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La Mancanza Di Lavoro Che Uccide Moralmente E A Volte Materialmente


13 febbraio 2017 ore 13:37   di ellebi31-05  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 192 persone  -  Visualizzazioni: 207

La mancanza di lavoro in Italia e soprattutto per i giovani, il cui tasso di disoccupazione è altissimo infatti è al 40%, è una notizia che informa di una realtà molto negativa che non lascia più tanta speranza di cambiamento in positivo perché è un tempo nel quale ciascuno pensa solo a sé, a comportarsi come la parabola del Vangelo che ha per protagonista un uomo ricco che aveva avuto raccolti così abbondanti da non sapere dove metterli e che decise di demolire i suoi magazzini per costruirne altri più grandi per raccogliervi il grano e i suoi beni, ignaro del fatto che tutta quella ricchezza della quale non si saziava mai non l'avrebbe salvato perché quella notte stessa gli sarebbe stata richiesta la sua vita. Pensava solo a sé ed era incurante di chi viveva nell'indigenza.

Sono molte le persone che, nel quotidiano potrebbero dare lavoro a chi non ce l'ha, in modo particolare se quelle che lo chiedono sono umili e si accontentano, ma purtroppo se non si hanno conoscenze è impossibile trovare lavoro. Accade così che persone istruite, sempre più spesso laureate, si abbassano a fare lavori umilissimi e poco retribuiti per vivere ma ci sono anche quelle che non trovano nessuna occupazione stabile, qualsiasi cosa facciano.


La gioventù è l'emblema della voglia di fare, salvo casi particolari, ed è anche il simbolo della speranza che non muore mai, ma a tutto c'è un limite ed accade così che lucidamente si compiono gesti disperati che sono visti da chi li compie come una liberazione dalla sofferenza che cresce sempre più a causa del fatto che nulla cambi nonostante i propri sforzi.

É l'ennesimo caso di un giovane che si uccide per la precaria situazione lavorativa: Michele, questo il nome di fantasia datogli, è un grafico trentenne friulano che si è ucciso perché, a ragione, non aveva più alcuna speranza di costruire una vita dignitosa grazie al lavoro perché il lavoro non c'è. La sua famiglia ha deciso di pubblicare la lettera trovata dopo due giorni la sua morte e dalla quale si evince la sensibilità, la cultura, la speranza ormai finita, la liberazione che quel gesto gli avrebbe arrecato, di questo giovane deluso dal mondo e dalla vita, quel mondo e quella vita migliori ai quali aveva creduto ma che non esistono per tutti.
Questa è la lettera toccante e significativa di questo ragazzo che ha deciso di non vivere più a causa della mancanza di quello che, come recita l'articolo 4 della Costituzione, è un diritto: il lavoro.

Chi lo conosceva, ad esempio la fidanzata, che solo un mese prima lo aveva lasciato perché quella della mancanza di lavoro era diventata un'ossessione ma sperava di tornare con lui, in una lettera ha detto che quella scelta di non esserci più è stata dettata da una molteplicità di cose ma lui scriveva soprattutto di lavoro che non c'è e del peggio che avrebbe vissuto così come stavano le cose, come se quei trent'anni vissuti "male"non bastassero e così ha deciso di dire basta in quel tragico modo.

Penso che tra i giovani ventenni e trentenni oggi siano pochissimi quelli che non conoscono la precarietà o la mancanza perenne di lavoro anche se a quelli che hanno delle conoscenze nulla è precluso.
Tra quelli che non hanno lavoro soffre di più chi è sensibile, chi vorrebbe essere indipendente magari dopo aver studiato tanto o aver fatto la gavetta, chi vorrebbe vivere e costruire una vita dignitosa senza pretendere chissà che cosa perché il cibo, un tetto, la luce, l'acqua sono già una ricchezza perché da una vita con difficoltà ha potuto averli, chi ama guadagnarsi le cose perché sa che hanno più valore e danno più gioia di quelle regalate, chi vede la professione qualcosa di importante che dà valore alla persona, chi non ne può più di prese in giro e porte chiuse, chi sa che difficilmente le cose possono migliorare, chi vede nel lavoro, oltre che un modo per guadagnarsi da vivere, anche una vita più completa e bella in modo particolare se ha la fortuna di fare quello che ha scelto che deriva da una passione e per il quale magari ha studiato moltissimi anni e fatto sacrifici enormi per poterselo permettere; soffre moltissimo anche chi, pur avendo i propri sogni sul lavoro che vorrebbe fare e per cui si sente portato si adatta a fare qualsiasi lavoro ma non lo trova.

Conosco da anni la mancanza di lavoro e ad essa si è sempre aggiunta una vita non facile in tutte le altre cose senza toglierne nessuna ma ho sempre lottato per migliorare la mia esistenza in tutto, accontentandomi, cercando di non far morire mai la speranza di una vita migliore, riuscendo a realizzare in un modo o nell'altro quello a cui tenevo sia per le cose piccole che per quelle grandi, di accorgermi e coltivare le cose che non hanno nessun prezzo ma che aiutano molto. Non si deve mai mollare. È difficilissimo a volte ma non si deve mollare mai.
Nonostante ciò non mi sento assolutamente di condannare la scelta di questo ragazzo perché la situazione di certe vite è tragica e solo chi le vive lo sa e solo chi le vive con molta sensibilità dentro non ce la fa più e cede consapevolmente. La sensibilità è importante tenersela ma fare in modo che non faccia soffrire e sia accompagnata al sano menefreghismo di cui ha recentemente parlato Papa Francesco.
Spero che la giustizia sociale sia al più presto al centro dei pensieri, seguiti dai fatti, di chi ha il potere ovunque si trovi di dare una mano a chi chiede aiuto affinché tragici, dolorosi e ingiusti fatti come questo non accadano mai più.

Articolo scritto da ellebi31-05 - Vota questo autore su Facebook:
ellebi31-05, autore dell'articolo La Mancanza Di Lavoro Che Uccide Moralmente E A Volte Materialmente
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