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Mia Farrow, I Cellulari E La Guerra In Congo


21 marzo 2012 ore 11:56   di KungFuGirl  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 938 persone  -  Visualizzazioni: 1588

Secondo una parte della teoria del caos, divenuta anche una frase celebre citata in molti film, il battito d'ali di una farfalla potrebbe causare un uragano: l'idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali possano, sommandosi, andare a creare enormi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. Cosa tutto questo centri con Mia Farrow, famosa attrice statunitense, vincitrice del Golden Globe e del David di Donatello, è presto detto: Mia è... la farfalla che sta sbattendo le ali.

Madre naturale di tre figli e mamma adottiva di altri sei, si è sempre impegnata attivamente per difendere i diritti dei bambini e per far conoscere la condizione disumana in cui vivono bimbi e ragazzi in guerra, soprattutto in Africa. Proprio nel continente africano, ed in particolar modo nella Repubblica Democratica del Congo, negli ultimi anni si sta assistendo ad un'indicibile escalation di violenza per la supremazia nel commercio del coltan, un minerale che ha soppiantato i diamanti nella smania di potere e ricchezza delle multinazionali.


Il coltan è una miscela complessa di columbite e tantalio, estremamente rara in natura e indispensabile per lo sviluppo e la realizzazione di nuove tecnologie: i sistemi gps e i telefoni cellulari, i satelliti e gli smatrphone, i giocattoli elettronici e i computer portatili, le macchine fotografiche e i televisori al plasma, i missili e gli MP3... tutti hanno al loro interno un cuore di coltan. Non è difficile capire, dunque, come questo materiale sia estremamente ricercato e prezioso.

Bayer, Nintendo e Canon, Apple e Microsoft, IBM e Intel, HP e Nokia, passando per Sony Ericsson, Panasonic, Motorola, Philips e LG... non c'è multinazionale che tratti le nuove tecnologie che non sia coinvolta, chi più chi meno, nei traffici legati all'estrazione e al commercio del coltan.
Le condizioni di lavoro nelle miniere sono paragonabili a quelle dei cercatori d'oro nel Far West di fine '800, ma in un Paese come il Congo, dove il guadagno medio di un lavoratore è di 10 dollari al mese, la possibilità di guadagnare da 10 a 50 dollari a settimana lavorando in miniera viene vista come un'occasione troppo ghiotta da lasciarsi sfuggire.

Mia Farrow, I Cellulari E La Guerra In Congo

Così molti agricoltori e pastori hanno lasciato la loro attività nei campi per iniziare a lavorare come minatori, i bambini - i cui corpi piccoli e leggeri possono infilarsi agevolmente nei cunicoli - non vengono mandati a scuola ma nelle miniere, vaste aree agricole sono state abbandonate e migliaia di persone si sono spostate verso le aree di estrazione, attirate dal miraggio di facili guadagni, finendo invece per vivere in baraccopoli fetide. Come se non bastasse, pare che alcuni Paesi confinanti come Rwanda e Uganda, nei quali il coltan non è presente, organizzino spedizioni armate per sottomettere la popolazione ed impossessarsi così del preziosissimo materiale.
Mia Farrow ha scattato alcune foto ai ragazzini impegnati nel lavoro per l'estrazione del coltan e le ha diffuse tramite Twitter, per cercare di scuotere gli animi e dare informazione della realtà.

Mia Farrow, I Cellulari E La Guerra In Congo Foto di Mia Farrow

Considerato l'elevato valore sul mercato del coltan, le miniere sono costantemente sorvegliate da gruppi militari o paramilitari armati che, secondo diverse organizzazioni umanitarie, non esitano a fare giustizia sommaria. Le violenze sono all'ordine del giorno, quasi come i tragici crolli che si verificano nelle miniere: secondo alcune stime, pare che ogni giorno due bambini muoiano sul lavoro. Le precarie - per non dire inesistenti - condizioni igieniche causano il propagarsi di malattie e, di pari passo, è cresciuto il numero di vittime di stupro e di malati di AIDS. La popolazione vive ormai in uno stato di guerra. Una guerra per il controllo del mercato del coltan.

Mia Farrow, I Cellulari E La Guerra In Congo Foto di Mia Farrow

Come se tutto questo non bastasse, una pesante ripercussione si sta registrando anche in ambito naturalistico: i corsi d'acqua vengono utilizzati per una prima pulitura del coltan e vengono contaminati dai prodotti usati per il lavaggio, alcune aree dei Parchi Nazionali sono state violate e si sta assistendo all'uccisione in massa di elefanti e gorilla, animali già seriamente minacciati dal pericolo d'estinzione. L'ONU ha redatto diversi rapporti nel corso degli anni, tutti rimasti tragicamente inascoltati.

Se è chiaro che ormai non possiamo fare a meno della tecnologia, possiamo però chiederci se è davvero indispensabile cambiare cellulare ogni anno, se davvero non possiamo vivere senza quell'ultimo modello di MP3 appena uscito sul mercato e se non possiamo resistere alla tentazione di acquistare un nuovo televisore. Inoltre sarebbe possibile sostenere l'Organizzazione per i Diritti Umani "Secondo Protocollo" che propone l'istituzione di un protocollo per la certificazione della provenienza del coltan sulla falsariga del Protocollo di Kimberley per i diamanti: un'attestazione che garantisca la provenienza legale e nel rispetto dei diritti umani del minerale utilizzato.
Mia Farrow, come la farfalla della legge del caos, prova a sbattere un po' le ali; io, con questo articolo, tento di amplificare un po' il suo grido d'allarme. Vediamo se, con l'aiuto di voi lettori, riusciremo a scatenare un uragano...

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