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Le Conseguenze Del Terremoto: Il Disturbo Post Traumatico Da Stress Nella Popolazione Aquilana


18 ottobre 2011 ore 21:00   di Ciuffo79  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 446 persone  -  Visualizzazioni: 756

A distanza di oltre due anni e mezzo dal 6 Aprile 2009, il giorno del terribile terremoto che ha distrutto L’Aquila, continuano a susseguirsi studi e ricerche che mostrano quanto profonda e indelebile sia la ferita presente nella popolazione aquilana, non soltanto sotto il profilo fisico, abitativo e sociale, ma anche psicologico.

Il sisma, infatti, ha creato un forte senso di precarietà e destabilizzazione, alienando in gran parte della popolazione qualunque forma di speranza e reazione, ormai perse e sommerse anch’esse tra le macerie.


È solo di qualche giorno fa la notizia - diffusa dal Programma di supporto psicosociale e tutela della salute mentale per l'Emergenza sisma (Spes)- secondo la quale oltre il 70% degli Aquilani soffre di una forma di depressione silente associata al disturbo post-traumatico da stress (DPTS), uno dei disturbi più diffusi nel dopo terremoto: insonnia, incubi, ripetizioni compulsive degli attimi di terrore vissuti, un fiume d’angoscia che scorre tra l’ansia quotidiana ed il diniego dell’evento (una forma di difesa che porta la persona a rifiutare l’accaduto eliminandone il ricordo).

Tristezza, dolore, senso profondo di impotenza mista ad una rabbia distruttiva che rende ipervigilanti, senso di colpa per essere sopravvissuti laddove molti amici e familiari hanno perso la vita. Vuoto interiore, senso di solitudine. Ma anche alessitimia, una conseguenza tipica del DPTS che rende incapaci di verbalizzare i propri stati emotivi facendo regredire gli adulti e arrestare i bambini nello sviluppo affettivo.

La popolazione aquilana convive ormai da tempo con disturbi molteplici, talvolta sovrapposti, per fortuna soggettivamente disomogenei e di diversa intensità, ma costantemente presenti nella vita di tutti i giorni. Quella vita che stenta a ripartire laddove ancora oggi si denuncia l’impossibilità di socializzare tra i giovani a causa dell’assenza di luoghi di aggregazione, dove gli anziani vivono lontani dalle proprie inesistenti abitazioni e delle proprie abitudini.

Si stima che i bambini, anche i più piccoli, non siano immuni da conseguenze psichiche profonde: il 37% dei piccoli tra 3 e 5 anni presenta infatti disturbi psicopatologici, di tipo post-traumatico nel 3% dei casi. L’80% dei minori soffre di ansia e il 15% di DPTS.

Ma come intervenire? Psicoterapia e supporto farmacologico risultano normalmente efficaci nei pazienti colpiti da DPTS. In particolare, così come avviene in tutte le terapie rivolte a pazienti che manifestano i sintomi di tale disturbo, hanno esito positivo gli interventi finalizzati all’educazione sulle comuni reazioni a traumi fortemente stressanti.

La psicoterapia consente, in sintesi, di fermare il declino morale e psicologico cui sono sottoposti i soggetti colpiti da DPTS mirando a ristabilire l’integrità del paziente come persona e ristabilendo un normale e adeguato funzionamento delle proprie funzioni emotive.

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