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Nuova Stretta Sulla Procreazione Assistita


16 novembre 2011 ore 14:28   di Apologeta  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 443 persone  -  Visualizzazioni: 745

O meglio: pura semplice applicazione della Legge. Pare che lo dimentichino, infatti, la stampa e tutte le associazioni e personalità varie che recentemente stanno criticando le nuove linee-guida in fase di emanazione dal governo riguardo alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).
Ma qual è il motivo di tanto scandalo? Attualmente sono ancora al vaglio del Consiglio Superiore della Sanità, ma le notizie trapelate riguardo alle nuove linee-guida riportano infatti che il Ministero della Salute abbia voluto restringere le possibilità di accesso alla PMA. In particolare creerebbe scandalo il divieto di ricorrere alla PMA per le coppie con rischio di trasmissione di malattie genetiche.

Difatti negli ultimi anni si è sviluppata l'usanza secondo cui molte coppie non sterili in cui vi sia il rischio di trasmettere malattie genetiche ai figli ricorrano alla PMA ed alla diagnosi pre-impianto per poter avere figli sani. Anche se, forse, "poter avere figli sani" è una formula estremamentre riduttiva per esprimere ciò che avviene per poter giungere a tale risultato. Bisogna quindi spiegare, se pure in sintesi, come funziona la procedura utilizzata per la procreazione di figli esenti da malattie genetiche.
La prima parte della procedura è identica a quelle utilizzate per le coppie infertili.
Anzitutto la donna viene sottoposta ad una terapia ormonale generalmente poco piacevole affinché i suoi ovari espellano contemporaneamente un numero di cellule-uovo maggiore del solito (ogni ovario espelle un ovulo ogni due cicli, mediamente 56 giorni). Tali cellule-uovo vengono raccolte e conservate per essere utilizzate ai fini della fecondazione. Successivamente vengono prelevati i gameti maschili, procedimento più facile e decisamente meno spiacevole. Prima di procedere all'unione dei gameti, questi vengono analizzati sommariamente sulla base di alcune caratteristiche rilevabili "ad occhio" (principalmente conformazione e motilità). Infine si procede alla fecondazione vera e propria: il nucleo del gamete maschile prescelto viene inserito coattamente nel gamete femminile, dando origine al processo di fusione dei codici genetici portati da entrambi che darà origine all'embrione.
Già qui ci sarebbe qualcosa su cui si potrebbe obiettare. Difatti l'introduzione forzata (tramite iniezione) del nucleo maschile prescelto nella cellula-uovo è qualcosa che viola uno dei principi fondamentali della natura e dell'evoluzione: quello del più forte che si riproduce a scapito dei più deboli. Non vi si veda un principio "machista" o "violento", è la natura delle cose. Durante una fecondazione naturale il maschio emette milioni di gameti che devono anzi tutto trovare e raggiungere quell'unico femminile, secondariamente fecondarlo. E solo uno può farcela. Ma non è una corsa sportiva, non vince il primo che arriva. Al contrario quando gli spermatozoi incontrano l'uovo cominciano ad emettere una sostanza in grado di indebolire la membrana cellulare di tale uovo, contemporaneamente provando tutti a fenderla per insinuarsi nel suo interno. Quando il primo riesce a penetrare esso perde la caratteristica coda e viene letteralmente risucchiato incontro al nucleo dell'uovo per unire i materiali genetici. Allo stesso tempo, per evitare che più gameti maschili entrino in quello femminile, la cellula-uovo rafforza la resistenza della sua membrana. Tutti quelli che sono rimasti fuori non hanno altro destino che non morire.
Tralasciando questo dettaglio bisogna arrivare al punto cruciale di questa miracolosa riproduzione artificiosa che porta solo figli sani. Abbiamo detto che i gameti vengono selezionati in base a criteri che possiamo definire "estetici", senza dunque conoscere il contenuto del loro materiale genetico. Difatti un'esame sul DNA dei gameti comporterebbe sì la conoscenza di eventuali malattie gentiche trasmesse, ma il gamete per essere analizzato deve essere distrutto, sano o malato che sia.
Si procede quindi con la fecondazione di più uova e la "creazione" di più embrioni. Gli embrioni generati, in base a quanto detto, possono quindi essere sia sani che malati, sicché occorre analizzarli. A tal fine si ricorre ad una analisi pre-impianto, che consiste nel lasciar sviluppare (ovviamente sempre fuori dal corpo della donna) gli embrioni fino a che non abbiano raggiunto un numero di cellule tali, generalmente almeno otto, per poterne prelevare una ed analizzarne il contenuto genetico. Questo esame non è generalmente pericoloso per l'embrione, il pericolo per questo embrione è rappresentato solo dall'esito dell'esame.
A seguito di questo esame di tutti gli embrioni prodotti è possibile sapere quali sono sani e quali sono malati. Qui avviene il "miracolo": gli embrioni malati vengono "scartati". Date a questo ultimo termine il significato che più vi piace, noi ci curiamo di ricordare che si tratta della soppressione di individui creati ad arte col fine di eliminarli. Volete chiamarla procedura piuttosto che omicidio? Chiamatela come vi pare, i fatti non cambiano.
Scartati gli embrioni malati rimane dunque un certo numero di embrioni sani a cui si dovrà pur trovare una sistemazione. Alcuni di essi quindi, hanno il privilegio di venir posti dove avrebbero sempre dovuto essere, ovvero vengono impiantati nella mucosa uterina della donna da cui sono state prelevate le uova. Generalmente se ne impiantano uno o due, talvolta tre. L'impianto di più embrioni si rende necessario a causa della riuscita insicura di tutta l'operazione. Se quindi uno dovesse morire prematuramente c'è l'altro (o gli altri) di riserva, come la ruota che tenete sotto il portabagagli delle vostre auto.
Se almeno uno degli embrioni impiantati ha la fortuna di arrivare alla fine della gestazione e di poter nascere - ci domandiamo in questo momento se si possa parlare propriamente di "nascita": in fondo è solo tornato là dove è stato concepito - potrebbe esserci il problema di eventuali altri embrioni sani che ormai non servono più a nulla. Che farne? Se quelli malati finiscono nel cestino, quelli sani in sovrannumero finiscono nel congelatore. E' sorprendente quanto talvolta le strutture ospedaliere assomiglino alle nostre cucine o, in in alcuni casi, alle botteghe di macellaio.


Quella sopra descritta è la procedura usata in Italia per far nascere figli sani da coppie a richio. Ed è assolutamente illegale, contaria cioè alle leggi dello Stato, sebbene praticata con tranquillità nella moltitudine degli ospedali italiani.
Ciò che la rende illegale è proprio il motivo per cui le coppie a rischio si rivolgono alla PMA: la selezione degli embrioni. Recita infatti la legge 40/2004 che regola la PMA:
"La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative." (secondo comma art. 13)
Ed ancora:
"Sono, comunque, vietati: (omissis); b) ogni forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell’embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche, ad eccezione degli interventi aventi finalità diagnostiche e terapeutiche, di cui al comma 2 del presente articolo; (omissis)" (terzo comma art. 13)
Ovvero la diagnosi pre-impianto è consentita solo al fine di tutelare la salute dell'embrione, non di decidere se tenerlo o eliminarlo.
Contro tale norma più volte si sono espressi i giudici con sentenze "stravaganti", ed è sulla base di queste che oggi si perpetua una così vasta e capillare opera di illegalità. Ma purtroppo questa non è che la manifestazione della confusione dei poteri che stiamo vivendo, in cui chi ha il potere esclusivo di far applicare le leggi vuole, usando la giurisprudenza, modificare in base alle proprie convinzioni personali ed ideologiche le leggi che come detto deve solo applicare. Ma la giurisprudenza è strumento che serve solo ad aiutare nell'interpretazione di norme poco chiare o nell'applicazione delle norme in situazioni particolari. Sul fatto che la legge non ammetta analisi finalizzate alla selezione degli embrioni ed alla eliminazione di quelli "sgraditi" non c'è da interpretare o da obiettare. E' così e basta.
L'unico organo di magistrati che può influire sulle norme è la Corte Costituzionale. Ma anche questa deve in fondo solo applicare la Legge suprema, la Costituzione.
E già la Corte Costituzionale si era espressa, modificando il contenuto della legge 40/2004. Eliminando il limite al numero di embrioni generabili per ogni tentativo di PMA, stabilito una volta nel massimo di tre, e dichiarando non obbligatorio l'impianto di tutti gli embrioni prodotti. Ma a parte questi due punti la struttura della legge rimane valida e deve essere applicata.
Inoltre non bisogna dimenticare che il ricorso alla PMA è consentito solo alle coppie sterili per cui non vi siano altre terapie efficaci, come recita molto chiaramente l'art. 1, secondo comma:
"Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità."
Perché stupirsi allora se il Ministero della Salute vuole che la legge sia applicata? Forse nel clima odierno, di pacifica disapplicazione della legge, deve scandalizzare chi vuole che le leggi tornino ad avere il loro valore?
Pieni di risentimento, gli oppositori alle linee-guida in emanazione hanno perfino tirato in ballo una concessione contenuta nelle linee-guida del 2008. Si tratta della possibilità di ricorrere alla PMA anche per le coppie non sterili in cui l'uomo sia malato di HIV/AIDS o altre malattie sessualmente trasmissibili. La ratio è semplice: bisogna considerarli come sterili in quanto il costo della procreazione naturale potrebbe essere la trasmissione alla donna della malattia di cui è affetto l'uomo. Dunque per tutelare la salute della donna è preferibile che ricorrano alla PMA.
Ma le due cose non stanno assolutamente sullo stesso piano: nel caso appena visto si tratta di una procedura finalizzata alla tutela della salute e che non comporta danno per nessuno, nel caso invece delle coppie con rischio di trasmissione di malattie genetiche si tratta di produrre un numero di embrioni in cui si sa già che alcuni, se non molti o tutti, andranno eliminati.

Il punto è che non si coglie uno degli scopi della legge 40/2004, ben espresso nel primo comma dell'art. 1: "Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito." Compreso il concepito. Ma come si può considerare garantito il diritto di chi si genera artificiosamente sapendo di doverlo eliminare?
Ci dispiace molto per le coppie a rischio di trasmissione di malattie genetiche, ma la Legge è Legge e lo Stato la deve applicare a garanzia di tutti, anche dei concepiti. Non crediamo che ucciderne dieci per crescerne uno sia un atto d'amore tale da poter gettare le basi di una Famiglia, né che possa essere il presupposto per superare la differenza tra prole e figli.
E, personalmente, non vediamo perché lo Stato debba farsi complice della lesione dei Diritti di alcuni, garantiti oltretutto dalla Legge, solo per assecondare i desideri di altri.

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