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Le Città E Il Consumo Del Suolo: C' è Qualche Speranza Di Fermare Lo Sviluppo Della Metropoli?


27 maggio 2010 ore 17:55   di Sabbie  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 269 persone  -  Visualizzazioni: 422

Le grandi città europee e nordamericane sono soggette, dalla seconda metà del Novecento, ad uno sviluppo continuo, ad uno sprawl, ossia ad una crescita urbana senza forma, in cui le dimensioni dell’urbe hanno superato il riconoscibile e distrutto la distinzione tra urbano e rurale.

Questa tendenza ha coinvolto negli ultimi decenni anche le grandi capitali economiche dei Paesi un tempo definiti del Terzo Mondo, divenute anch’esse città diffuse, caratterizzate da distese di periferie che le rendono megalopoli infinite.
Lo sviluppo del periurbano nasce però dall’arresto dello sviluppo della città compatta.


Nel contesto italiano, una delle cause della continua espansione dell’area metropolitana è il non troppo recente fenomeno della fuga dalla città, dovuto in larga parte ad un mercato della casa polarizzato che esclude i soggetti più fragili economicamente, e porta coloro che lavorano e vivono nella città di giorno a cercare casa nelle zone residenziali.
I più esposti al fenomeno sono in particolare i giovani adulti in fase di strutturazione di un percorso di vita indipendente dalla famiglia di origine; tale popolazione cerca in aree limitrofe alla città un mercato abitativo più accessibile e migliori condizioni di vita.
Un esempio è Milano 2: quartiere residenziale abitato in gran parte da benestanti, nato nei primi anni ’70 e creato da Silvio Berlusconi, è un’alternativa chiara, fornita di tutti i servizi e pulita alla Milano congestionata.

Le Città E Il Consumo Del Suolo: C' è Qualche Speranza Di Fermare Lo Sviluppo Della Metropoli?

Le conseguenze dell’urbanizzazione in Italia
Tra il 1950 e il 2005, la superficie totale libera del suolo italiano è passata da 30.000.000 a 17.000.000 ettari, presentando quindi un consumo del suolo pari al 40,65%.
La città diffusa ha inglobato intere aree del territorio a bassa densità erroneamente definite ancora oggi di “campagna”.Basti pensare al dato secondo il quale negli ultimi cinque anni in Italia sono state costruite 1.824.000 nuove abitazioni, che si stima debbano essere abitate da un numero di nuovi abitanti che varia dai 3 ai 6 milioni.
A causa della mancanza di buone pratiche urbane di progettazione ed implementazione di politiche territoriali, negli ultimi decenni c’è stato un vero e proprio saccheggio del territorio caratterizzato da numerosi insediamenti sviluppatisi al di fuori di qualsiasi regolamentazione urbanistica.

Per fermare questa tendenza distruttrice, è necessario imitare le politiche già sperimentate all’estero, in particolare nelNord Europa e negli Stati Uniti.
Esistono già esperienze pilota di contenimento dello sviluppo incontrollato anche nel nostro Paese.
Ad esempio il comune di Cassinetta di Lugagnano, in provincia di Milano, dove la valorizzazione è intesa come tutela del territorio e del paesaggio agricolo, minimizzazione del consumo del suolo, compatibilità degli interventi con le risorse disponibili.

L’obiettivo è la crescita zero, per favorire il recupero delle aree già edificate ed azzerarne l’impatto.
Anche Monteveglio (Bologna), capofila italiana delle transition town, propone ed enfatizza lo sviluppo locale, quasi una sorta di autarchia basata sull’attivazione di produzioni locali, ecologicamente compatibili, e sulla valorizzazione delle attività produttive all’interno della realtà cittadina.

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