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Lidia Macchi, Forse A Una Svolta Il Cold Case Della Studentessa Accoltellata


29 luglio 2014 ore 11:22   di KungFuGirl  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 391 persone  -  Visualizzazioni: 582

Lidia Macchi era la classica "brava ragazza": studentessa universitaria, frequentava la chiesa ed era attiva nel volontariato; nella sua vita non c'era macchia. Fa freddo quel 5 gennaio del 1987 quando Lidia chiede in prestito l'auto del papà per andare a Cittiglio in ospedale, a trovare un'amica ricoverata dopo un incidente stradale, e il buio dell'inverno la inghiotte. Di lei si perdono tutte le tracce, i genitori avvisano i Carabinieri della scomparsa e, due giorni dopo, Lidia viene ritrovata. Morta. Ammazzata con 29 coltellate. Nell'auto che papà le aveva prestato, con la portiera aperta, il suo corpo ricoperto parzialmente con dei cartoni da imballaggio.

La vita spezzata di questa ventunenne viene scandagliata alla ricerca di un movente. Si idaga tra gli amici, i conoscenti, i riflettori vengono puntati anche sul giovane don Antonio, il sacerdote caposcout del gruppo di Lidia, ma non emerge nulla di risolutivo. Intanto alcune donne denunciano di essere state vittime di aggressioni un paio di sere prima dell'omicidio, nel parcheggio dell'ospedale di Cittiglio. Viene realizzato l'identikit di un uomo con i baffi. Ma mancano elementi risolutivi e l'indagine rimane bloccata.
Del caso di Lidia si occupò anche Enzo Tortora, che nel corso di una trasmissione parlò di un sistema d'indagine innovativo: l'analisi del DNA. I reperti biologici rinvenuti sul corpo della studentessa vennero inviati in Gran Bretagna - all'epoca all'avanguardia - ma non si approdò a nulla.


Passano gli anni e un altro terribile omicidio scuote la provincia di Varese. Carla Molinari, un'anziana donna di Cocquio Trevisago, viene ritrovata all'interno della sua villetta riversa a terra, in una pozza di sangue. Accoltellata. E' il 5 novembre 2009. Un fendente, sferrato con particolare ferocia alla gola, l'ha quasi decapitata. E dal corpo sono state mozzate le mani. Le indagini non tralasciano nessuna pista, ma è soprattutto su quelle mani mozzate e fatte sparire che si punta l'attenzione: forse il killer le ha rimosse perchè la vittima l'aveva graffiato e, sotto le sue unghie, avrebbe potuto celare tracce di DNA dell'assassino.

Dopo tre settimane viene arrestato Giuseppe Piccolomo, ex pizzaiolo e imbianchino, con qualche debito sulle spalle, conoscente di Carla Molinari. E mentre lui non risponde a parlare sono le figlie, con parole pesanti come macigni: "Papà è un assassino", dicono, raccontando che fin da piccolissime le picchiava e le minacciava di far fare loro "la fine di Lidia Macchi". Le due temono anche che l'incidente d'auto in cui perse la vita la madre non fosse, in realtà, un incidente, ma il tentativo da parte del padre di mascherare l'omicidio della donna. Lui, infatti, si salvò, dicono. Lui, da quell'auto in fiamme, è uscito, mentre la mamma è morta. E, invece delle fiabe della buona notte, dicono, raccontava loro come la madre si fosse dissolta tra le fiamme, con la pelle che le si staccava dal corpo.

Lidia Macchi, Forse A Una Svolta Il Cold Case Della Studentessa Accoltellata

Forse le donne vogliono solo vendicarsi dell'orribile infanzia subita, ma a condannare Piccolomo ci sono diversi elementi e testimonianze nel "caso del killer delle mani mozzate", così finisce in carcere, condannato all'ergastolo. Arriviamo così all'estate del 2014, con Giuseppe Piccolomo dietro le sbarre per l'omicidio di Carla Molinari, quando nuovi elementi paiono collegarlo all'omicidio di Lidia Macchi: una sua vecchia foto, in cui aveva un vistoso paio di baffoni, somiglia moltissimo all'identikit realizzato dalle donne aggredite nel parcheggio dell'ospedale e quel pezzo di cartone ritrovato sul cadavere della studentessa, così simile a quelli per l'imballaggio dei mobili della cameretta dei bambini di Piccolomo.
E mentre si cercano nuovi elementi che possano confermare questo delitto e nuove conferme di colpevolezza per la morte della moglie, il Procuratore Generale ha chiesto l'archiviazione per don Antonio. Completamente scagionato. Dopo 27 anni di sospetti e incubi.

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