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Natascha Kampusch: Otto Anni Di Paura E L' Abbandono Di Mio Padre


1 maggio 2011 ore 19:08   di Valeriale  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 698 persone  -  Visualizzazioni: 1550

Natascha Kampusch ritorna ad occupare le pagine dei giornali italiani. La giovane che nel 1998 fu rapita e tenuta segregata per ben otto anni cinque mesi e venti giorni, da Wolfgang Priklopil, nello scantinato di una villetta, concede un'intervista al Corriere della Sera in cui rivela paure e angosce che ancora oggi la tormentano.

Ripercorriamo brevemente la sua storia. E' il 2 marzo del '98 quando Natascha esce da casa per andare a scuola e vienecaricata da uno sconosciuto su un furgone. Da qui passeranno 8 anni prima che la giovane trovi occasione e forza di fuggire dal suo aguzzino e trovare la libertà.


«Lui regolava la mia veglia spegnendo o accendendo la luce, decideva se privarmi del cibo o farmi mangiare, mi imponeva periodi di digiuno forzato, decideva le razioni di cibo, fissava la temperatura nella stanza. Decideva lui se avevo caldo o freddo. Mi ha tolto ogni controllo sul mio corpo, mi picchiava in continuazione», è questo che la Kampusch racconta, rivelando quanto ancora fatichi per essere realmente libera e per riappropriarsi della sua vita non solo dal punto di vista psicologico ma anche fisico: «Prima della prigionia, del mio corpo era responsabile mia mamma, dopo se n'è occupato il mio rapitore. Adesso sono io che devo pensare a me stessa, e non mi è facile stabilire se e quanto devo mangiare o capire come vestirmi».

Natascha Kampusch: Otto Anni Di Paura E L' Abbandono Di Mio Padre

L'austriaca parla della forza che le davo il solo pensare alla madre e quanto invece l'abbia ferita la mancanza di speranza da parte del padre, che dopo poco avviò la ricerca delle spoglie della figlia. Natascha racconta poi del muro che ha costruito tra lei e i suoi interlocutori «Sono molto sensibile a mantenere un confine rigido con gli altri. Mi sento persino in imbarazzo quando vado a trovare una persona o quando ricevo delle visite in casa mia. Quelli che hanno fatto insinuazioni sugli aspetti sessuali della mia prigionia parlavano di se stessi, esprimevano le loro fantasie per indurmi a svelare la mia intimità. Certe cose però restano solo mie, sono l'ultimo residuo privato che voglio mantenere per me».

Natascha Kampusch: Otto Anni Di Paura E L' Abbandono Di Mio Padre

Più si ricorda questa storia più cresce il disgusto per il suo aguzzino, morto suicida dopo la fuga della Kamusch, e la tenerezza verso una giovane che comincia a vivere da grande, che non è stata bambina e si ritrova improvvisamenete donna.

Donna con un futuro davanti che parte da appartamento tutto suo in periferia, una terapista che la aiuta, un corso di oreficeria, e la vicinanza della mamma e delle sorellastre.

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