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La Palingenesi Leghista


11 aprile 2012 ore 09:35   di edodero  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 351 persone  -  Visualizzazioni: 533

Si è consumato ieri sul palco di Bergamo, storica roccaforte leghista, un degli atti più drammatici dell'ultraventennale storia del movimento creato da Umberto Bossi e Roberto Maroni. Ancora oggi i protagonisti assoluti della scena sono i due demiurghi del partito leghista. In questo caso, però, c'è una differenza sostanziale. A ricoprire il ruolo di prima donna non è Umberto Bossi, ma è Roberto Maroni, in una sorta di investitura che cede all'ex ministro dell'interno lo scettro di condottiero, rappresentato per l'occasione da una folkloristica ramazza.

Il nuovo condottiero si è presentato nelle nuove vesti inneggiando alla necessità di "far pulizia nel pollaio", attraverso una "purga" dei soggetti che si sono mostrati indegni di indossare le casacche verdi, macchiandosi di colpe politiche infamanti, quali la corruzione e il finanziamento in nero del partito con fondi di dubbia provenienza. Roberto Maroni, forse rivivendo reminiscenze giovanili improntate a movimenti marxisti-leninisti, ha usato toni duri, affermando con forza la necessità di ridare compattezza e univocità al movimento.


Stessa necessità indicata dal leader "dimissionario" Umberto Bossi, che ha ammesso di aver commesso il grave errore di aver coinvolto nelle vicende leghiste i propri figli senza che questi avessero maturato le giuste competenze per recitare il ruolo loro regalato. Una constatazione che, a onor del vero, avevano evidenziato milioni di italiani e di cui il solito accorto papà non si era peritato. L'inadegutezza del giovane Renzo era lapalissiana e gli "errori" commessi da questi sono riconducibili a tale adamantina inadeguatezza.

Un Bossi senior piangente, duro nel richiamare alla compatezza la sua creatura partitica, si è mostrato fragile quando ha dovuto indossare gli abiti del genitore pentito, ammettendo che sarebbe stato miglior scelta quella di offrire una cultura, magari di stampo internazionale, alla propria prole piuttosto che spianargli un ingresso in politica immeritato quanto pernicioso, sia per i figli che per il partito.

La Palingenesi Leghista

Quel che è apparso evidente dal palco di Bergamo è che il partito leghista è ora nelle mani di Maroni, che per ricoprire al meglio il ruolo ha dovuto riappropriarsi della ruvidezza tipicamente leghista, a tratti eccessiva e sfociante nel volgare, che deve essere la dote in possesso del leader della forza del "Carroccio". Da tempo l'ex ministro si era mostrato più equilibrato anche nei toni, ma dovendo risalire sul pulpito padano per spronare le masse a seguirlo ha fatto nuovamente propri un vocabolario e un'asprezza di toni che da tempo non adottava.

Certo è che la carica carismatica di Bossi, seppur provato dalla lunga malattia, non è in possesso del successore designato alla guida del "carroccio" e sarà impresa ardua serrare le fila nel caso lo scandalo "carrocciopoli" dovesse continuare ad espandersi.

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