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Non Rubate! Lo Stato Non Ama La Concorrenza


8 ottobre 2013 ore 15:56   di erpidi  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 1429 persone  -  Visualizzazioni: 1625

Non rubate!, allo Stato non piace la concorrenza!.. Queste parole di chiaro significato abbiamo visto su un muro in Francia la settimana scorsa, segno di un disagio che anche lì, dove la gente ancora gira spensierata, cresce pur se affrontato con maggior civiltà e impegno. Ci hanno colpito perché ci hanno fatto pensare quanto giuste fossero rapportate al problema-Italia. Rubare non conviene a prescindere, ma non si ruba bene a casa del ladro e a noi lo Stato ci sta derubando. Ci ruba ogni giorno. Ruba il futuro ai nostri giovani perché non è capace di dargli lavoro. Ruba il poco futuro che è rimasto ai pensionati perché il poco che gli paga non basta un fine settimana. Ruba il valore del risparmio a fatica accumulato (da chi ancora lo ha) perché i prezzi, le bollette e le tasse aumentano senza che il valore d’acquisto si incrementi. E non ci si venga a dire che non sfonda porte o salta allarmi per cui non ruba, perché quando mi metti le mani nel portafoglio e mi porti via i soldi per tasse, balzelli e imposte eccessive tu Stato mi derubi e a mani basse!

Pagare le tasse, in un Paese civile, significa partecipare alla vita dello Stato finanziandolo perché possa provvedere a tutte quelle infrastrutture che altrimenti ogni singolo Cittadino non avrebbe. La parte essenziale di questa frase è "Paese Civile". Noi cittadini diamo allo Stato Italiano soldoni con le tasse, con l’IVA, con le imposte financo quando paghiamo una tazzina di caffè ed in cambio non otteniamo ciò che altri Cittadini in altre Nazioni ottengono, che so in Germania o in Olanda o in Finlandia, che sono Paesi dell’Unione di cui siamo parte anche noi. Perché?


Perché i "dessi" (sì avete letto bene con la "d") che ci rappresentano e che ci hanno rappresentato fin qui negli ultimi 25 anni tutto hanno fatto meno che i nostri interessi. Siamo passati via via fra le mani di nani, buffoni, puttanieri, recchioni e lenoni e da Giudici Arruffapopoli a ex-Giudici demagoghi, che a tutto hanno pensato meno che a prendere a cuore gli interessi di chi li aveva innalzati a quei posti. Chi ha usato la carriera politica per arricchirsi, chi per migliorare i propri beni, chi per proteggerli, chi per evitare galera o fallimento. Nessuno che si sia seduto sugli scranni del nostro Parlamento pensando al bene del Popolo, al bene della Nazione.

Abbiamo avuto politici che per una poltrona di prestigio si sono venduti gli ideali propri e di chi li aveva votati. Imprenditori diventati animali politici per convenienze o per proteggere le loro industrie o per evitare che i passi falsi percorsi per addivenire alla ricchezza venissero puniti. Chi ha provato ad arricchirsi a scapito dei propri elettori ci è riuscito e ben pochi ne hanno pagato il fio. Ad alcuni è andata male. A tanti è andata più che bene. C’è chi ha propugnato una secessione in nome di un classismo e di un razzismo di altri secoli, ostentando onestà e serietà facendosi poi beccare con le mani nel vasetto del miele. Ma tutti, nessuno escluso hanno sfoggiato serietà (inesistente), onestà (dimenticata) e amor patrio (ma quale?).

Oggi siamo arrivati a vivere forse il momento più nero del Bel Paese dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Un Parlamento in cui demagogia, arte della corruttela, razzismo e qualunquismo regnano sovrani. Nemmeno dopo la caduta del Fascismo si era arrivati ad chiedere che un crimine condannato in tutti e tre i gradi di giudizio previsti dovesse andare impunito salvo la vita del Governo in carica. Nemmeno con Comunisti e Democristiani al Governo in quella concordia degli Ordini che oggi si rivede nel Governo Letta si era proposta la nullità di una sentenza legalmente emessa. Siamo ridotti allo schifo. Abbiamo avuto, è vero, attrici pornografe elette al Parlamento, ma nemmeno Cicciolina è mai scesa ai livelli a cui alcuni Parlamentari sono scesi in difesa di un personaggio che ha portato sulla scena della politica avvenimenti e sceneggiate degne di Caligola e dei Dittatori Centro Americani degli anni ’50, pensando a salvaguardare il proprio a scapito della Cosa Pubblica, rovinando la Stato più di quel che lo era. E mentre "Roma brucia" e corriamo il rischio di fare un botto al cui paragone la situazione Grecia sembrerebbe una capriola di bambini assistiamo alle lotte interne fra chi noi, fessi del Popolo Elettore, abbiamo delegato a rappresentarci.

Ma quando impareremo ad essere un Popolo di Gente Seria?. Quel Palazzo quadrato ad imitazione del Colosseo che il Ventennio fece erigere all’EUR di Roma recava la scritta "Un Popolo di Navigatori di Santi di Poeti, eccetera", ma manca della scritta più vera "un Popolo di Disgraziati rappresentati da Pagliacci" e ci sorprendiamo perché all’estero si fanno beffe di noi e ci sfottono? Andiamo su siamo seri, per favore. Francia, Inghilterra. Russia, Stati Uniti sono Nazioni da Secoli e Secoli, noi in nemmeno un Secolo e mezzo di Unità (che poi non fu Unità, ma annessione dei Savoia), ci siamo fatti ridere addosso e disprezzare dal resto del mondo, inani a rendere Unito un Paese che in fondo non vuole essere unito. Negli anni cinquanta si diceva "A ‘DDAVENI’ BAFFONE". Oggi manco Stalin e le sue purghe risolverebbe. Ma quando ci sveglieremo? Per molto meno i Francesi hanno fatto una Rivoluzione che ha cambiato il mondo radicalmente. Nemmeno quella siamo capaci di fare.

Possiamo riesumare la poesia di Cecco Angiolieri?: " S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo; s'i fosse vento, lo tempestarei; s'i fosse acqua, i' l'annegherei; s'i fosse Dio, mandereil' en profondo; s'i fosse papa, llor serei giocondo, ché tutti cristiani imbrigarei; s'i fosse 'mperator, ben lo farei; a tutti tagliarei lo capo a tondo."

Un’analisi della situazione nostrana ci impone di guardare innanzitutto ai nostri rapporti con l’estero sia perché siamo parte di un’organizzazione sovra-statale come l’UE sia perché il mondo, mentre noi pensavamo ai problemi di Ruby, di Berlusconi e della Lega, si è sempre più globalizzato e ricordiamoci le parole di John Donne, da cui trasse l’ispirazione Hemigway: "Nessun uomo è un'Isola, intero in sè stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra. Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare, la Terra ne è diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una Magione amica o la tua stessa Casa. Ogni morte d'uomo mi diminuisce, perchè io partecipo all'Umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana: Essa suona per te.". Per cui non possiamo fregarcene del resto del mondo.

In Europa insieme a Spagna e Grecia e forse Portogallo siamo lo Stato più bisognoso di riformarsi e di essere controllato. Ciononostante ci comportiamo internazionalmente come se fossimo ai livelli di una grande Potenza Economica e Politica. Mentre contiamo internazionalmente come il due di coppe quando regna bastoni. Gli stessi bastoni che hanno usato contro di noi quando l’esimio Cavaliere si mise a sfottere Obama dimenticando che gli Stati Uniti ci hanno sempre considerato una loro specie di colonia, un Paese a cavallo fra il Terzo Mondo ed un’Europa che ormai non li riconosce più come Nazione-guida dell’Occidente, e prese in giro quella Germania che continua a vederci come un alleato scomodo e costoso.

Perché è pur vero che la Germania ha perduto rovinosamente l’ultima Guerra Mondiale, ma oggi come oggi si è rifatta ed ha stravinto in tutti i campi in cui America e Inghilterra eccellevano e grazie a cui la sconfissero. Banche, industrie automobilistiche, trasporti eccetera eccetera eccetera. Ora se è pur vero che le Nazioni che dalla Germania sono state surclassate, quali Francia, Spagna, Gran Bretagna; esse hanno insite in sé risorse politiche ed economiche che a noi mancano, per Francia e Spagna quei contatti con le ex colonie che bene o male possono fungere da cassa di compensazione e spinta o il Commonwealth Britannico che ha surrogato alla perdita dell’Impero. Mentre Francia e Spagna sono stati paesi colonizzatori vessatori, soprattutto la Spagna che ha usato le colonie americane e asiatiche come base di sfruttamento e basta, la "perfida (ma furba) Albione" non ha mai dimenticato il suo animo mercantile, ed essendo diventata fra il 1400 ed la prima metà del 1990 un Paese di industria di trasformazione ha teso a colonizzare paesi che potessero fornirle materie prime da trasformare in beni di consumo da commercializzare. Detenendo il carbone necessitavano di metalli da lavorare, rame, oro, argento e ferro che prelevavano in Africa; Petrolio in Medio Oriente (Kuwait e Iraq e poi l’Iran degli Scià); lana e cotone da trasformare in prodotti finiti (Australia, Nuova Zelanda ed Egitto) e poi diamanti, il the (a Nation made on the – Una Nazione fatta sul the) e oppio da usare e commercializzare prescindendo dalla moralità (vendevano oppio alla Cina che lo pagava in argento che poi gli Inglesi usavano per comprare dai mercanti cinesi seta e the, finchè non rubarono per coltivarlo in Indiai, paraventi vero?). Nella seconda metà del ‘900 gli Inglesi capirono la necessità di tenere vincolate a sé le Colonie e liberarle dal giogo coloniale (….) per fini commerciali e "mollarono" il colonialismo a favore del "bene comune" (chè questo significa Commonwealth).

Noi? Ci eravamo buttati su Libia e Corno d’Africa per risolvere i problemi interni di sovrappopolazione. In Corno d’Africa poco abbiamo potuto fare (del resto né Francia né Inghilterra che pur furono colonialiste fameliche avevano voluto averci a che fare) mentre in Libia abbiamo piantato frutteti nel deserto e mancato di trovare il Petrolio. Roba da farsi benedire in tutti i santuari conosciuti d’Europa!

Senza risorse coloniali a cui ricorrere siamo rimasti a dover usare la nostra arte dell’arrangiarsi per stare al passo con il resto del mondo trascurando tre settori in cui potevamo, potremmo ed avremmo potuto eccellere ed arricchirci: Turismo, Creatività e cucina.

Ogni Nazione al mondo sa ed ha saputo sfruttare le proprie potenzialità naturali. L’Inghilterra essere un’isola, la Spagna la ricchezza del Nuovo Mondo, gli Stati Uniti le ricchezze naturali e l’estro degli immigrati (affamati e frustrati a casa loro, liberi di sfogarsi e rifarsi nel Nuovo Mondo) l’Olanda ha addirittura strappato terra al mare per crescere e via così. Noi no. Abbiamo provato ad eccellere come costruttori di auto ed abbiamo creato (grazie all’IRI ed agli aiuti statali) un gigante dalle gambe di argilla come la FIAT che ha sì assorbito tutte le altre case automobilistiche italiane, ma ha dovuto per non morire uscire dall’Italia ed andare fuori per resistere a Francesi e Tedeschi. Ed è proprio il fallimento della FIAT-Italia la pietra di paragone del fallimento italiano.

Noi, da Italiani stufi di esserlo come siamo, siamo ormai convinti che due siano state le cause che hanno portato il Paese in cui siamo nati e dove siamo stati educati (ma non cresciuti del tutto) al tracollo che vediamo possibile.

La prima Tangentopoli, la seconda il non aver saputo sfruttare i tre beni, le tre risorse che abbiamo sempre avute, ripetiamole: Turismo, Creatività e Cucina.

Tangentopoli ha distrutto un sistema-Italia che faceva della corruttela l’arte di governo, da biasimare forse, ma siccome chi si ingrassava con la corruzione reinvestiva una gran parte dei suoi incassi generando lavoro per chi gli era d’intorno questo sistema all’italiana lasciava vivere (e bene) un po’ tutti. Facciamo un esempio che valga per tutti: un nostro conoscente gestiva una società di produzione e montaggio cinetelevisivo con la RAI come principale cliente, ovviamente tali preferenze erano dovute ad un’attenta elargizione di "mazzette" al momento dell’incarico, ma tale corruttela consentiva di far lavorare 4/5 troupes da 4 persone cadauna in giro per il mondo e studi in Italia con un indotto lavorativo che consentiva a più di 160 famiglie di vivere più che decentemente; uno "spaccato" di come l’Italia sopravviveva, agiatamente. Lo scandalo Tangentopoli segnò la fine di questo "sistema" per cui ora il nostro contatto sopravvive a mala pena fra debiti, interessi bancari e miserie e la RAI se la sogna la notte.

Questo ha fatto Tangentopoli: ha fermato una corruzione diffusa a livello nazionale, illegale, anomala ed indegna quanto si vuole, ma che aveva formato un sistema di vita che a tutti conveniva, lo ha seccato e denunciato portando all’accantonamento di una intera classe politica, già fortemente inficiata dal crollo del Comunismo di stampo Sovietico e quindi priva di quei nemici istituzionali che avevano cementato bene o male le Nazioni dell’Europa Occidentale, ma che sapeva gestire politicamente (nel bene e nel male) il sistema –Italia, senza però crearne una nuova, anzi! Chi riempì il vuoto dei democristiani, dei liberali dei socialdemocratici, dei missini e dei socialisti messi a riposo (chi in prigione, chi "suicidato", chi pensionato) non ne aveva né la capacità cognitiva del sistema politico Italia né i retroscena istituzionali di esperienza (che venivano dalla Resistenza e dalle esperienze della Costituente), ma era saltato sul carrozzone della politica italiana o per far quella carriera che la intellighenzia esautorata non gli aveva consentito o per difendere delle sue posizioni che sapeva giudiziariamente esposte. Per dirla in senso stringato se ne fregavano dell’Italia (che gli "altri" avevano costruito e creato) e pensavano solo al proprio tornaconto.

Prova ne fu quando Forza Italia e i suoi alleati vinsero le prime politiche post-Tangentopoli, non consentirono un’equa ridistribuzioni delle cariche istituzionali non strettamente governative (Presidenza Senato e Camera eccetera), ma se le presero senza tanti complimenti, ecchissenefrega di chi ha perso.

Il tutto per di più tralasciando, in nome di Sua Emittenza delle sue reti, delle sue pubblicità e delle sue aziende, le tre perle economiche che avevamo e che ancora in parte conserviamo: Il Turismo (con monumenti, storia e posti che il mondo ci invidia perché non potrà mai averne di eguali), la Creatività (maestri imbattibili di buon gusto e fashion come Bulgari, Pininfarina, Valentino, la Ferrari, Dolce e Gabbana e potremmo continuare a scrivere nomi per ore), la Cucina (Pizza, Pasta, Chianti, Brunello di Montalcino e via degustando sono nomi che significano Italia DOVUNQUE nel mondo!!).

Ora il Turismo lo stiamo sputtanando senza pietà rovinando con trascuratezza i siti turistici e naturali, perdendoli e svendendoli talora a stranieri, trattando i turisti come vacche da spremere senza pietà. Ci vien da pensare che se Roma, Venezia e Firenze fossero in uno Stato degli Stati Uniti questo sarebbe più ricco della California e del Nevada messi assieme, non sarebbero trascurate ma luccicherebbero nel mondo come pietre miliari da scoprire e vedere, altro che trascurate e rovinate come sono ora. Le case di fashion, di moda e di design più famose ora sono in mano a Francesi e Tedeschi. Marchi come Bulgari e Valentino sono in mani straniere, mentre con tasse e scemate siamo riusciti a far imbufalire personaggi come Dolce e Gabbana che sicuramente lasceranno l’Italia.
Non parliamo poi di settori dell’alimentare come la Perugina svenduti all’estero, mentre per ora resistono i vini e il mercato afferente alla vinicoltura che sta dando dei numeri alle bollicine francesi, ma che, senza l’appoggio dello Stato Italiano potrebbe cadere in mano estere come se niente fosse. E spesso idee e invenzioni targate Italia diventano ricchezza di altri perché il nostro Paese non ha una classe di politici capace di difenderle ed ecco che i cervelli vanno in fuga, perché il talento non ha amor patrio, ma va dove gira il soldo.

Parlando con imprenditori italiani negli ultimi tempi, che operano da anni nel settore alimentare all’estero (California, Francia, Oriente) tutti lamentano la assoluta mancanza di un appoggio vero e fattivo da parte delle Istituzioni della Madre Patria, laddove per esempio lo Stato Francese fa sentire tutto il suo peso in sostegno della propria imprenditoria e riesce a scavalcare i nostri "orfanelli".

È inutile ci riempiamo la bocca di Unità d’Italia (e in Parlamento siedono forze politiche che fanno della secessione il loro cavallo di battaglia), di Risorgimento (quando tale non fu, ma una guerra di annessione del Regno di Savoia condotta a più riprese e mai da solo, sempre con aiuti esterni al Regno, Napoleone III, Garibaldi, la Germania di Bismark), portandoci a esser considerati la (sola) Nazione al mondo che non ha mai finito una guerra dalla parte dove la aveva iniziata.

Verrebbe quasi voglia di riesumare i vari Robespierre e Danton e le loro Ghigliottine. Avventarli per far tacere chi, con una faccia di bronzo degna di mille campane, si candida a posti che non merita, per far smettere chi non vuol mollare la poltrona dove siede, che non sa accettare una condanna dopo tre gradi di giudizio secondo una Costituzione a cui ha giurato fedeltà ed obbedienza. Ah!! Robespierre dove sei con il tuo ghigliottinante Comitato di Salute Pubblica? Perché non torni fra noi?

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