del territorio (nell’ambito del procedimento per il perfezionamento della variante urbanistica propedeutica alla realizzazione del nuovo ospedale) ha riscontrato un’incongruità tra quanto rilevato dal Corpo Forestale dello Stato e quanto invece attestato nella perizia tecnica del Comune di Taranto in merito alle aree percorse dal fuoco”. Su queste aree, è bene spiegarlo, non si può costruire per un determinato periodo. Ma c’è dell’altro: ci sarebbero delle prescrizioni non ancora evase nella valutazione ambientale strategica. Due aspetti profondamente tecnici, quindi, ma sufficienti, secondo Vendola, perché “il Comune approfondisca quanto emerso dall’istruttoria regionale onde garantire piena legittimità al procedimento di variante urbanistica”.

Non è escluso, però, che l’approfondimento tecnico abbia offerto alla Regione un’ottima sponda per prendere tempo in un momento difficile per il San Raffaele e ricalibrare politicamente la propria posizione rispetto al progetto del nuovo ospedale ionico. Un’impressione facilmente intuibile dalle reazioni provocate dalla decisione.

La Bufera Del San Raffaele Si Abbatte Anche Su Taranto

L’avversario di Vendola, il leader del centrodestra in Consiglio regionale Rocco Palese, ha infatti condiviso la scelta del governatore, dicendo però che questa sarebbe un’ottima occasione per una seria riflessione: “Non sarebbe più opportuno che la realizzazione dell’ospedale avvenisse in maniera diretta da parte della Asl e, quindi della Regione?”. Più duro il collega del Pdl Pietro Lospinuso: “Adesso perfino Vendola, che pur si è giovato moltissimo delle interessate quanto sperticate lodi di don Verzè, s’accorge che qualcosa non quadra in un’operazione sulla quale, mentre tagliava senza pietà ospedali e servizi, ha bloccato 120 milioni di euro dei cittadini pugliesi. Speriamo soltanto che a pagare il conto di questo inverecondo pasticcio non siano le popolazioni ioniche, già depredate dei loro ospedali esistenti ed oggi anche beffate con la mancata realizzazione del San Raffaele”. Il finiano Euprepio Curto, invece, chiede che Vendola riferisca in Consiglio regionale “sui riflessi che le inchieste giudiziarie potrebbero determinare sul progetto del San Raffaele del Mediterraneo, sui rischi legati ad un uso non idoneo delle risorse pubbliche regionali, nonché sui motivi di opportunità che, allo stato, dovrebbero suggerire una definitiva presa di distanza della Regione Puglia dal torbido puzzle del San Raffaele mediante l’esercizio della facoltà di recesso dal soggetto costituito nel maggio 2010”.

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