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La Buona Scuola Che Non C' è


4 settembre 2014 ore 22:11   di syl73  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 523 persone  -  Visualizzazioni: 733

Parlare di scuola in Italia equivale a tirare in ballo un argomento controverso, a buttare ghiaccio su di un nervo scoperto che tocca questione affettive, sociali, economiche e culturali. Insomma, la scuola divide, divide la politica dal mondo sindacale, le famiglie dal corpo docente, divide i docenti, frammentati in fazioni opposte che da decenni combattono una guerra sterile in nome di quel divide et impera che tanto bene ha fatto al potere e tanto male ha fatto alla scuola e ai suoi abitatori.

La scuola logora - tutti i lavori possono logorare obietterete - ma la scuola logora chi la ama, logora il docente che rispetta il proprio lavoro, il precario che vorrebbe mettere a frutto tutto il proprio potenziale e che, inesorabilmente, esce fiaccato dalla spirale del precariato in cui -salvo rare e fortunate eccezioni- perde minimo un terzo della propria carriera lavorativa.


La scuola è in sofferenza da diversi anni, stretta nella morza di riforme e provvedimenti senza capo e senza coda che ne hanno minato le fondamenta, eroso il buono e fatto emergere il peggio e di questa sofferenza sono ben consapevoli i politici di turno che non hanno mai mancato di sbandierare buone intenzioni e urlare proclami per attirare le simpatie delle famiglie ed accalappiare i voti dell'una o dell'altra categoria di docenti.

Chi scrive ha avuto la sfortuna di trovarsi a vivere il precariato scolastico in uno dei momenti peggiori, finendo di diritto nella sottocategoria di insegnanti più martoriata e disillusa della scuola italiana.

E' doveroso aiutare il lettore a comprendere ciò che è successo e cosa sta succedendo in questo momento di grandi proclami, di soluzioni illuminate che malcelano torti e problemi irrisolti. Negli ultimi anni si sono stratificati provvedimenti e sistemi di reclutamento che hanno generato un esercito di precari intrappolati nelle cosidette graduatorie ad esaurimento, dove esaurimento sta per termine, svuotamento ma che potrebbe anche significare il burnout e lo sfinimento nervoso che ha minato la salute e le forze di chi ha dovuto aspettare decenni (venti e talvolta trenta anni) per riuscire ad entrare di ruolo. Concorso ordinario, concorso riservato, SSIS, corsi abilitanti e non di meno i tagli della riforma Gelmini hanno bloccato per anni le vite e le aspettative di un corpo docente giovane diventato vecchio nella speranza di un posto a tempo indeterminato e, talvolta, anche di una supplenza.

Poi, per anni, l'incertezza politica, i ricorsi e le riforme hanno bloccato tutto e nuovi docenti sono rimasti in attesa di poter conseguire l'abilitazione (in molti hanno ingrassato le fila dei migranti e sono andati ad abilitarsi in altri Paesi, Spagna in testa) con la speranza di poter presto ambire al ruolo. Finalmente, anche se con un ritardo spaventoso, nel 2012 sono partiti i TFA (Tirocini Formativi Attivi), percorsi altamente selettivi destinati a formare personale specializzato in base ad una rigida ripartizione dei posti calcolata sul fabbisogno. Detto in soldoni: ti seleziono, ti formo e ti impiego stabilmente.

Niente di tutto ciò, il fabbisogno è stato dimenticato nemmeno un anno dopo, quando sono stati autorizzati dei percorsi speciali destinati a personale supplente impiegato per almento tre anni nella scuola pur senza abilitazione e, come se non bastasse, è stato bandito un concorso aperto anche a non abilitati. Detto in soldoni: tante speranze sfumate.

La speranza e la pazienza sono dure a morire di solito ma ieri sono morte anche la speranza e la pazienza. Ieri Matteo Renzi, mago inarrivabile della comunicazione, principe del self branding e Re Mida dell'affabulazione ha annunciato la scuola del futuro, la scuola del merito, la buona scuola. Quella scuola da cui tutti i nuovi abilitati come me, circa 90.000 persone rimarranno fuori.

La buona scuola del futuro chiuderà le porte ad 11.000 abilitati selezionati non per lavorare ma solo per partecipare ad un concorso a cui potranno partecipare tutti, anche i non abilitati. La buona scuola di Renzi, per esaurire le vecchie graduatorie assumerà personale con un'età media di 40 anni e lo sbatterà a centinaia di km da casa. La buona scuola di Renzi, per esaurire le vecchie graduatorie, assumerà personale specializzato su una materia ormai priva di sbocchi per riciclarlo su di una materia affine. Avremo stenografi che si cimenteranno in lezioni di informatica, biologi che si improvviseranno geografi e fisici che giocheranno a fare i matematici, con buona pace delle famiglie, degli studenti e di chi ha speso anni investendo sulla propria formazione specialistica.

Beh, direte voi, Renzi vorrà garantire stabilità a questi poveri insegnanti, che male c'è! No, Renzi non vuole il bene di questi insegnanti, vuole solo salvarsi dalla sentenza della corte europea che impone l'immissione in ruolo di personale assunto con contratto a termine per oltre tre anni.

Beh, ridirete voi, che male c'è? Il male è che negli ultimi due anni, lo Stato italiano ha ingannato circa 80.000 persone, spillando loro denaro, selezionandole in base al merito e chiedendo loro sacrifici in nome di un'abilitazione di fatto inutile. Ma che pessimo datore di lavoro è quello che illude i propri dipendenti, che promette e poi sottrae, che chiede e che non da!

Beh, per quanto io mi sforzi di liberarmi del mio vissuto, di provare a calarmi nell'altro e a guardare dall'alto con occhi oggettivi e terzi, io proprio non riesco a scorgere nulla di buono in questa scuola del futuro che mi auguro non veda mai la luce, perlomeno non in questi termini.

La scuola e la formazione sono un bene troppo prezioso per essere oggetto di una riforma rabberciata e calata dall'alto senza che vi sia stata concertazione e discussione con le parti in causa e, sopratutto, con le famiglie che hanno bisogno di tornare a credere nella figura del Professore, mai svilita come in questo momento nel nostro Paese.

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