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Non C' è Pace Tra Fini E Berlusconi, E Le Riforme Aspettano


21 aprile 2010 ore 18:31   di Armando  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 389 persone  -  Visualizzazioni: 619

E' curioso notare come la situazione politica cominci a impazzire proprio quando tutto faceva presagire una stabilità favorevole alla maggioranza di governo. Dopo l'ultima consultazione elettorale che aveva visto la buona affermazione del PDL, per Silvio Berlusconi sembrava arrivato il momento di tirare il fiato al termine di un lungo periodo difficile: dopo i guai giudiziari e quelli privati, oltre ai primi segnali di insofferenza nel partito da lui fondato, il premier credeva forse che il buon risultato delle regionali avrebbe riportato la pace interna alla maggioranza. Non è stato così, invece.

A rovinare la tregua, dopo un breve interludio coinciso proprio con le ultime amministrative, è stato appunto il presidente della Camera Gianfranco Fini, che da tempo sembra seguire un suo percorso di smarcamento rispetto al leader della coalizione della quale fa parte come ex segretario di Allenza Nazionale. Nel suo ruolo istituzionale, Fini non ha perso occasione di rivendicare principi e scelte che ogni volta, neppure a farlo apposta, andavano a cozzare contro le dichiarazioni di Berlusconi, creando una tensione crescente.


Dietro l'apparente personalismo dei contrasti, comunque, è facile cogliere un nodo vero che riguarda i valori della Costituzione, e in generale la democrazia interna al PDL, che il presidente della Camera vede da tempo schiacciata dalla concezione "padronale" del premier. Una diversità di vedute che ormai è venuta a galla senza mezzi termini, nonostante Berlusconi e molti dei suoi fedelissimi cercassero di buttare acqua sul fuoco. La rottura, dopo un teso faccia a faccia tra i due, ha di fatto spaccato il PDL in "finiani" e "berlusconiani", in particolare all'interno degli ex di AN: i cosiddetti colonnelli del disciolto partito post-fascista, che proprio Fini ha traghettato fin qui, hanno preso strade opposte. Con Fini si sono schierati, tra gli altri, Bocchino, Ronchi e Urso, mentre altri, come La Russa, Gasparri e Matteoli hanno scelto di stare con Berlusconi. I numeri comunque parlano chiaro: la minoranza dei finiani è sufficiente a creare un gruppo parlamentare autonomo, seppure sempre all'interno della maggioranza guidata dal premier.

In realtà, è proprio questa l'ipotesi che più spaventa Berlusconi, perché in questo modo ogni decisione politica dovrebbe fare i conti, almeno in teoria, con questa sorta di agguerrita minoranza che di certo non sembra disposta, giunti a questo punto, a fare sconti al capo del governo. S'incrina insomma la compattezza della maggioranza, e questo ha i suoi effetti anche nei sondaggi, che danno la fiducia nel premier e nello stesso PDL ai minimi storici. In condizioni normali, l'opposizione potrebbe approfittare dlla situazione conflittuale che si è aperta nella parte avversa, ma al momento il Partito Democratico di Bersani deve ancora risolvere i suoi problemi interni, e non offre a sua volta l'immagine di compatta unità che sarebbe richiesta nella circostanza. Il risultato è una situazione fluida ma fortemente instabile, con i prossimi tre anni di governo che si annunciano problematici, con buona pace per le annose "riforme condivise", di cui tutti parlano come improrogabili, ma sempre in lista d'attesa.

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Commenti

 
  • franco
    #1 franco

viste le riforme... molto meglio che aspettino!

Inserito 21 aprile 2010 ore 21:34
 

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