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I Nuovi Schiavi Fanno Sciopero


12 ottobre 2010 ore 11:10   di KungFuGirl  
Categoria Attualità e Gossip  -  Letto da 286 persone  -  Visualizzazioni: 472

Oggi non lavoro per meno di cinquanta euro! Era questa la scritta che campeggiava sui cartelli dei molti immigrati irregolari che hanno scioperato, alcuni giorni fa, in Campania. Uno sciopero per dire no allo sfruttamento, no al lavoro nero, no alla manovalanza sottocosto che ruba dignità agli immigrati e posti di lavoro agli italiani: chiedono un lavoro vero, un permesso di soggiorno, chiedono di lavorare in un Paese e di pagare le tasse di quel Paese. Chiedono dignità, umanità, giustizia e rispetto.

Ai tanti caporali che passavano dalle rotonde campane, in cerca di muratori, agricoltori, badanti pagati venti euro per una giornata lavorativa di dodici ore e più, i migranti rispondevano scuotendo la testa e mostrando il cartello: “Oggi non lavoro per meno di cinquanta euro!”. In molti dalle auto hanno gridato loro che così avrebbero fatto la fame, ma gli immigrati devono aver pensato che un giorno a stomaco vuoto era meglio di una vita senza prospettive. E certo non hanno scioperato a cuor leggero: un giorno senza soldi con, in più, la paura di essere acciuffato e cacciato dall'Italia, in quanto clandestino. Ma hanno scioperato.


Avessero fatto una cosa simile nel “ricco nord-est” chissà quante fabbrichette leghiste sarebbero state chiuse per un giorno! Perché proprio chi contro gli immigrati ha intessuto ragnatele di odio e xenofobia è poi ben felice di poter avere Mohamed che, per settecento euro al mese esentasse, ti lavora anche il sabato e la domenica o Irina, che a trenta euro al giorno più un pranzo ti cura la nonna con l’Alzheimer e non fa niente se parla poco l’italiano, chè tanto la vecchia sa solo il dialetto.

I Nuovi Schiavi Fanno Sciopero

I clandestini fanno comodo. A chi li sfrutta, prima, facendosi pagare a peso d’oro un passaggio verso l’Italia. A chi li sfrutta, poi, come schiavi low cost per produrre “made in Italy” da vendere poi a cifre stratosferiche. La scelta è questa: o chiudo la fabbrica, licenzio tutti ed apro in Romania, oppure mi porto la Romania qui, a lavorare in nero, fianco a fianco degli italiani di cui ancora non sono riuscito a sbarazzarmi. Ma gli schiavi del 2010 non ci stanno più; come i loro predecessori deportati negli Stati Uniti ora chiedono dignità ed uguaglianza. Dalla Campania è partito un messaggio, vediamo se le altre Regioni lo amplificheranno.

I Nuovi Schiavi Fanno Sciopero
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