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La Lega Ha Paura


26 giugno 2011 ore 19:48   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 342 persone  -  Visualizzazioni: 561

Le paure della Lega. Tanti anni fa, erano i primi anni ’90, un amico che aveva l’occhio lungo, mi disse che la Lega sarebbe stato il vero problema dell’Italia post-Mani Pulite. Erano i tempi in cui il ciclone anticorruzione aveva spazzato via decenni di Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Repubblicano e Gorbaciov aveva posto fine all’Unione Sovietica e quindi al Comunismo di ispirazione Sovietica. Io vivevo in California, lontano dagli effetti e dagli scandali della politica italiana, anche perché i soli modi di esser aggiornati sull’Italia erano giornali e telefonate o lettere da amici. Internet era di là da venire.

Questo mio amico aveva un’opinione molto critica sulla Lega e su Bossi, ma anche su Berlusconi. Giustamente dal suo punto di vista: era figlio del compromesso storico e dei suoi vari risvolti aveva beneficiato.


Oggi capisco le sue perplessità. Per principio non amo gli atteggiamenti demagogici (troppo vicini alle folle oceaniche del Ventennio o dei III Reich), né sopporto le manifestazioni discriminatorie o classiste. Parto dal concetto che ognuno può fare come preferisce, basta che non dia fastidio in giro. Tutti possono avere la loro opinione e questa va rispettata, posto che loro rispettino la mia.

La Lega si è sin dall’inizio caratterizzata per la sua intolleranza nei confronti del resto dell’Italia a Sud della pianura Padana, per il suo odio per Roma, per la sua sconfinata insofferenza verso quell’Italia che non sia limitata alle tre o quattro Regioni che le danno vita. Siamo d’accordo che dove la Lega prospera regnano un’attività ed un’industriosità notevoli che molta ricchezza portano al Paese. Quel che è ricchezza per il Nord non lo sarebbe mai diventata senza l’appoggio e l’aiuto del resto dell’Italia, basti solo pensare a quanto l’emigrazione interna ha contribuito alla prosperità dei grandi complessi industriali al Nord. La cosiddetta Padania non sarebbe diventata tale senza l’ausilio di tutta l’Italia. Ricordiamoci tutti quel detto di John Donne che viene riportato all’inizio del libro di Hemingway “Per chi suona la Campana” (Nessun uomo è un'isola, completo in sè stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una nuvola venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona per te).

Prescindiamo un attimo da vuote polemiche (vuote perché i Leghisti mai accetteranno il concetto suesposto). In questo momento la Lega attraversa una crisi notevolissima: ha preso due solenni schiaffoni in due tornate di voto a causa sia degli errori macroscopici dell’alleato di Governo, sia dei propri. E ha una paura fottuta.

Le azioni di questi giorni dei dirigenti leghisti, le dichiarazioni di Bossi e le esternazioni becere e pretestuose di qualche povero mentecatto della dirigenza del Partito danno la misura della loro insicurezza. Si sono resi conto che, nonostante l’apparente appoggio dalla riunione di Pontida, la maggioranza silenziosa che li ha mandati al potere, anzi no!, chiedo scusa: meglio!, che gli ha dato potere, non ha più fiducia completa nelle loro azioni. Poiché basicamente la loro origine culturale parte da una carenza di cultura (per dirla in un incompleto parafrasare della lingua russa sono “nietkulturny”, incolti) non hanno a disposizione come partito le armi dell’arguzia o della diatriba politica per districare quelle situazioni complesse che necessiterebbero una “rusérie” politica sopraffina, possono solo usare modi e maniere becere o demagogiche. Modi che sarebbero stati validi all’epoca della loro nascita. Ormai i mezzi di comunicazione raggiungono tutti immediatamente e la gente con quattro click del cellulare o del PC può confrontare opinioni, filmati e fatti, giudicare e prendere le proprie decisioni, indipendentemente.

Con una crisi galoppante, con spese pazze che bucano il bilancio statale (e non solo le spese della politica) non puoi presentarti come paladino di una minoranza di Italiani (in senso numerico) e dettare legge in una maggioranza di governo con piglio dittatoriale. La Lega (Bossi) non lo ammetterà mai, ma si è resa ben conto che il Governo, pur avendo i numeri in Parlamento non li ha (più) nel Paese e prima o poi un “ribaltone” o dei “Franchi Tiratori” o altri epigoni dei Finiani lo priveranno dei suoi (effimeri) numeri ed allora ci ritroveremo a quelle elezioni anticipate che nessuno di quelli che scaldano le panche in Parlamento vuole e che tutti temono come la peste.

Queste mie argomentazioni (illazioni?) mi fanno dire che ogni atteggiamento che Bossi & Co stanno esternando in questi giorni indica paura. Paura di rimanere isolati in una compagine di Governo che loro non amano più perché nei difetti dei loro colleghi si specchiano. Paura perché gli schiaffoni presi (specialmente alle amministrative) fanno male. Paura perché l’unico elemento della Lega rispettato ed apprezzato in Italia ed all’Estero, Maroni (il miglior Ministro degli Interni che abbiamo avuto negli ultimi 15 anni), è anche il più gettonato (malvisto) erede di quel Senatùr che sta mostrando i propri limiti proprio con le minacce espresse a mezzo stampa.

Chissà perché all’emerito Bossi nessuno ha insegnato uno dei principi basici della gestione del personale (militare e non): “Per avere buoni risultati dai propri uomini il soldato/l’impiegato si rimprovera in privato ed elogia in pubblico”. Manco la mamma glielo ha insegnato che i panni sporchi si lavano in casa……… Bah!! A volte penso alle risate che zio Giulio si starà facendo osservando le fregnacce che fanno quelli che Mani Pulite ha messo al posto della sua generazione politica……… Risate amare

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