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La Guerra Non è Un Pranzo Di Gala


8 aprile 2011 ore 14:27   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 326 persone  -  Visualizzazioni: 524

La guerra non è un pranzo di gala. Mao Zedong, che noi chiamiamo Mao Tse-Tung, diceva che “la Rivoluzione non è un pranzo di gala, né un’asta letteraria, né un disegno o un ricamo. Non si può fare con tanta eleganza, tanta serenità, con delicatezza e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza”. Rivoluzione è guerra. Ergo la guerra è un atto di violenza. Un articolo comparso dopo le 13, oggi 8 Aprile, sul sito del Corriere della Sera dice testualmente: ”Vittime civili in Libia, la Nato non si scusa. Pressing sull’Italia <>”. Chi lo ha dichiarato è l’Ammiraglio Russell Harding, vice Comandante Nato per l’operazione Unified Protector già nota come Odissey Dawn. L’ammiraglio Inglese, purtroppo ha ragione. Se si va in guerra si combatte. Senza limitazioni, freni, condizionamenti. Sennò si resta a casa e ci si dichiara neutrali, come la Svizzera (a cui la neutralità fu imposta fra l’altro nel 1815 dal Congresso di Vienna). È ovvio che anche noi si debba collaborare alle azioni belliche, primo perché non è possibile che tutto l’impegno militare ricada sulle spalle dagli altri Paesi della Nato, Inglesi e Francesi sugli altri, e poi perché è un vero non-senso che gli attacchi siano sferrati partendo da basi su territorio Italiano senza che l’Italia vi partecipi e poi perché se vogliamo partecipare alla divisione delle spoglie del Governo Gheddafi (leggi Petrolio) un impegno vero dobbiamo mettercelo. Fattivo.

Del resto nella nostra Storia Risorgimentale di cui tanto oggi ci si interessa ciò è già avvenuto, ma tutti sembrano scordarselo: il Piemonte (allora chiamato Regno di Sardegna) partecipò alla Guerra di Crimea nel 1853 con proprie truppe combattenti, a scapito della odiata Austria Ungheria che non vi partecipò, per scelta di Cavour che voleva potersi sedere al Tavolo delle Potenze. Come in effetti avvenne. Noi sedemmo al tavolo della Conferenza di Parigi, assumendo quel posto che avevamo conquistato sul campo e che ci portò negli anni immediatamente seguenti, all’alleanza colla Francia, primo importantissimo passo per vincere, come vincemmo, la Seconda Guerra di Indipendenza. I morti Piemontesi (quella Guerra fra l’altro vide al comando del nostro contingente il fondatore dei Bersaglieri, il Generale La Marmora) permisero al Regno di Sardegna di sedersi fra i grandi d’Europa con pieno diritto decisionale. Questo atto sopratutto mise le basi per la nostra Indipendenza.


Non possiamo attuare sempre la politica del “vorrei-ma-non-posso”!.
Io sono fortemente convinto (sula scorta di quel che ho letto sui Media) che molti dei nostri caduti in Afghanistan sul campo siano dovuti al fatto che i nostri aerei, che come compito primario hanno l’appoggio alle nostre forze, non possano usare le loro armi in appoggio alle stesse per mandato del nostro Parlamento. Che bel vantaggio per la insurgency! (che non si creda sia comandata da imbranati, no! sono gli stessi che hanno preso a sonori calci nel sedere l’Armata Rossa, quando era la Seconda Forza Armata al mondo!). Solo noi possiamo inventarci imbecillità enormi come la co-belligeranza (di Badogliana memoria) o non consentire l’uso di aerei ottimi e progettati per l’appoggio al suolo per proteggere i propri soldati! Ma lasciamo perdere allora!! Stiamocene a casa, tanto gli schiaffoni li prendiamo lo stesso da tutti. Anche dalla Francia che se ne frega e ci rispedisce i migranti senza pietà, come avevo previsto in altri miei scritti (non che ci volesse la laurea in ingegneria missilistica per capirlo..) e se ne strasbatte di noi e della convenzione di Schengen. Per cui reitero il mio convincimento: se l’Europa se ne frega di noi, freghiamocene dell’Europa. Molliamola. Iniziamo con un principio di reciprocità: sospendiamo (sine die!) Schengen con i Francesi e iniziamo le pratiche per tirarci fuori dall’Unione se questa non impone ai propri Membri l’obbligo di rispettare le Leggi e le regole comuni.

Per tornare al concetto di cui al titolo è pressochè impossibile che non ci siano vittime fra i civili, specialmente quando si combatte con civili da una parte e militari dall’altra, ma tutti che usano armamenti e divise eguali. Come può un pilota di caccia, che passa a velocità oscillanti fra i 500 e i 700 Km orari sopra gli obiettivi, distinguere la differenza fra una parte o l’altra? Torniamo a quel che ho sempre sostenuto. Non bastano superiorità aerea, drones, controllo elettronico del campo di battaglia, cioè tutte le sofisticazioni che l’Alleanza Occidentale possa mettere in campo per evitare i cosiddetti (orribili a dirsi) “danni collaterali”. Ci vuole il caro vecchio fantaccino in campo. Bombardare senza cooperazione colle truppe di terra significa esporre i civili alle perdite. Se poi aggiungiamo che le truppe lealiste applicano il concetto maoista alla lettera, i caccia si troveranno probabilmente di fronte al problema degli scudi umani. E non lo si può evitare. Gheddafi e suoi sanno di dover combattere senza quartiere: ne va della loro sopravvivenza. Sanno benissimo che tutti li vogliono morti. Siamo di fronte ad una faccenda simile al concetto della terra bruciata di hitleriana memoria. Hitler sapeva che gli Alleati non avrebbero mai dato quartiere alla Germania e poteva o arrendersi incondizionatamente o resistere e combattere senza requie. Lo stesso sta avvenendo per Gheddafi e solo i fessi, gli ottusi o gli ipocriti possono penare che si possa smettere o combattere con paletti condizionanti. Se si arrivasse ad un cessate del fuoco pensate che lui se ne starà buono e calmo? Il sangue che verserà nell’epurazione farà sembrare Himmler un’educanda. Un dittatore che ha finanziato, armato e protetto terroristi senza pietà per decenni pensate che sia cambiato? E i ribelli, che sono fatti della stessa pasta, non concederanno quartiere, se lo facessero la loro controparte non gliene darebbe. Mai. Andiamo su! Cerchiamo di essere realisti!

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