Liberalizzazioni: Orari Selvaggi, Concorrenza Sleale E Famiglie Di Serie B
Liberalizzazione degli orari dei negozi. Una frase semplice, un incipit molto chiaro che dovrebbe favorire, nelle prospettive del governo Monti, la ripresa economica e la crescita.
Più tempo per fare compere, incentivando gli acquisti, potrebbe insomma aiutare il fatturato di molte realtà commerciali e stimolare la ripresa del Paese.
Tempo uguale spesa, quindi. Un'equazione molto ottimistica che lascia tuttavia ampio spazio al dubbio e alla rabbia di chi quel tempo è costretto a privarlo alla propria vita privata, inevitabilmente penalizzata da una gestione del lavoro che non lascia più spazio al tempo libero domenicale.
Stiamo parlando degli addetti alla vendita dei medi e grandi centri commerciali, impiegati per lo più sottopagati e costretti a stravolgere, a causa della liberalizzazione dell'orario dei negozi, i ritmi e le abitudini familiari.
Scompare la Domenica come fulcro storico dell'aggregazione familiare e, con essa, spariscono pure le festività, considerando che molti centri commerciali terranno i negozi aperti anche a Natale, Pasqua etc. Insomma, famiglie di serie B.
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I sindacati, che mal hanno digerito, tra gli altri, anche questo aspetto specifico delle liberalizzazioni, puntano il dito su un'ulteriore ingiustizia, ossia la totale mancanza di incentivazione economica che il turno domenicale dovrebbe altresì prevedere. Già da qualche anno a questa parte, in sede di contrattazione nazionale ed integrativa, la retribuzione delle festività ed, appunto, delle domeniche, sono infatti accresciute soltanto di piccole maggiorazioni orarie che non coprono minimamente i costi che vengono richiesti al lavoratore soprattutto dal punto di vista familiare.
Ma non è tutto. L'apertura selvaggia dei centri commerciali (che hanno un potere di gestione del personale molto ampio) porterebbe, secondo Cgil, Cisl e Uil, ad un progressivo crollo dei piccoli negozi (in primi quelli del centro città) che non avendo forza lavoro sufficiente, vedrebbero diminuire sensibilmente i propri fatturati a causa della concorrenza "fuori orario" della grande distribuzione, aprendo le porte ad una crisi nel settore delle piccole realtà commerciali veramente rilevante.
Ed infine, la precarietà. Contratti a tempo determinato, part-time selvaggio e turnazioni sregolate caratterizzeranno secondo i sindacati la stragrande maggioranza dei rapporti di lavoro già in essere e futuribili, con una forte accentuazione del disagio sociale principalmente tra i
A supporto delle istanze dei lavoratori del commercio e dei piccoli commercianti si sono già mosse alcune Regioni le quali, derubricate nel potere decisionale circa le apertura domenicali, hanno presentato vari ricorsi alla Corte Costituzionale denunciando l'illegittimità del decreto del Governo in quanto il commercio è nota materia di competenza regionale.
Stiamo parlando della Regione Toscana del Piemonte e della Campania, in prima linea nella lotta al decreto del Governo.
Comun denominatore la convinzione che la liberalizzazione degli orari rappresenti soltanto un favore alle grandi catene della grande distribuzione organizzata. E nient'altro.
