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La Doppia Morte Di Sarah: Quando La Cronaca Nera Diventa Un Reality Show


14 ottobre 2010 ore 13:42   di Numeretta  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 843 persone  -  Visualizzazioni: 1442

Il protagonismo mediatico del caso Scazzi. Emozioni forti, vere e simulate, sotto le luci dei riflettori.Se non ci fosse di mezzo un cadavere vero, quello di una quindicenne brutalmente assassinata dallo zio, si potrebbe pensare di trovarsi davanti ai protagonisti di un reality show.

Già lo stesso Michele Misseri, prima di confessare, compariva spesso davanti alle telecamere inscenando un piagnisteo sulla nipotina che non tornava a casa, ma adesso che è in carcere quindi secondo il gergo tecnico “è stato eliminato” (o meglio si è eliminato da solo), il resto della comunione familiare Scazzi-Misseri ha preso il suo posto e si è esposta al televoto. E con un nuovo, inquietante interrogativo: chi sarà tra loro “la talpa”, ammesso che ce ne debba essere per forza una?


Personalmente non ho mai compreso l’ancestrale simbolismo di portare il lutto quando muore un congiunto, il silenzio e il riserbo dagli occhi del paese, quell’abbigliamento scuro e le tapparelle abbassate in casa. Adesso più che mai mi rendo conto di cosa significhi: dare un senso al mistero della morte, alla livella dell’umanità, all’unica certezza che accompagna la nostra esperienza terrena. Invece tutti i familiari della giovane vittima non hanno perso tempo per comparire in televisione a testimoniare il loro dolore.

Claudio, il fratello maggiore di Sarah che si trovava a Milano quando venne reso ufficiale il tragico epilogo, invece di tornare nella patria Avetrana pensa bene di fare un salto prima a “La Vita in Diretta”. Le sorelle Misseri, figlie dell’orco, si sono discolpate invece nel salotto di Barbara D'Urso, usualmente teatro di personaggi fatui e rumorosi e delle loro risse da pollaio, vere o fasulle. Nella storia della nostra televisione all’italiana ricorderemo poi per sempre il testa a testa in seconda serata tra il salotto di Vespa e quello di Vinci: se le telecamere di Porta a Porta sono entrate in casa Scazzi, dove erano collegati padre e fratello della quindicenne, contemporaneamente quelle di Matrix con telecamere sono entrate nientemeno che a casa Misseri, dove seduta sul divano c’era Sabrina, mentre su entrambi i widiwall campeggiavano il bel visetto sorridente di Sarah affiancato al volto repellente dello zio orco. Come ricorderemo per sempre il viso impietrito della seconda vittima di questa tragedia mediatica, quella mamma Concetta che apprende la morte della figlia per mano del cognato in diretta tv e per giunta a casa sua e in quei lunghi, terribili attimi probabilmente ripercorre stralci di vecchi pensieri sospetti, che solo un cuore di mamma può azzardare. E tutto fa audience, share, numeri, pubblicità, profitti.

La televisione ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, le nostre prospettive. Il confine tra verità e finzione è labile, quante volte di fronte ad un reality ci siamo chiesti se fosse tutto preparato, recitato, se la parodia di “Uomini e Donne” a Zelig non fosse altro che l’ordinario modus operandi del “vero” programma. Tutti i familiari di Sarah hanno pianto davanti alle telecamere, chi non l’ha fatto è stato condannato, ma chi ci può assicurare quali lacrime siano vere e quali no? E come faremo adesso a spiegare alle nostre coscienze, che intanto si scagliano contro la pena di morte di Sakineh ma la urlano per il mostro di Avetrana, che quegli interni di una villetta ordinata costruita con anni di sacrifici dove orco e figlie ospitavano e ospitano le ingorde telecamere è una casa uguale a quella dei vicini, un mondo uguale a quello mio, a quello di tutti noi?

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